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07 Luglio, 2024

Cari educatori

Sulla scorta della sua esperienza personale d'adozione, Valeria indirizza una lettera agli educatori. Un appello per una reale inclusione.
ItaliaAdozioni
insieme a favore di una migliore cultura dell'Adozione e dell'Affido

Cari educatori,

parto dalla mia esperienza personale di bambina di 7 anni per poi riflettere con voi sul ruolo importante che avete nella vita dei minori, di cui vi prendete cura.

Era giugno e frequentavo il Grest Gruppo Estivo della mia Parrocchia. Erano iscritti anche alcuni bambini di Chernobyl, ospiti di due famiglie del mio paese. Con i miei amici li osservavamo a distanza con curiosità. Un pomeriggio, mentre ero sulla giostra girevole con un’amichetta, un animatore mi avvicinò e mi disse: “Tu sei russa, vai a stare un po’ con loro”. “Io cosa?” pensai*.

Ciascuno di noi è un universo di esperienze e sentimenti, tutti personali e vissuti con differenti gradi d’intensità. Non possiamo mai realmente comprendere le menti e le emozioni degli altri, eppure è cruciale rispettare la sfera personale altrui, evitando di oltrepassare quel confine di intimità tanto prezioso. Questa consapevolezza è fondamentale quando si tratta di interagire con bambini e ragazzi, soprattutto con coloro che hanno un vissuto di adozione. 

Ricordate l’inclusione

Ogni bambino porta con sé un bagaglio unico di esperienze e sentimenti legati al proprio percorso di vita, qualunque esso sia. Viviamo in un’epoca che promuove sempre più il concetto d’inclusione, ed è proprio dell’inclusione dei ragazzi e dei bambini adottati che desidero parlare. Immagino quanto sia impegnativo per gli educatori entrare in sintonia in modo unico con ciascun bambino; tuttavia, la diversità è ciò che ci rende speciali, ed è quasi un dovere abbracciare le sfide e i talenti di ogni individuo.

Delicatezza e pazienza

Alcuni bambini adottati possono essere sereni e non sentirsi diversi dagli altri. In questi casi, gli educatori possono concentrarsi sul nutrirne la personalità e le unicità con più disinvoltura. 

Ce ne sono altri, invece, che possono essere estremamente delicati, vulnerabili come cristalli, capaci di scheggiarsi anche in situazioni apparentemente banali. Per questo motivo, cari educatori, è essenziale che adottiate un approccio delicato e paziente con loro, ascoltando e rispettando le loro esigenze emotive, offrendo loro un ambiente sicuro e accogliente in cui possano crescere e sviluppare fiducia.

Attenzione alle parole, alle proprie e a quelle dei compagni

Cari educatori, fate molta attenzione alle parole che usate, perché anche una sola parola sbagliata può avere conseguenze negative. Chiedete ai genitori consigli su come interagire al meglio con i loro figli, anche sulle loro paure. 

Ed è inoltre fondamentale educare gli altri bambini, che potrebbero non comprendere appieno cosa significhi essere adottati; a volte gli altri vedono il compagno di classe adottato come uno “strano”, proveniente da un altro mondo, e la loro percezione di “diversità” potrebbe trasformarsi in una curiosità fastidiosa e pungente, manifestandosi con domande del tipo: “Perché hai gli occhi a mandorla?” “Cosa vuol dire che sei adottato?” “Dove sono i tuoi veri genitori?” “Perché hai la pelle scura?” “Perchè parli un’altra lingua?”.

Impariamo di più sul mondo dell’adozione

Cari educatori, è naturale che situazioni del genere possano verificarsi, sia in contesti scolastici che sportivi, e altro ancora; in fondo, nulla è più imprevedibile di un bambino. Ma, sarà vostra responsabilità gestire queste situazioni nel miglior modo possibile. Vi invito quindi, se non conoscete l’argomento, se l’adozione è una realtà lontana da voi, a cercare di approfondire. Soprattutto, sia che siate educatori, insegnanti, tutori, allenatori, psicologi, amici, parenti o genitori, sforzatevi di diventare veri e propri maestri di vita per questi ragazzi.

Valeria Affaba

*Anna e il diario giallo con i pois bianchi, Albatros Editore, 2023

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