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18 Febbraio, 2024

ADOPTeens: adolescenti adottati

Il sostegno preventivo-promozionale dell’adolescenza adottiva e del benessere familiare
ItaliaAdozioni
insieme a favore di una migliore cultura dell'Adozione e dell'Affido

L’ingresso nell’adolescenza dei figli adottivi (e non) inizia con la preadolescenza

Il preadolescente (10-14 anni) inizia a strutturarsi quando si innescano una serie di processi maturativi che interessano lo sviluppo cognitivo, fisico e psico-emotivo. Da un lato, permane ancora la dipendenza e il rispecchiamento con i genitori, dall’altro iniziano ad emergere istanze psicologiche di differenziazione dai genitori stessi e di individuazione. 

Il processo di individuazione avviene attraverso la ricerca di autonomia e l’esplorazione proiettata all’esterno del nucleo familiare, soprattutto verso i coetanei, ma anche altre figure adulte di riferimento. 

Questo processo che proseguirà più marcatamente durante l’adolescenza favorirà l’integrazione di modelli precedentemente appresi con quelli maturati sulla base esperienziale e permetterà via via la strutturazione di un nuovo modello identitario personale.

Se ciò vale per tutti i figli preadolescenti, per quelli adottivi occorre essere consapevoli di alcune specificità.

Specificità dell’adozione nella preadolescenza

Nel periodo prepuberale e puberale, momento di forte insicurezza per i cambiamenti fisici, vi è la ricerca del riconoscimento, generalmente con la figura materna per le femmine e con la figura paterna per i maschi. Presumere quale sarà il proprio sviluppo fisico è in una certa misura rassicurante. Ma tale aspetto identitario è un tassello che può presentare aspetti di criticità per i figli adottivi e che può essere anche più complicato nel caso delle adozioni internazionali, in quanto sottolineato da una differenza somatica visibile.  

Se essere “visti” è fondamentale per l’adolescente, per sentirsi ascoltati, compresi ed accettati, essere troppo visibili per una caratteristica che si connota con i tratti della “diversità”, invece, può essere fonte di vergogna, svalutazione, scarsa autostima, sentimenti di inferiorità o solitudine e portare alla negazione delle origini o a fantasticazioni.

Il distacco e l’autonomia a cui i figli si affacciano nella preadolescenza, anticipatoria e funzionale all’esplorazione adolescenziale, può mettere in allarme i genitori adottivi che possono percepire lo sviluppo come prematuro, data la compressione temporale che caratterizza l’adozione. 

A questo proposito è utile tener conto che i genitori adottivi hanno, oggettivamente, un tempo inferiore per “godersi” l’infanzia del figlio, prima che questo tenda a fare le prime prove di volo, per poi essere pronto a lasciare il nido. Ciò può generare una richiesta implicita che il figlio tanto desiderato rimanga il bimbo adottato, innescando una infantilizzazione del figlio stesso, che non si sente “autorizzato” a procedere sulla linea di sviluppo propria dell’età. Quando questa condizione si protrae nel tempo può verificarsi, nella tarda adolescenza/prima età adulta, come un fulmine a ciel sereno, un repentino cambio di registro comportamentale, con agiti oppositivi dirompenti, auto o etero diretti.

D’altro canto, il figlio adottivo può avere una tendenza regressiva infantile, che in una certa misura può connotarsi come riparativa di un’infanzia carente/negata. In questo genere di situazioni, ai genitori adottivi è richiesto di accogliere e soddisfare alcuni bisogni di dipendenza e, allo stesso tempo, di rassicurare il figlio, incentivandolo a intraprendere l’avanzamento sulle traiettorie evolutive di maturazione.

Inoltre, per i figli adottivi, che hanno vissuto esperienze pregresse dove l’affettività è stata esperita come carente, dannosa e/o pericolosa, questa diviene un tema quanto più delicato in questa fase evolutiva. 

