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26 Maggio, 2024

Affido, scuola e comunità educante

Un lavoro di rete fra gli adulti di riferimento può garantire un percorso scolastico e di crescita più sereno
ItaliaAdozioni
insieme a favore di una migliore cultura dell'Adozione e dell'Affido

I motivi che hanno ispirato la mia scelta di questo specifico argomento di tesi

In effetti nel titolo e tema della mia tesi di Laurea magistrale in Scienze della Formazione Primaria “Insieme si può: esperienze e voci a confronto sul rapporto tra scuola e comunità educante ai fini del benessere del bambino in affido” confluisce una parte importante delle mie idee, del mio modo di svolgere il lavoro di insegnante e della mia vita.

Questo lavoro di ricerca parla indirettamente anche della mia storia, ma non si sofferma sugli aspetti bui che ogni percorso doloroso porta con sé. Per leggerlo, infatti, consiglio di indossare un paio di occhiali rosa e credere fermamente che rendere migliore la vita delle persone che vivono queste realtà sia possibile.  A me è successo e per questo devo ringraziare soprattutto i miei amati nonni Angela e Giuseppe, che hanno preso per mano e messo nel cuore una piccolissima Antonella non lasciandola mai, e le mie insegnanti della scuola primaria: Giovanna, Laura, Pinuccia e Antonietta, che mi hanno fatto vivere la scuola come un luogo del cuore, in cui stare bene; soprattutto non hanno mai aggiunto peso al secchio d’acqua che già stavo portando, metafora che ho spiegato anche in un capitolo della mia tesi di laurea.

Quasi vent’anni fa quando nella scuola era forte, ancora più di oggi, il “si deve fare così perché così è sempre stato fatto”, le mie maestre decisero di affrontare (o di non affrontare) alcuni argomenti (ad esempio, la mia storia personale o la festa della mamma e del papà) in modo delicato, sensibile, competente e acutamente attento ai loro piccoli alunni, me compresa. Da questa esperienza con loro mi è parso evidente che si può introdurre un cambiamento anche di metodologia se si capisce e conosce chi realmente abbiamo davanti e per questo non posso che ringraziarle.

Cosa mi ha portato a diventare un’insegnante

Non saprei dare una singola e precisa motivazione a questa mia scelta professionale; questo mestiere è semplicemente nato insieme a me, è parte integrante della mia identità. Durante gli anni della scuola primaria, come già accennato, ho cominciato a guardare all’ambiente scolastico come un luogo del cuore, un luogo di crescita in cui è bello stare. In tutti i successivi anni di studio universitario mi sono impegnata per diventare un’insegnante sempre più inclusiva, attenta, competente, sensibile, flessibile, osservatrice, ma soprattutto promotrice di benessere, vera base dell’apprendimento che permette di accendere il fuoco presente in ogni piccolo alunno.  

Cosa implica quel “non occorre fare chissà che”

In apertura alla mia tesi ho trovato significativo inserire questa frase:  “Siamo adulti di passaggio che, per un certo tempo, facendoci responsabili, prendiamo su di noi il pesante secchio di acqua che quel bambino sta portando da solo, entrando nella sua notte e rendendogli così possibile, gradualmente, uscire da essa. Non occorre fare chissà che: è un secchio da sollevare per un certo tratto di strada, camminando di fianco, talora nell’oscurità”. In quel “non occorre fare chissà che”, in realtà, c’è tanto lavoro su sé stessi, sulla costruzione delle proprie competenze, tanta riflessione e tanta capacità di osservazione dei piccoli uomini e delle piccole donne che abbiamo davanti ogni giorno. Soprattutto il non dare nulla per scontato. 

Per una scuola attenta a tutti e a ciascuno

Ma “insieme si può” arrivare al benessere del bambino che sta vivendo una situazione di affido e tutti dobbiamo collaborare per raggiungere questo importante obiettivo. 

