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15 Giugno, 2025

Adozione e disabilità

Adozione e disabilità: sfide, supporti e opportunità per le famiglie che scelgono di accogliere bambini con bisogni speciali.
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Adottare un bambino disabile

Negli ultimi decenni, l’adozione è passata da un focus sul trovare bambini per i genitori a un approccio che mette al centro il benessere del bambino, cercando genitori adatti per loro. Questo cambiamento ha portato alla creazione di movimenti e gruppi di supporto per le adozioni di bambini con bisogni speciali (SN), che includono anche i bambini con disabilità. Le famiglie adottive che decidono di adottare un bambino con disabilità spesso si trovano ad affrontare numerose sfide, sia durante il processo di adozione che nella vita quotidiana.

Uno studio Neo Zelandese intitolato “Adoption of children with disability” esplora queste sfide e sottolinea l’importanza di fornire supporto specifico per garantire il benessere dei bambini e delle loro famiglie.

Le difficoltà delle famiglie adottive

Le famiglie che decidono di adottare bambini con disabilità riferiscono spesso mancanza di servizi di preparazione adeguati, carenza di supporto post-adozione e/o specifico per la disabilità e scarsa assistenza educativa. Molti bambini con disabilità adottati presentano problemi emotivi, fisici, sensoriali o mentali significativi, che richiedono un sostegno continuo e specializzato.

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Nel contesto delle adozioni, soprattutto internazionali, il termine “special needs” (SN) si riferisce a bambini che, per varie ragioni, hanno più difficoltà a trovare una famiglia adottiva. Ecco le principali categorie:

1. Bambini con disabilità fisiche o mentali: Questa categoria include bambini con disabilità congenite o acquisite, che possono variare da condizioni fisiche visibili a disturbi dello sviluppo o patologie croniche. Ad esempio, un bambino con una malattia cardiaca o con sindrome di Down rientra in questa classificazione.

2. Bambini con bisogni di salute speciali: Si tratta di bambini che necessitano di cure mediche particolari o interventi chirurgici. Potrebbero avere condizioni correggibili o gestibili con le giuste terapie, ma che nel loro paese d’origine non ricevono le cure adeguate.

3. Bambini di età avanzata: Solitamente si fa riferimento ai bambini sopra i 7 anni. Più l’età avanza, più diventa difficile trovare una famiglia disposta ad adottarli. Eppure, questi bambini hanno ancora tanto amore da dare e ricevere.

4. Fratrie (gruppi di fratelli e sorelle): Quando si tratta di adottare fratelli insieme, le sfide aumentano, ma anche le gioie. Separare i fratelli può essere traumatico, quindi si cerca di mantenerli uniti, ma questo richiede famiglie pronte ad accogliere più di un bambino.

5. Bambini con storie di traumi o abusi: Questi bambini hanno vissuto esperienze difficili che possono aver lasciato cicatrici emotive. Hanno bisogno di un ambiente familiare stabile e amorevole per poter guarire e crescere serenamente.

6. Bambini provenienti da minoranze etniche o culturali: A volte, i pregiudizi o le differenze culturali rendono più complicata l’adozione di questi bambini, nonostante il loro bisogno di una famiglia.

La necessità di una preparazione adeguata

La preparazione delle famiglie adottive è fondamentale per garantire il successo dell’adozione. I programmi di preparazione devono fornire informazioni dettagliate sul passato del bambino (nelle adozioni internazionali, frequentemente le cartelle cliniche dei bambini sono carenti di informazioni), le diagnosi e le capacità, le risorse disponibili e le strategie di genitorialità e coping (Il concetto di coping – traducibile letteralmente dall’inglese con “far fronte”, “fronteggiare”, “tenere testa” – è impiegato in psicologia per indicare una serie di comportamenti messi in atto dagli individui per cercare di tenere sotto controllo, affrontare e/o minimizzare conflitti e situazioni o eventi stressanti). Tuttavia, alcuni programmi di preparazione enfatizzano eccessivamente gli aspetti negativi dell’adozione di bambini con bisogni speciali, generando paure e insicurezze nei futuri genitori adottivi.

Il supporto post-adozione

Il supporto post-adozione è essenziale per garantire il benessere delle famiglie adottive e dei bambini con disabilità. Studi hanno dimostrato che il miglior predittore della solidità della famiglia a 12 mesi dall’adozione è la qualità del supporto fornito. Questo deve includere servizi educativi, clinici e materiali, nonché un’adeguata informazione e assistenza finanziaria. Purtroppo, molti genitori adottivi riferiscono difficoltà nel trovare specialisti clinici che comprendano le problematiche legate all’adozione e alla disabilità.

Il supporto informale

Le famiglie adottive di bambini con disabilità spesso preferiscono il supporto informale rispetto a quello professionale. Gruppi di supporto tra pari, forum online e reti di sostegno possono fare la differenza nel successo dell’adozione. Tuttavia, è fondamentale che gli specialisti dell’adozione riconoscano e promuovano questi tipi di supporto, aiutando le famiglie a costruire reti di sostegno solido e duraturo.

La situazione italiana

Lo studio che abbiamo esaminato fa il focus sul problema in Nuova Zelanda.

Ma qual è la situazione in Italia?

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Nel caso di adozione dei minori di età superiore a dodici anni o con disabilità accertata ai sensi dell’articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n.104, lo Stato, le regioni e gli enti locali possono intervenire, nell’ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, con specifiche misure di carattere economico, eventualmente anche mediante misure di sostegno alla formazione e all’inserimento sociale, fino all’età di diciotto anni degli adottati. LEGGE 4 maggio 1983, n. 184, art 8.

Ricerche effettuate presso associazioni che si occupano del tema evidenziano come le condizioni nel nostro Paese non siano dissimili.

In Italia, adottare un bambino con disabilità è estremamente complesso principalmente per due motivi:

  1. La difficoltà nel trovare famiglie disposte ad accogliere minori con disabilità, poiché ciò spaventa i potenziali genitori;
  2. La mancanza e/o la limitazione dei servizi di supporto per le famiglie.

Nonostante la legge (vedi box) preveda contributi economici da parte dello stato e degli enti locali, pochi sono ancora gli organismi pubblici che hanno avviato progetti per garantire sostegni finanziari a queste famiglie.

Per eventuali approfondimenti, pubblichiamo un link ad una pagina che elenca quali sono le tutele previste per i bambini con disabilità adottati, secondo quanto stabilito dalla legge 104.

Per chi fosse interessato, il Tribunale per i Minorenni di Milano pubblica appelli per la ricerca di famiglie disponibili ad adottare minori special needs (SN) e anche l’elenco aggiornato dei bambini che hanno felicemente trovato una famiglia.

Conclusioni

L’adozione di bambini con disabilità presenta sfide uniche e richiede un sostegno adeguato e continuativo. È essenziale che gli enti autorizzati, i professionisti, le istituzioni e le comunità collaborino per garantire che le famiglie adottive ricevano la preparazione e il supporto necessari per affrontare le sfide e vivere un’esperienza di adozione positiva. Solo attraverso un approccio olistico e integrato si potrà davvero fare la differenza nella vita di queste famiglie e dei loro bambini.

Patrizia Serra

Master’s degree in Pharmacy, Master’s in Scientific Communication, Medical Writer and much more.

Fonti

Good, Gretchen A. “Adoption of children with disabilities: An exploration of the issues for adoptive families.” Early Child Development and Care 186.4 (2016): 642-661.

IED https://invaliditaediritti.it/

Tribunale per i Minorenni di Milano

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