
Bisogni speciali e origine geografica
Il Federal Maternal and Child Health Bureau definisce i bambini con bisogni speciali di salute come coloro che presentano, o sono a rischio di manifestare, condizioni croniche fisiche, alterazioni dello sviluppo, comportamentali o emotive, e che necessitano di servizi sanitari e correlati superiori rispetto a quelli richiesti dalla popolazione pediatrica generale.
In Italia, oltre il 55 % dei bambini adottati internazionalmente (IAC) presenta bisogni speciali, soprattutto per traumi preadottivi, malnutrizione, esposizione a sostanze e contesti socio-sanitari svantaggiati.
La definizione odierna di bisogni speciali non considera però il profilo geografico e i rischi specifici per origine.
Proprio per sopperire a tale mancanza tra gennaio 2009 e ottobre 2023, circa 3000 bambini adottati internazionalmente (IAC) sono stati valutati in regime di prima accoglienza all’Ospedale Meyer di Firenze.
I profili di rischio a colpo d’occhio
Nella seguente tabella, viene riassunto quanto è emerso dallo studio.
Rischi più frequenti per continente:
Europa dell’Est: prevalenza di disturbi visivi, neurologici, FAS (sindrome feto-alcolica), malformazioni, cardiopatie
America Latina: disturbi visivi, disturbi mentali/comportamentali, malformazioni, ADHD, disturbi neurologici
Asia: malformazioni, disturbi neurologici, visivi, endocrinologici, pubertà precoce
Africa: disturbi endocrinologici, disturbi mentali/comportamentali, pubertà precoce, cardiopatie
Come è possibile vedere, la distribuzione delle condizioni varia notevolmente in base all’origine geografica.
I bambini provenienti da Cina e India mostrano una prevalenza elevata di malformazioni. Quelli provenienti dalla Russia sono i più colpiti da FAS. In Russia, Ucraina e altri paesi europei, prevalgono disturbi visivi e neurologici. In America Latina, prevalgono disturbi mentali e comportamentali; in Africa, disturbi endocrinologici. Tassi elevati di pubertà precoce sono stati registrati in Asia e Africa.
Implicazioni per la pratica clinica
Conoscendo meglio l’origine geografica dei bambini adottati, è possibile calibrare l’iter diagnostico e risparmiare tempo prezioso, minimizzando ansie e visite superflue. In questo modo, un’esigenza complessa si trasformerà in un percorso chiaro, efficace e rassicurante per tutte le famiglie.
È consigliabile per il pediatra – che diventa un vero e proprio facilitatore in tale contesto – coinvolgere un’équipe multidisciplinare e programmare follow-up personalizzati in funzione del profilo di rischio.
In particolare, il protocollo italiano di screening per IAC dovrebbe essere migliorato:
- considerare il paese d’origine
- includere la valutazione della salute mentale, attualmente assente
Lo studio, infine, suggerisce di rivedere la definizione di “bisogni speciali” per focalizzarsi sui bambini con condizioni cliniche croniche, che necessitano di maggiore assistenza.
Indicazioni pratiche per lo screening:
– Integrare l’anamnesi con l’origine per guidare gli esami di primo livello
– Pianificare ecocardiogramma e valutazione ortodontica in Asia e Europa orientale
– Effettuare screening FAS e neurosviluppo in Europa orientale
– Monitorare pubertà precoce con dosaggi ormonali in Asia e Africa
– Coinvolgere neuropsichiatri e psicologi nello screening comportamentale
– Definire follow-up biennale personalizzato sulla base del profilo di rischio
Patrizia Serra
Master’s degree in Pharmacy, Master’s in Scientific Communication, Medical Writer and much more.
Fonti
Signorelli B, Lisi C, Galli L, Chiappini E. Special Health Care Needs in Internationally Adopted Children: Prevalence of Chronic Conditions and Interesting Origin-correlated Risk Factors. Curr Pediatr Rev. 2025 Apr 17. doi: 10.2174/0115733963350631250220130025. Epub ahead of print. PMID: 40248927.




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