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16 Giugno, 2024

ADOPTeens: Adozione e Adolescenza

Alcuni aspetti dello sviluppo e della relazione genitore-figlio, che possono rappresentare delle criticità negli adolescenti adottati
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Risignificare i “comportamenti problema” degli adolescenti adottati

Il riconoscimento

Riconoscersi in quei tratti che caratterizzano i propri genitori o fratelli/sorelle può essere difficile per i figli adottivi. Se, da una parte, può accadere che crescendo in stretta convivenza si assumano atteggiamenti e modalità espressive,che creino in qualche modo una somiglianza, ossia un rispecchiamento psichico, dall’altra, la differenza somatica rimane un dato di fatto.

Lo sviluppo puberale, che di per sé genera insicurezze negli adolescenti, può rendere più vulnerabile l’adolescente adottivo. L’impossibilità di un riconoscimento fisico, derivante dall’assenza del legame biologico, può divenire un fattore precipitante nella genesi di un senso di estraneazione e di disconoscimento di quel nucleo familiare con cui non si condividono tratti somatici. 

L’appartenenza 

Dalla divergenza tra i caratteri fisici, ma anche temperamentali, innati o acquisiti nelle esperienze infantili preadottive, può scaturire nell’adolescente una crisi sul senso di appartenenza al nucleo familiare adottivo e la percezione di sentirsi “fuori posto”.

L’adolescenza caratterizzata, per sua natura, da istanze di differenziazione, si regge allo stesso tempo sulla sicurezza del senso di appartenenza. Questa, però, può essere molto fragile nella vicenda adottiva. Un figlio o una figlia adottiva, può sentirsi molto confuso/a su quale sia il proprio Sé, soprattutto se non è supportato dalla conoscenza e dall’interiorizzazione delle proprie radici. Come ogni piantina, trapiantata altrove, necessita che se ne preservino le radici, affinché si innesti nel nuovo terreno, così, allo stesso modo, per i figli adottivi è fondamentale prendersi cura delle proprie di radici per potersi radicare in esso, traendo beneficio dalla sua linfa vitale. 

L’affettività e le relazioni

L’importanza di ripensare all’infanzia, alla propria storia e risignificare la relazione con i genitori biologici può essere funzionale per i figli adottivi per “discolpare” sé stessi dal senso di disvalore, dal dolore dell’abbandono e della sfiducia nelle relazioni affettive.

Conoscere la storia dei genitori adottivi, il percorso che li ha condotti alla scelta di adottare e condividere la loro vulnerabilità, sono temi che possono fungere da modellamento per il figlio adottivo per fronteggiare le difficoltà evolutive intrinseche ed estrinseche dell’adolescenza e della sua condizione di figlio/a adottivo/a. Inoltre, ciò apre la via alla comunicabilità anche su temi spesso temuti, come per esempio vicende del quale si è a conoscenza ma che il figlio magari per età non ricorda. Dato che, però, le vicende infantili preadottive possono aver sedimentato il seme dell’affezione negativa, “risanare” quell’oscurità può costituire un passaggio cruciale nella consapevolezza di sé per il figlio adottivo. 

Togliere dall’ombra il “non detto” e dare luce a quel “buco nero”, dal quale è difficile che possa emergere la fiducia negli altri, può essere per l’adolescente adottato un fattore protettivo che lo predisponga a legami relazionali funzionali sia all’interno del nucleo familiare che all’esterno con i pari.

Le aspettative

Queste riguardano due aspetti. Il primo è inerente alle aspettative sul figlio adottivo e su se stessi come genitori. Occorre essere consapevoli e realistici sulle caratteristiche, le attitudini, le risorse ed i limiti di entrambe le parti. Spesso accade che si pensi che da una “storia magica” evolva una “favola a lieto fine”. La realtà è che la vicenda adottiva è costituita da persone con tutta la loro umanità. Ciò comporterà alti e bassi, successi e fallimenti. Sovraccaricare, idealisticamente, con aspettative non attinenti al senso di realtà non farà altro che instillare senso di inadeguatezza, per ambo le parti, quando si incontreranno gli ostacoli e le difficoltà reali.

L’altro aspetto è correlato all’attesa che siccome i periodi precedenti all’adolescenza, infanzia e preadolescenza procedono in “quiete”, allora l’adolescenza non comporterà stravolgimenti. Può accadere così che i genitori adottivi dalla “fase della luna di miele” si trovino catapultati alla “fase di separazione” con elevata conflittualità, senza la percezione di un passaggio intermedio.