Se l’adozione può essere, in una certa misura compensativa rispetto a tali carenze, spesso non è riparativa delle risultanze del trauma che il figlio può aver subito nella carenza di cure primarie o rispetto all’abbandono

All’affettività è connessa, anche, la sessualità, emergente nella fase prepuberale, che può inconsapevolmente/reattivamente diventare un mediatore tra sé e l’altro. I preadolescenti adottivi possono “strumentalizzare” la sessualità, per stringere relazioni e/o mantenerle ancorate a sé oppure confondere l’attenzione sessualizzata ricevuta con l’autentica affettività. Privilegiare il canale fisico, essendo più immediato e meno “pericoloso” per la propria integrità psico emotiva, rispetto a quello affettivo, rischia di generare forti ripercussioni, su uno sviluppo funzionale e sano dell’affettività, e, quindi, sugli stati psicoemotivi e sulle dinamiche relazionali.

I temi del sostegno preventivo-promozionale delle famiglie adottive

Nodo cruciale per i figli adottivi per maturare un senso identitario strutturato e per arginare il rischio del disagio e del senso di disistima in relazione alla provenienza da realtà difficili, esperienza di abbandono e differenza somatica, è il tema della doppia appartenenza. Questa si consolida, da una parte, con il riconoscimento e rivalutazione delle connotazioni, anche fisiche, che ne testimoniano l’appartenenza al proprio paese di origine.  Dall’altra è fondamentale che i figli adottivi interiorizzino, che le proprie vicende infantili, non tolgono nulla al proprio valore intrinseco, in quanto non ne sono loro i responsabili. 

È, perciò, funzionale la rielaborazione della propria storia personale passata (narrata e/o ricordata e non negata!), integrandola con quella presente, piuttosto che scindere il proprio vissuto in “due vite”, che rischia di generare una dissociazione in due Sé.

La rielaborazione dei traumi, il consolidamento del senso di appartenenza, il riconoscimento reciproco come famiglia, la comunicazione aperta e la condivisione delle proprie fragilità, da parte dei figli e dei genitori adottivi, inoltre, danno loro modo di trasformare il percorso adottivo, da un racconto dai tratti “magici” o taciuti, in una narrazione reale dei vissuti, delle scelte, delle emozioni e delle aspettative, ma anche delle difficoltà e delle sofferenze esperite da tutti i protagonisti. Ciò consente di conoscere e comprendere, reciprocamente, le risorse e i limiti, di ognuno, a partire dalle quali è possibile riscrivere una narrazione familiare condivisa, un “porto sicuro” dal quale salpare per esplorare il mondo sia insieme come famiglia, che nella propria individualità, ma nel quale poter fare ritorno nei momenti di necessità, sia fisicamente che psicologicamente.

L’obiettivo principale è il benessere familiare

La possibilità di mettere in campo interventi a sostegno delle famiglie adottive a partire dalla preadolescenza del figlio, può facilitare il nucleo familiare e suoi componenti ad incrementare la consapevolezza intrapersonale, consolidare le relazioni interpersonali, affinare le capacità comunicative e apprendere strumenti utili alla gestione e alla risoluzione dei conflitti. Un approccio consapevole all’adolescenza adottiva, può far sì che questa non si trasformi, necessariamente in un periodo vissuto come drammatico o con epiloghi di funzionamento disadattivo e/o psicopatologico. 

Le evidenze di ricerca e della clinica testimoniano, in alcune situazioni, quadri di disagio cristallizzato negli adolescenti e nei giovani adulti adottati e di sofferenza delle loro famiglie. 

Il sostegno preventivo, durante la preadolescenza, quale periodo di intervento di cruciale valore, si può configurare come una soluzione proattiva per trasformare alcuni di quelli che generalmente sono individuati come “fattori di rischio” in “fattori protettivi” e per la promozione del benessere familiare.

Jessica Piancini

Psicologa e figlia adottiva.

Dottoranda presso l’Università Pontificia Salesiana.

Presso il Centro Psicopedagogico “Sales Psy”, Università Pontificia Salesiana di Roma, è attivo il progetto di ricerca e intervento Istruzioni di Volo”, aperto alle famiglie adottive con figli preadolescenti (10-14 anni). Il progetto sviluppa le tematiche sopra esposte ed è strutturato in 6 incontri, a cadenza quindicinale, in gruppi familiari e in sottogruppo figli-sottogruppo genitori, condotti da psicologici e psicoterapeuti. La finalità è preventivo-promozionale dell’adolescenza adottiva e del benessere familiare. 

La partecipazione è gratuita a titolo di ricerca. Per maggiori informazioni: Dott.ssa Jessica Piancini 3511794233 –  piancinij@gmail.com

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