
L’Adozione è un diritto non un privilegio! Tutti i bambini meritano una famiglia e dei genitori amorevoli.
Sono nata in Ungheria, ma la mia casa è in Italia. I miei genitori sono pugliesi e hanno fatto un lungo viaggio per venirmi a prendere, per darmi quello che ogni bambino desidera: una famiglia. Un abbraccio sicuro, una casa dove tornare, qualcuno che pronunciasse il mio nome con amore. Sono stata fortunata, perché non si sono fermati davanti ai confini, ai documenti e alle difficoltà burocratiche. Hanno incontrato una bambina che aveva bisogno di essere amata e hanno scelto di amarmi, e io ho scelto di amare loro.
Ma cosa sarebbe successo se le adozioni internazionali fossero state chiuse? Dove sarei adesso? Cosa sarebbe stato di me?
Sono stata adottata a sei anni. Sei anni di attesa, di solitudine, di domande senza risposta. Non avere una famiglia significava non essere nessuno. Vivevo in un istituto, un luogo che forse voleva essere un rifugio, ma che per me era una prigione. Non c’era amore, non c’era affetto. C’era solo il tempo che passava, giorno dopo giorno, senza futuro.
Se nessuno fosse venuto per me, sarei cresciuta lì dentro, senza emozioni, senza prospettive. Sarei diventata una ragazza senza radici, senza qualcuno che mi dicesse: “Tu vali, tu sei importante, io sono qui per te.” Avrei lasciato l’istituto a 18 anni, senza sapere cosa significhi essere figlia, senza aver mai sentito il calore di una famiglia. Avrei dovuto affrontare il mondo da sola, con un vuoto dentro impossibile da colmare: con quali prospettive? con quali opportunità?
E come me, ci sono ancora migliaia di minori che aspettano. Bambini che oggi potrebbero trovare una casa, ma che domani potrebbero trovarsi senza nulla, perché qualcuno ha deciso che non devono più essere adottati. I Paesi europei che stanno chiudendo l’adozione internazionale non stanno pensando a loro! Non si chiedono cosa significhi condannare un minore all’abbandono. Parlano di protezione, ma stanno solo lasciando questi bambini indietro.
Mi chiedo: chi ha il diritto di decidere che un bambino debba crescere senza una famiglia, senza una casa, senza amore? Perché alcuni pensano che sia meglio lasciarli soli, anziché permettere loro di avere una vita migliore altrove? Se una persona può andare all’estero per lavorare, per trovare una nuova opportunità, perché un bambino non può essere adottato in un altro Paese per avere un futuro? Che logica è questa? Che criterio di scelta è?
Parlano di proteggere i minori, invece li condannano. Parlano di etica, ma dimenticano che non c’è niente di più crudele che negare a un bambino l’amore di una famiglia. Chiudere l’adozione internazionale significa dire a quei bambini: “Qui nessuno ti vuole”. E questo è disumano.
Io so cosa si prova. Provate a mettervi nei panni di chi aspetta, di chi ogni sera chiude gli occhi sperando che domani arrivi qualcuno a portarlo via da dove si trova, di chi vive in un orfanotrofio, in un istituto, senza nessuno che gli dica: “sei importante, ti voglio bene”. Perché questo vivevo io, prima che i miei genitori venissero a prendermi. Questo vivono ancora migliaia di minori nel mondo.
Non si può chiudere la porta in faccia a chi ha bisogno. Non si può trasformare un minore in una questione politica, burocratica, ideologica. I bambini non sono numeri, non sono problemi da risolvere. Sono vite. Sono futuro. Sono speranza.
E allora, diciamolo chiaramente: l’adozione è un diritto. Ogni bambino ha diritto a una famiglia, indipendentemente dal luogo in cui è nato. E noi non possiamo decidere di negarglielo.
Melinda Larosa




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