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10 Marzo, 2024

Adozione: per una scuola che valorizzi ogni storia

Testimonianza di un'educatrice e giovane mamma con esperienza di adozione e la proposta di un progetto educativo che aiuti a valorizzare ogni storia
ItaliaAdozioni
insieme a favore di una migliore cultura dell'Adozione e dell'Affido

Cari mamma e papà,

riflettori puntati su una  questione che reputo molto importante oggi.

La domanda principale che si snocciolerà all’interno di questo articolo, è semplice ed  interessante:

 “ai figli che nascono da genitori italiani, ma che hanno tratti somatici diversi perché adottati, come verrà raccontata in un contesto scolastico o un contesto educativo, la loro storia?”

Sentiamo parlare di linee guida inclusive per  i figli di seconda generazione di famiglie immigrate.

Sentiamo parlare di linee guida inclusive per bambini adottati.

Sentiamo parlare di diverse linee guida per diversi aspetti, quindi esistono prassi teoriche e talvolta pratiche, che a mio parere rischiano di peccare nell’incasellamento di  alcune peculiarità in categorie, senza però esaltare le particolarità.

Mi spiego meglio.

Mamma ed educatrice

Io sono una mamma italiana, nata ad Haiti, adottatta neonata e cresciuta in Italia.

Mio marito è un papà italiano, nato e cresciuto in Italia.

Insieme abbiamo avuto una meravigliosa figlia, nata in Italia con una bellissima carnagione ambrata, cosiddetto color caffè latte, frutto dei nostri geni.

Arrivo al dunque.

Mi domando se un domani molto prossimo, mia figlia ha due anni, la scuola sarà pronta ad affrontare la spiegazione di questa specificità.

Questa nuova realtà è sempre più presente nella nostra società così globalizzata, complessa e articolata. Noi divenuti figli con l’adozione internazionale negli anni ’80 e ’90, stiamo diventando genitori a nostra volta e i nostri figli appartengono a una “categoria” forse ancora inesplorata.

Esprimo questo dubbio come mamma, ma soprattutto come educatrice che lavora in contesti educativi per la prima infanzia.

Mi interfaccio tutti i giorni con storie di bambini diversi e di origine mista e trovo molto riduttivo non esaltare e validare queste realtà. C’è bisogno di parlare di queste particolarità e mettere in risalto l’unicità della storia di ogni bambino e bambina che varca la soglia di un nido o di una scuola d’infanzia.

È importante che ci sia una positiva collaborazione  tra la  famiglia e il nido, per conoscere ogni singola storia familiare e ogni bambino, unico in tutta la sua globalità.

Ruolo e compito dei contesti educativi e scolastici.

I contesti educativi e scolastici si interfacciano sempre più con una varietà di storie.

Come può un’istituzione così importante per noi, ma specialmente per i nostri figli, “rendere giustizia” a un vissuto particolare per ogni bambino e ogni bambina?

Quanto si parla di adozione negli asili nido?

Mai. C’è questo pensiero diffuso per cui si pensa che siano troppo piccoli per capire.

Quanto si parla delle differenze culturali o non necessariamente culturali, ma anche solo etniche in un nido?

 Mai,  perché anche in questo caso si pensa che i bimbi siano troppo piccoli.

 Non si spende tempo per spiegare temi così complessi. Invece credo non solo che si possa, ma che è doveroso affrontarli.

Sarebbe opportuno smettere di creare programmi e progettazioni educative standard ed uguali per tutti, non fraintendetemi sono consapevole della loro importanza, ma credo che  si possa fare di più.

Un fortissimo alleato in questo processo di inclusione mentale e pratica è il libro.

Il libro: un mezzo potentissimo e usatissimo in ogni contesto educativo e scolastico.

È inutile dirvi e ricordavi della sua importanza, ma a mio parere è lo strumento migliore per poter parlare e avvicinare alla realtà del mondo i bambini di qualsiasi età.

