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08 Giugno, 2025

Adozione, affido e futuri sposi

Raccontare di altre forme di genitorialità ai futuri sposi durante i corsi in preparazione al matrimonio.
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insieme a favore di una migliore cultura dell'Adozione e dell'Affido

I matrimoni civili e religiosi sono in calo*. Le coppie che decidono di sposarsi in molti casi sono “avanti negli anni”, spesso convivono da tempo e alcune hanno già figli.

Per quelle che scelgono di sposarsi in Chiesa, le parrocchie organizzano un percorso in preparazione al sacramento del matrimonio. In questi ultimi anni alcuni parroci hanno ampliato le tematiche che possono riguardare il futuro della coppia, introducendo per i nubendi una serata sull’adozione e l’affido, contribuendo così sia a diffondere la cultura dell’accoglienza, sia a esplorare possibilità forse impensate per alcune famiglie.

In questo articolo riportiamo la testimonianza di Felicia e Michele, una coppia di genitori adottivi, che condivide con i fidanzati la propria storia familiare, e l’esperienza dello sportello Anania della Diocesi di Milano.

1. Perchè parlare di adozione e affido nei corsi in preparazione al matrimonio?

Parlare di adozione e affido ai futuri sposi significa presentare  altre possibili forme di generatività e genitorialità oltre a quella biologica. 

Le coppie che frequentano i corsi hanno poca o nulla conoscenza dell’adozione e dell’affido; come la maggior parte delle persone hanno informazioni, di solito piuttosto sommarie, solo sulle difficoltà legate all’accoglienza di un figlio adottato o affidato e spesso non viene sottolineato il valore aggiunto e la bellezza della genitorialità sociale.

I fidanzati solitamente non conoscono tutte le possibili forme di accoglienza e pensano che scelte di questo tipo siano riservate a coppie con competenze speciali. Ovviamente non tutti sono chiamati a questo tipo di genitorialità, ma la possibilità di conoscere e approfondire è un primo passo per fare cultura dell’accoglienza e magari aprire a nuovi orizzonti impensati.

2. L’esperienza di una “coppia guida”

Siamo una coppia, Felicia e Michele, coniugata da circa trent’anni; ci siamo sposati in Chiesa con matrimonio concordatario. Il nostro percorso di  preparazione al sacramento è stato breve ma intenso. 

Avevamo un amico sacerdote che aveva piacere di farci partecipare nella sua parrocchia e così seguimmo il suo corso della durata di una settimana. Ogni appuntamento prevedeva un incontro con un rappresentante del mondo religioso o civile; si sono susseguiti il parroco, un avvocato, un  medico, una coppia di sposi etc. per trattare le varie tematiche legate a questa scelta importante della propria vita. In realtà nelle altre parrocchie il corso era organizzato nello stesso modo, ma diluito in un incontro settimanale oppure mensile e dunque per un lasso di tempo maggiore.

Dopo alcuni anni dalle nostre nozze, siamo diventati genitori adottivi e ci è stato chiesto di raccontare la nostra testimonianza e quindi un’altra forma di  genitorialità ai futuri sposi. L’essere diventati genitori adottivi , in qualche modo, ci ha dato la consapevolezza di essere stati “chiamati “ anche a far conoscere e a divulgare la cultura dell’adozione. Le giovani coppie che si affacciano alla vita matrimoniale, spesso, non sono molto interessate al mondo adottivo, immagino che vedano questa scelta troppo impegnativa o forse ancora lontana dai loro pensieri.

Noi cerchiamo di dare testimonianza di famiglia “concreta”, con momenti di criticità e momenti di gioia.

Adesso i corsi prematrimoniali per la preparazione al sacramento del matrimonio sono organizzati ancora sulla falsariga di quello seguito da noi vari anni fa. Nella nostra attuale parrocchia, il percorso è organizzato in modo leggermente diverso: i fidanzati partecipano agli incontri settimanali del gruppo famiglia di Azione Cattolica, dove vengono trattati tanti temi, dal religioso al laico, con la partecipazione e soprattutto con il loro contributo e la testimonianza di molte persone, in questo lasso di tempo siamo invitati anche noi a raccontare la nostra storia genitoriale. 

Il corso inizia ad ottobre e termina a maggio, poi il parroco si riserva di incontrare i nubendi per incontri più mirati alla preparazione del sacramento del matrimonio. Per noi è sempre un’emozione rivivere le nostre adozioni e le strade che hanno creato la nostra famiglia.

3. Che cosa è Anania?

Anania è uno sportello della diocesi di Milano nato in collaborazione con la Pastorale Familiare per la sensibilizzazione, l’orientamento e la promozione dell’accoglienza nelle sue svariate forme con particolare riferimento all’affido e all’adozione.

L’azione dello sportello, oltre all’ascolto e all’orientamento delle persone si concretizza anche in incontri, eventi, convegni  svolti sul territorio dell’intera diocesi. Il ruolo degli operatori di Anania è proprio quello di accompagnare le persone a confrontarsi con la  dimensione più reale e concreta delle scelte di accoglienza sottolineando sia le difficoltà, ma al tempo stesso gli elementi di positività e bellezza .

Allo sportello si rivolgono coppie e/o single che hanno desiderio di conoscere e approfondire le tematiche dell’affido e dell’adozione.  

*Nel 2023 sono stati celebrati in Italia 184.207 matrimoni, il 2,6% in meno rispetto al 2022. I matrimoni religiosi presentano un calo consistente rispetto all’anno precedente (- 8,2%), accentuando una tendenza già in atto da tempo. Nei primi 8 mesi del 2024 i dati provvisori indicano una nuova diminuzione dei matrimoni (- 6,7%) rispetto allo stesso periodo del 2023 (Istat 26/11/2024).

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