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03 Aprile, 2022

­­­Cara Adozione 2:  intervista a Roberta Cellore, curatrice

Cara adozione 2 si interroga sull’identità della famiglia adottiva, come si sente all’interno del contesto sociale e cosa può trasmettere.
Enrica Orecchia

Un insieme di storie vere a comporre un romanzo epistolare corale, un grande quadro di come tante famiglie vivono il processo che porta alla consapevolezza di voler adottare, fino agli anni in cui il figlio o la figlia cresce e diventa grande, si chiede da dove viene, talvolta incontra i genitori biologici, diventa a sua volta genitore, compongono il tessuto di Cara Adozione 2.

A sei anni dalla prima edizione (Cara adozione, 2016) approfondiamo il contenuto di questo secondo volume con Roberta Cellore, ideatrice e curatrice di entrambi, oltre che membro del Direttivo di ItaliaAdozioni.

Roberta, nel 2016 è uscito Cara adozione, ora il seguito. Che cosa ancora non era stato detto che hai sentito l’esigenza di aggiungere?

Cara adozione nasce una domenica di settembre che avevo dedicato a leggere le lettere inviate al Festival delle Lettere. Nella mia mente le storie raccontate hanno trovato un filo logico che seguiva tutto l’iter adottivo, dalla scelta della coppia fino alla ricerca delle origini da parte del figlio adulto. Tuttavia l’ultimo capitolo, La gente intorno a noi, pareva scollegato dal resto ed era il mio preferito. Durante un incontro di presentazioni del libro, un signore mi chiese come mai fossero così pochi gli uomini autori delle lettere. La mia risposta fu che il libro non poteva contenerle tutte. “Vorrà dire che ne faremo un secondo, Cara adozione 2, la vendetta”, risposi divertita. Proprio in quel momento mi sono resa conto che quell’ultimo capitolo poteva diventare molto di più e rispondere a domande fino a quel momento inevase, indagare su come si colloca e come si sente la famiglia adottiva nella società, come supporta quest’innesto la società stessa, qual è il ruolo della scuola.

Quanto tempo hai impiegato a comporre il libro?

Più di un anno. Rintracciare le lettere, rileggerle, creare la struttura è stato laborioso. Stabilito il tema, sono stati coinvolti i volontari professionisti che hanno saputo cogliere le sfumature espresse, ognuno con la propria sensibilità e interpretando al meglio l’indirizzo del libro.

In che cosa si differenzia Cara adozione 2 rispetto al primo libro?

Cara adozione è un percorso intimo: la coppia decide di adottare e si evolve. Percorre i diversi stadi dell’adozione, più o meno simili per tutti. Cara adozione 2 si interroga sull’identità della famiglia adottiva, come si sente all’interno del contesto sociale e cosa può trasmettere ai suoi vicini di avventura. Ha bisogno, al contempo, che la società cambi con lei e la supporti in uno scambio alla pari. La novità del libro è la sdrammatizzazione data dalle vignette alla fine di ogni capitolo. Anche i discorsi seri possono essere stemperati dall’ironia senza perdere efficacia, anzi rafforzandola. L’appendice pratica, inoltre, raccoglie le proposte nate dalla sperimentazione sul campo dell’Associazione, per esempio tramite il concorso L’adozione fra i banchi di scuola.

In che cosa questo secondo libro può essere utile al lettore che ha già letto la prima edizione?

Si rafforza il sentimento di non essere soli nella ricerca di un significato. L’adozione è molto di più dell’accogliere un bambino: accogli il mondo e ti senti parte di un tutto. Immagino il libro come un contenitore con al centro la triade familiare composta dai genitori adottivi-figlio-genitori biologici. Le altre persone (familiari, operatori, scuola e società) sono il contenitore protettivo che supporta questa nuova famiglia. Al lettore viene trasmessa, poi, l’energia del gruppo. Si sente, si avverte. Ognuno ha portato un tassello, un’idea, un disegno a seconda dei propri talenti.

Hai provato emozioni diverse a leggere le lettere che compongono il secondo libro rispetto al primo? Quali sono state le emozioni dominanti che ti ha suscitato la lettura?