Il libro a volte parla per noi. E cosa ci sarebbe di meglio se non un libro enorme che contiene le storie e i vissuti di tutti? Ma la storia di mia figlia?

Certo ci possono essere storie simili, ma si differenziano tutte, perché ognuno di noi ha una storia unica da raccontare.

Esempio di proposta educativa/didattica

I contesti  educativi di prima infanzia si pongono diversi obiettivi tra cui uno fondamentale è la  promozione dell’identità e lo sviluppo della personalità del bambino.

Il bambino per potersi identificare come un individuo a sé, ha bisogno di partire da una base primordiale e sicura: la  sua famiglia.

Per poter sostenere questo processo nella sua totale completezza ed unicità, è importante che sia a conoscenza, già da piccolo, delle sue origini e del trascorso della sua famiglia.

Per spiegare ai bambini piccoli, bisogna spogliarsi di tutti i costrutti e arrivare all’origine dei concetti: occorre alzarci ad un livello di sentimenti e di purezza semplice  e genuino.

Come?

Vediamolo subito, anzi immaginiamolo subito.

Il bambino, specialmente a partire dai 18 mesi, percepisce le cose e le situazioni sulla base di ciò che vede e sente con i cinque sensi. Per poter introdurre un concetto così complesso come quello dell’adozione o come quello della differenza etnica presente nei nuclei famigliari, bisognerebbe partire dal concetto base di famiglia.

Progetto educativo

Titolo : Il nostro libro, le nostre storie.

Destinatari: Bambini dai 18 mesi ai 3 anni, genitori o figure di riferimento, educatori. Sezione mesi e grandi negli asili nido

Motivazione : per potersi identificare e per poter costruire una base solida di conoscenza di sé, si parte dalle origini, cioè dal concetto della storia della propria famiglia

Obiettivo iniziale: parlare di adozione in modo semplice e naturale, sviluppare il senso di identità dei bambini

Metodologia: incontri con le famiglie per raggruppare le varie storie, specialmente le famiglie che hanno un background adottivo (focus principale).

Tempi : da gennaio alla fine dell’anno scolastico

  • Attività in sezione: letture di libri semplici che parlano della bellezza e diversità di ogni famiglia
  • Festa a tema: incontri  mensili con ogni gruppo di famiglie che raccontano le loro storie al fine di creare un clima positivo e di alleanza, valorizzando le diverse realtà.

– Mezzi: fotografie della famiglia e particolarità di ogni nucleo famigliare (ad es. accesori personali per la famiglia e significativi per il bambino)

Obiettivo finale : con la costruzione di un unico grande libro di sezione, in cui sono scritte le storie di ogni bimbo, si intende sviluppare sia il senso identitario di ogni soggetto, in quanto presente in un libro a lui/lei dedicato, sia il senso di appartenenza alla comunità educativa con gli altri bambini.

Conclusione

L’alleanza tra contesti educativi scolastici e famiglie è un aspetto fondamentale nella nostra quotidianità di educatori, perché i nostri bambini hanno bisogno di conoscere le molte sfaccettature che la vita ci regala. Ed è solo tramite un dialogo efficace ed attivo che ci può essere supporto nella spiegazione di storie, vissuti e realtà in cui i bambini sono inconsciamente e meravigliosamente coinvolti.

Francesca Satragno

educatrice di prima infanzia

2 Commenti

  1. Simona

    La scuola non vuole un confronto e men che meno parlare di particolarità!! Catena di montaggio e via

    Rispondi
  2. giuseppina facchi

    Interessante questo articolo di Francesca Satragno, mamma e educatrice, oltre che evidenziare una realtà molto presente nella nostra società (figli di coppie miste, figli di seconda generazione di coppie migranti, figli in adozione nazionale e internazionale, etc,) propone un progetto educativo già pronto da realizzare.
    Sarebbe bello se qualcuno, genitore, educatore, insegnante, si facesse carico e raccontasse la sua esperienza: difficoltà e successi

    Rispondi

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