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07 Luglio, 2021

Adulti adottivi. Chi sono io? Conoscere la mia storia dall’inizio

Alessandra, adottata all’età di tre anni, oggi quarantenne ci descrive le sue emozioni e la sua storia.
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La mia storia: l’immagine nello specchio

La mia storia di bambina adottata è diversa e simile al tempo stesso alle storie di tanti altri bambini adottati, ma di certo quello che accomuna tutti noi è il bisogno del riconoscimento delle nostre origini.

Soprattutto quando ero piccola mi guardavo allo specchio e cercavo di trovare una somiglianza in qualcuno delle persone che mi vivevano intorno. Altresì mi ponevo delle domande e le risposte che i miei genitori eludevano creavano idee sulla mia storia che vagavano in me creando disordine nel cuore e nella testa.

Adesso che sono adulta comprendo le difficoltà dei miei, i quali pensavano che per il mio bene era meglio nascondere, tacere… ma ogni individuo ha diritto a conoscersi: conoscersi nella propria identità, perché solo la verità, dolorosa o meno, può dare la possibilità di vivere il presente e costruire il futuro.

Il desiderio di conoscere il passato

Sono cresciuta con il bisogno di sapere chi ero, come erano i luoghi che mi avevano visto nascere e come potevo essere stata quando ero piccola. Mi giravo indietro e c’era buio e il buio non ti aiuta a camminare.

Mi sono mossa per anni alla ricerca delle mie origini, fino a quando ho saputo. Origini che non erano poi fisicamente così lontane, sono torinese, ma per alcuni aspetti irraggiungibili.

Nella mia esperienza di figlia adottiva ho incontrato altri figli i cui genitori hanno deciso di non raccontare la verità sulle loro origini, per paura di farli soffrire, per  paura di essere rifiutati o anche solo perché una volta non si diceva dell’adozione, era un segreto. Adottare vuol dire camminare insieme in un percorso d’amore e di coraggio e il cammino parte dalla propria storia, anche se essa porta le connotazioni del dolore.

Sapere chi ero, dà un senso a chi sono adesso e a chi potrò diventare. E chi, meglio di un genitore adottivo, può accompagnare il proprio figlio a “conoscersi”?

La mia ricerca solitaria

Io ho cercato le mie origini taciute e ho ritrovato mia madre naturale. Ho seguito questo percorso da sola. Mi è mancato molto non essere accompagnata in questo cammino dai miei genitori e se quest’ultimi mi avessero parlato maggiormente di me, probabilmente non avrei seguito questi percorsi.

Il dolore fa crescere, non ti disorienta se trovi al tuo fianco due forti mani, le mani di chi ti ha adottato, che insieme ripercorrono la tua storia dall’inizio per scriverne insieme una nuova.

Elaborare la propria storia è un po’ come ricostruire un mosaico composto da tanti tasselli quanti sono gli eventi e i ricordi della propria vita.

Che cosa mi aspetto da un genitore adottivo

Il genitore adottivo ha un ruolo di primo piano nella composizione di questo mosaico in quanto é la prima persona a cui il bambino può rivolgersi per conoscere il proprio passato.

E’ l’atto di fiducia più grande che il bambino ripone nei suoi genitori: si sta affidando a voi per sapere chi è. Si affida perché vi ama.

A voi genitori adottivi il compito di intraprendere con amore incondizionato il viaggio “Alla ricerca delle origini” ripartendo da dove qualcuno si è fermato. Un viaggio fa partire, ma fa anche tornare arricchiti.

Un abbraccio a tutti i figli adottati e ai loro genitori adottivi.

Alessandra


4 Commenti

  1. Marianna russo

    Io sono cresciuta con zii che non avevano figli, era la sorella di mia madre che non volle adozione, ma mio zio che chiamavo babbino, il quale mi diceva sono il padre x soldi. I miei erano di buon ceto, quando mi sposai mio padre voleva portarmi all’altare, ma io preferii babbino, rinunciai ai beni di famiglia e mi fecero un regalo.Babbino mi diede l’anticipo x la casa e ho pagato il mutuo. Poi morto lui e mia zia con alzaimer non essendo adottata, ci pensò un nipote e si prese tutto. Sapere le origini ė ottimo, ma amate chi vi ha adottato.

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    • Grazia Pizzato

      Buongiorno
      Sono figlia adottiva .Sono adulta ho 48 anni
      E ,che ,dire ,da anni ,in modo alternato ripeto lo stesso scema :il cambio di casa . Niente anche adesso,sto traslocando .Sono Spiritual coach , Danzatrice Sacra ,ho studiato per anni il mondo spirituale,tra corsi e ricerche ,ed oggi in modo inaspettato sono ancora qui a chiedermi “perché mia madre biologica non mi cerca?” Non ho rabbia,quella veramente non c’è più.Sono solo stanca .Fluisco nel fiume della vita tra gioie e dolori ,la non voglia negli ultimi due anni di brindare al mio compleanno,e la tristezza che qualcuno riesce a trovare sua madre ,invece io ho smesso di cercare ….forse potrei ricominciare davvero
      Non so da dove partire.Con i tribunali poi ,come si fa? documenti ,pratiche …..non so in modo legale come poter fare….

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  2. Andrea

    Buongiorno, sono un “ragazzo” di ormai 41 anni e sono stato adottato da molto piccolo..vorrei conoscere la mia storia e soprattutto l’identità dei miei “genitori”..essendo un genitore anche io vorrei essere a conoscenza di eventuali malattie ereditarie ecc…potete aiutarmi o avete dei consigli su come procedere? Grazie

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    • Ivana Lazzarini

      Gentile Andrea,
      per le persone che sono state adottate, che lo desiderano, è possibile al compimento del 25° anno avere accesso alla propria storia richiedendola al Tribunale per i Minorenni. Per le persone nate da parto in anonimato, quindi da donna che non vuole essere nominata, è possibile, sempre al compimento del 25° anno, chiedere al tribunale di interpellare la madre biologica per sapere se intende revocare la propria dichiarazione di anonimato. Un cordiale saluto.

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