Il tema del benessere, inoltre, è stato toccato più volte durante i miei cinque anni di studio in Scienze della formazione primaria, soprattutto da un docente di facoltà che ha fin da subito sostenuto il mio progetto, intravedendo in esso una visione di una scuola attenta a tutti e a ciascuno. 

Il mio lavoro di ricerca ha cercato di dare risposte a una fondamentale domanda: il rapporto fra scuola e tutti i membri della comunità educante

Come migliorare concretamente il rapporto tra scuola e tutti i membri della comunità educante ai fini del benessere del bambino che sta vivendo una situazione di affido o che si trova, per un tempo più o meno lungo, in una comunità educativa? Quali difficoltà si incontrano in questo processo?

Le risposte vanno ad esplorare in tre dimensioni, che, come sostengo nella mia tesi, dovrebbero essere oggetto di miglioramento: una maggiore comunicazione di tutti i professionisti che si trovano di fronte a un bambino che sta vivendo una situazione di affido o di comunità educativa in quanto non bisogna mai avere la presunzione di pensare che sia possibile capire la complessità delle situazioni da soli. È necessario passare dalla “previsione” di un unico professionista alla “visione” di un’intera comunità educante. Questo passaggio purtroppo è ancora poco presente nella maggior parte delle realtà scolastiche con risultati fortemente  negativi, come processi di etichettamento e categorizzazione. Spesso, infatti, la società e la scuola hanno apposto in maniera frettolosa un’etichetta su questi bambini, soprattutto quella di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), senza chiedersene l’utilità e soprattutto senza interrogarsi sui significati del comportamento che in quel momento viene definito “problema”. Il mio parere è che non sempre una certificazione che diagnostica un disturbo è lo strumento giusto per operare in questi ambiti.

La seconda soluzione individuata riguarda una formazione e una consapevolezza maggiore delle insegnanti in relazione alle loro competenze e alle azioni richieste in questo settore. Essere insegnante è un lavoro molto delicato, che deve andare oltre le buone intenzioni, oltre l’improvvisazione e oltre modelli rigidi pre-impostati. Ci vuole maggiore competenza, osservazione, formazione professionale e personale.

Il terzo aspetto individuato e approfondito per poter garantire il miglioramento di questi processi è un maggiore benessere delle parti coinvolte, e, soprattutto, del bambino, conseguenza di tutte le pratiche descritte nel mio lavoro di tesi. 

Conclusioni

Concludo questa breve introduzione invitandovi a leggere l’abstract del mio elaborato. Ognuno deve pensare che cambiare le cose sia possibile… e poi deve farlo, essere protagonista attivo del cambiamento. L’affido non è solo questione di bambini e di famiglie in difficoltà, di famiglie affidatarie, di Servizi Sociali costituiti da professionisti che sanno fare il proprio lavoro, del Tribunale per i minori, delle Istituzioni locali e nazionali, quanto di un’intera comunità educante mossa da inclusione, competenza, accoglienza e che vede in tutte le difficoltà un potenziale di cambiamento. 

Antonella Tassone

Università degli studi Milano Bicocca

Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria

Anno accademico 2022/2023

Tesi di Laurea: Insieme si può: esperienze e voci a confronto sul rapporto tra scuola e comunità educante ai fini del benessere del bambino in affido

Relatore: Professor Guido Veronese

Approfondisci leggendo labstract della tesi

Da diversi anni ItaliaAdozioni pubblica periodicamente articoli a cura di laureati o laureandi che trattano nelle loro tesi di laurea, master o dottorato i temi a noi cari. Scopri tutte le tesi pubblicate.

1 commento

  1. Simona

    Molto bella la sua disamina e molto attenta e delicata. È vero non bisogna fare tanto ma fare con attenzione.
    Ho una domanda. L’attenzione non serve solo nella scuola primaria ma anche dopo, come mai invece alle superiori ci troviamo spesso di fronte ad insegnanti impreparati ad affrontare le problematiche adozione/affido? Perché manca questa preparazione? Perché si ritiene che ormai sono grandi e va bene così, devono capire che….?

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