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12 Maggio, 2024

Adozione: la creazione della fratria

Una mamma testimonia la sua doppia esperienza adottiva, che sfocia nella creazione della fratria. Auguri a tutte le mamme!
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Mi presento: mi chiamo Grazia Maria, sono madre adottiva dei miei adorati figli, che attualmente hanno 11 e 10 anni. Sono fiera delle mie origini pugliesi e lo sono altrettanto delle origini dei miei figli: la mia primogenita è etiope e il secondogenito è filippino. Tre bandiere da sventolare nella mia casa: Italia, Etiopia e Filippine!

L’adozione è una meravigliosa avventura da condividere con il mondo intero e non solo con chi ne è interessato in prima persona. Tanti sono i risvolti che ne derivano: dall’integrazione del figlio nella famiglia, nella scuola e nella società. È un arricchimento per tutti. Vien fuori il vero senso dell’essere famiglia e fratelli.

Ho letto tanto sull’adozione e spesso mi son ritrovata a confrontarmi con differenti realtà e coppie adottive, costatando che si parla e si scrive molto di genitori adottivi, di figli adottati e delle loro origini, dell’integrazione dei figli nella scuola, nella società, delle loro varie fasi di crescita – infanzia, adolescenza e maturità -, ma poco si affronta l’argomento della creazione della fratria. Mi riferisco ovviamente non ai fratelli biologici, ma, in particolar modo, a coloro che in momenti differenti della loro vita, sia pure provenienti da paesi diversi, approdano nella stessa famiglia.

Ho dovuto e dovrò imparare ancora molto sul campo, con la vita che giorno per giorno ti mette a dura prova e t’insegna cosa sia giusto fare con i propri figli e cosa no.

La primogenitura

Dopo essere diventata mamma della nostra primogenita, arrivata in Italia a circa dieci mesi, abbiamo ricominciato l’iter adottivo senza alcuno sconto di pena, consci di tutti gli ostacoli, degli steps da superare e della difficoltà, inizialmente inaspettata, riguardante la primogenitura. Infatti, è rigorosamente stabilito che anche nell’adozione il primogenito deve essere più grande del secondogenito. Data anche la tenera età della nostra primogenita, la seconda adozione non sarebbe stata semplice, infatti, ci è stata sconsigliata da tutti (assistenti sociali, psicologi, parenti, ecc.) ma… cari futuri genitori, non scoraggiatevi mai, se il vostro istinto e il vostro cuore vi consiglia di proseguire, fatelo!

Noi eravamo fermamente convinti che il nostro progetto genitoriale non fosse giunto al termine. Io ho sempre desiderato la famiglia numerosa, con fratelli che crescono insieme, litigano, giocano e condividono.

Infatti, siamo poi riusciti ad abbracciare il nostro secondogenito, che è arrivato in Italia all’età di quattro anni e nostra figlia aveva superato i cinque. Il secondo viaggio è stato più complesso dal punto di vista psicologico per tanti motivi. In primis abbiamo dovuto preparare la nostra primogenita all’accoglienza del fratellino, come del resto si fa sempre, anche nelle famiglie biologiche, ma con una grande differenza: l’età del fratellino. Normalmente arriva in casa un neonato. Il nostro secondogenito parlava due lingue diverse: l’inglese e il tagalog (lingua locale filippina). Lei mi ripeteva spesso: «Mamma perché gli altri fratellini sono microscopici e il mio è già così grande?», oppure “Mamma prendiamo l’aereo e portiamolo indietro!” o ancora «Chi è il tuo figlio preferito?».

Il timore del ri-abbandono

Lui già dotato di personalità, inconsapevolmente invadeva il territorio che lei difendeva come una leonessa. Non è facile gestire nella quotidianità continui match. Credo che la competizione tra fratelli sia assolutamente normale, ma nel loro caso, la sensazione di perdere qualcosa, il timore dell’abbandono, che hanno già provato, è sempre dietro l’angolo.

Il rivivere la propria storia di accoglienza

Altro aspetto delicato da gestire con lei durante il secondo viaggio: farle rivivere più consapevolmente la sua storia di accoglienza nella nostra famiglia. Essendo neonata, cosa avrebbe potuto ricordare della sua storia? Noi le abbiamo frequentemente mostrato un prezioso video, che ricorda il nostro incontro nel suo Paese e il ritorno a casa tutti insieme, ricco di momenti preziosi, di musica e di poesie; lei, puntualmente, s’ingelosiva quando mi vedeva con una bimba in braccio, mentre le davo il biberon, non comprendendo che quella bimba fosse proprio lei.

La forma mentis di noi adulti non è paragonabile al mondo interiore dei nostri figli e alla loro diversa sensibilità. Lei, in quest’occasione, ha dovuto comprendere che non l’avevo partorita dalla mia pancia, ma dal mio cuore, come spesso le ripetevo. Ma come fa un figlio, arrivato neonato, a pochissimi anni di vita, a comprendere l’ingresso in famiglia di un fratellino non neonato? Non può di certo sapere e capire come nascono i bambini e quindi mi ha chiesto: «Mamma io sono nata dal tuo cuore, ma come è successo? È scoppiato? Hai perso tanto sangue?» ed io: «Tu sei nata dalla pancia di un’altra donna e dal mio cuore, nel senso che ti ho desiderato così tanto, che la vita mi ha donato te». Non è stato affatto facile, in quel momento, guardare i suoi occhioni vagare nel nulla e non poter fare altro che dirle la verità e amarla più che mai. Come sempre, noi genitori, dobbiamo sostenere i nostri figli e farli sentire protetti, amati e al sicuro, rispondendo alle loro mille domande, che in caso di creazione della fratria si amplificano a dismisura.

I miei figli provengono da due mondi completamente diversi e lontani: Africa e Asia, due continenti il cui nome inizia con la “A” di amore, ingrediente fondamentale, che unito alla caparbietà mia e di mio marito, nonché alla bizzarria della cicogna, ha unito per sempre due fratellini di cuore. Lui dal primo momento, l’ha adorata, lei da sempre guardinga e apparentemente tirata, ma nei momenti di difficoltà, è sempre pronta a difenderlo e a fargli da sorella maggiore.

Conclusioni  

Ognuno di noi cresce con un’immagine ideale di famiglia, poi incontra la persona amata e si ritrova ad avere come minimo una tripla famiglia: la propria, quella dell’altro, e quella costruita insieme, che si amplifica sia dimensionalmente che nella condivisione delle gioie, dei pensieri, delle preoccupazioni. Nella famiglia adottiva ci sono anche tante altre differenti combinazioni che si creano, diverse per ognuno di noi, che si intensificano ulteriormente con la creazione della fratria. Ma se si crede profondamente nella ricchezza della famiglia, non bisogna mai smettere di cercare la propria. Giorno per giorno s’impara ad essere famiglia e ad essere fratelli. A volte capita per combinazione biologica, altre volte per pura combinazione di amore.

Un antico proverbio africano recita “Lo straniero è come un fratello che non hai mai incontrato.”

Io quando osservo la mia, nonostante le diversità che ognuno di noi ha, che ritengo siano solo ricchezza, sono felice di essere riuscita a crearla proprio così com’è, ideale per me.

Ora siamo un tutt’uno indiscutibilmente inscindibile.

Grazia Lops

Parto di cuore: dall’Etiopia alle Filippine, il miracolo dell’adozione internazionale, Tau Editrice srl, 2023

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