Le lettere dei figli sono molto forti. Ti rendi conto di quanta elaborazione del dolore ci sia dietro la loro raggiunta stabilità. É il capitolo più toccante, secondo me. Però sono di parte: avendo una figlia grande, sono avanti nell’elaborazione dell’iter adottivo. Il primo libro, forse, è più digeribile per le coppie che stanno adottando o hanno adottato da poco. Potrei dire che le nuove lettere ti permettono di innalzare il processo di formazione-conoscenza che, sia chiaro, non si esaurisce mai.

Come mamma adottiva, hai ritrovato la tua esperienza personale in alcune di queste lettere?  Hai ritrovato esperienze molto diverse? Ci sono cose che senti lontane da te, tra quelle riportate?

Mia figlia ha 28 anni. Abbiamo già sperimentato la ricerca delle origini e siamo ora nella fase della rielaborazione. Per questo mi sento molto vicina a quella figlia della lettera che si intitola “Figli dell’umanità”. Il percorso dei figli lo fanno in qualche modo anche i genitori. Io, che sono madre, ho affrontato un percorso psicologico come la figlia della lettera. Ciò mi ha permesso di sentirmi prima persona e poi madre. Per questo ora mi fa sorridere tutta quest’esaltazione della maternità nel senso classico del termine. Per me maternità significa prendersi cura e questo lo possono fare anche persone che non hanno figli propri. Non necessariamente si è madri attraverso un figlio. Si è madre quando ti prendi cura di un essere umano.

Quale pensi sia il contributo di questo libro, così come del primo, alla cultura dell’adozione?

Come il primo libro ha emozionato e focalizzato l’attenzione sulla famiglia adottiva avvicinandola al lettore anche ignaro di questo mondo, così vorrei che Cara adozione 2 amplificasse il concetto di accoglienza e ridimensionasse la priorità del possesso di un figlio. Si trovano dei suggerimenti nell’ultimo capitolo a questo riguardo. I figli non sono oggetti. Sia biologici, sia adottati o accolti in affido necessitano di spazio e rispetto. In famiglia e nella società. Credo sia questo che i ragazzi cercano di trasmetterci. Quello che conta è trovare la propria strada, la propria casa. La copertina del libro lo esprime molto bene nella mia interpretazione: tu famiglia mi hai dato una casa, ma io devo cercare la mia. Ed è dentro di me.

Nella prefazione affermi che scrivere lettere ha una funzione terapeutica: fa bene prima di tutto all’autore della missiva, anche se questa non dovesse mai raggiungere il destinatario. Ci sarà un Cara adozione 3 magari fra qualche anno?

Può essere, ma questa volta non sarò io la curatrice. A meno che non arrivino lettere che permettano di guardare all’adozione in modo diverso. Tipo, ci saranno le adozioni nel Metaverso?

Cara Adozione 2

Lettere per conoscere l’adozione e progettare una società più accogliente

Autori vari – a cura di Roberta Cellore

Hanno collaborato: Adriano Sansa, già presidente del tribunale dei minori di Genova, Silvia Bruffa, assistente sociale, Francesca Carioni, docente e vicepresidente di ItaliaAdozioni, Maurizio Corte, giornalista e docente di Giornalismo Interculturale all’Università di Verona, Giuseppina Facchi, psicologa e psicoterapeuta, Ivana Lazzarini, mediatrice familiare e presidente di ItaliaAdozioni, Emanuela Signorelli, avvocato e Paola Tavernini, nonna ed educatrice.

Copertina Gabriela Du Bois

Illustrazioni Flavia Antonino e Francesca Bertoni

ItaliaAdozioni 2022

Cara Adozione si suddivide in capitoli che affrontano ognuno una diversa tematica, in chiusura dei quali interviene un professionista che approfondisce l’argomento dal proprio punto di vista (sociale, psicologico, legale, esperienziale) a creare una particolare struttura letteraria, che rappresenta la struttura sociale su cui la famiglia adottiva può contare.

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