Comportamenti problema: “bomba a grappolo”

I cosiddetti “comportamenti problema” tipici degli adolescenti adottivi possono essere individuati spaziando in una forbice che va dalla chiusura, ritiro ed evitamento, fino a tendenze all’agire, impulsività e, talvolta, aggressività.

Assodato che l’adolescenza porti con sé una destabilizzazione emotiva, se addizionata alla riattivazione di dimensioni irrisolte e/o traumi dell’infanzia, può costituirsi come un grande fattore di rischio per le evoluzioni di quei comportamenti che appariranno ai genitori adottivi esplodere improvvisamente come una sorta di repentina reazione a catena.

Ripensando alle tematiche precedentemente esposte possiamo risignificare questi comportamenti.

Nello specifico, una forte fragilità nella dimensione dell’autostima può essere correlata non solo alle insicurezze dei cambiamenti fisici, tipiche adolescenziali, ma anche alla carenza del supporto del senso di appartenenza, che può generare una percezione di estraneità e inadeguatezza. 

La storia pregressa, inusuale rispetto alla maggioranza dei coetanei, può acuire il senso di vergogna e dell’essere diversi. La percezione della diversità, come disvalore, può indurre gli adolescenti adottivi all’evitamento del confronto con gli altri, amplificando così le difficoltà relazionali, da cui il seguente ritiro e isolamento.

Risignificare alcuni comportamenti può essere utile affinché si possa trarre beneficio anche dalle difficoltà.

Le espressioni comportamentali di chiusura, di evitamento, di ritiro e di conflittualità con condotte oppositive si correlano alle difficoltà comunicative, al parlare di sé e delle proprie emozioni. Dare parola alle emozioni è di per sé difficile, dare parola a emozioni che in pochi condividono per la straordinarietà della propria storia diventa un muro difficile da valicare. Queste dimensioni possono trovare una via di espressione attraverso gli agiti. La tendenza all’agito, già tipica dell’adolescente, che poco tollera la frustrazione e spinto dall’impellenza di molteplici istanze interne ed esterne, può amplificare quegli stati ansiosi che vengono scaricati attraverso l’azione. Può accadere, quindi, che le emozioni difficili da identificare ed esprimere a parole/nominalizzare, vengano tradotte in azione, attraverso conflittualità aperta, condotte oppositive, agiti aggressivi verbali e/o fisici, auto e/o etero diretti e allontanamenti da casa. 

Al di là degli specifici comportamenti assunti dai figli adottivi in adolescenza, spesso, emerge come il cambiamento comportamentale sia percepito dai genitori adottivi come dirompente ed improvviso. Tuttavia, la loro genesi è frequentemente rintracciabile nei passaggi evolutivi antecedenti che, se rimasti irrisolti, possono rendere la transizione adolescenziale non solo critica, ma un vero e proprio fattore di rischio circa il benessere psico emotivo dei figli adottivi.

Occorre sottolineare, però, che tali passaggi non procedono per step singoli e successivi, ma lungo una evoluzione di maturazione integrata di diverse dimensioni. La loro rielaborazione, anche se successiva, può, addirittura, mutarle in risorse, quindi come fattori protettivi. 

Non occorre, perciò, demonizzare l’adolescenza come periodo nefasto e drammatico, ma, piuttosto, come un momento di “crisis”, ossia di bivio, di scelta in un’ottica di rivalutazione.

In merito a ciò, un periodo di sviluppo fondamentale è rappresentato dalla preadolescenza, che ha in germe l’adolescenza, ma con una minore portata di disquilibrio emotivo e cognitivo. Fattore questo che può rendere tale fase una preziosa occasione per riconsiderare i momenti evolutivi precedenti che necessitano di un supporto, così da alleggerire il carico emotivo e cognitivo per i figli adottivi durante la loro adolescenza.

Dott.ssa Jessica Piancini

Psicologa e figlia adottiva

1 commento

  1. mauro

    Buongiorno, bellissimo articolo, con termini professionali, difficili da comprendere al genitore qualunque, o meglio chi non ha dimestichezza con la psicologia. Dovendo arrivare a tutti, sarebbe meglio scendere ad un linguaggio più popolare, affinché raggiunga la maggior parte delle persone, magari con esempi, con lo scopo di apire uno spunto di riflessione nella propria mente.
    Cordialità Mauro Ferraro

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