
Emozioni di Adozioni dell’artista Giò Manzoni
Nei momenti di passaggio da una fase all’altra dell’esistenza, la storia personale e le origini possono suscitare delle riflessioni che sono peculiari di chi è stato adottato: che peso ha l’adozione sulla relazione coniugale e genitoriale? Quanto la nascita di un figlio sollecita l’adottato diventato madre o padre a interrogarsi sulla sua storia e sulle sue origini? Quanto incide sul figlio/a la storia adottiva del genitore? Ringraziamo Rosa Clara per aver condiviso le sue riflessioni.
Ho 46 anni. Vivo in Italia da 44 e sono diventata figlia tramite l’adozione internazionale.
Sono nata in Sudamerica, avevo 2 anni quando venni accolta all’aeroporto di Malpensa dai parenti di Cristina, che dal quel giorno è diventata la mia mamma!
Mi sono sempre considerata italiana sebbene i miei tratti somatici rimandino ad origini lontane, rispetto al paese in cui ho vissuto in Italia.
Adozione e vita di coppia: la nascita di un figlio
Io e mio marito frequentavamo la stessa compagnia di paese e andavamo tutti in gruppo a ballare nelle discoteche di altre città. Entrambi amavamo la musica revival anni ‘70 e non ci piaceva la musica latina americana. Oltre a ballare, ci è sempre piaciuto andare al cinema, e anche lì i nostri gusti erano simili. Lui era un amico perfetto e il tempo ha trasformato un’iniziale amicizia in amore.
Abbiamo parlato di adozione solo dopo il matrimonio, quando abbiamo pensato di “mettere su famiglia”. Tra i miei pensieri c’era l’idea di avere figli tramite l’adozione.
Mia mamma Cristina mi ha insegnato ad amare ed essere amata. Avrei voluto fare altrettanto con mia figlia o figlio.
Mio marito invece non era dello stesso pensiero. Esperienza diversa.
Così ho messo da parte questo “sogno”. Nel frattempo nel 2004 è arrivato nostro figlio Alessandro.
Quando nel letto di ospedale, dopo un cesareo di urgenza e risveglio confuso, dovuto all’anestesia totale, ho avuto in braccio mio figlio, ci siamo studiati a vicenda. Aveva i miei occhi e i miei capelli.
Uno dei tanti pensieri è stato proprio quello relativo alla mia esperienza di adozione: “nessuno metterà in dubbio che tu sia mio figlio”.
A me invece era capitato tante volte da bambina, sapevo che questo dispiaceva più a mia mamma che a me. Lei rispondeva come una guerriera che io ero la SUA bambina. Una fermezza che non dava tempo di controbattere. Ero sua figlia, punto e basta!
Come genitore sono “cresciuta” insieme a mio figlio.
Prima e dopo la mia gravidanza mia mamma è sempre stata ammalata, nel 2001 le avevano diagnosticato una malattia degenerativa. Diventare nonna l’ha aiutata ad affrontare i giorni davanti, uscendo così dal senso di rassegnazione e depressione che stava attraversando.
Interesse di mio figlio per la mia storia adottiva

Mio figlio non ha mai mostrato interesse per la mia storia d’adozione. E forse questo è il risultato di quello che io stessa ho vissuto con i miei genitori; in famiglia non si parlava di adozione. I miei genitori hanno partecipato ad un solo incontro tra famiglie, che come loro avevano adottato in Perù. Io avevo 4/5 anni e ho percepito una sensazione di disagio. Rispetto agli altri bambini “teneri e coccolosi” io avevo manifestato in quell’occasione un atteggiamento ribelle. Persino con il fotografo, nella foto di gruppo ho mostrato il mio disappunto. Non mi piaceva essere lì.
Con i miei non abbiamo più parlato di raduni e incontri con altri bambini adottati come me.
Abbiamo vissuto come una famiglia qualsiasi.
Crescendo ho sempre pensato, che se non si vive l’adozione sulla propria pelle, non è semplice come discorso da affrontare.
Dal 2019 ho perso entrambi i miei genitori e ho iniziato a vedere diversamente tutta la mia storia.
Se il destino da una parte sottrae, dall’altra ha in serbo meravigliose sorprese: nel 2022 ho ritrovato la mia famiglia biologica.
Le parole “adozione” e “origini” hanno assunto un significato prepotente nel mio quotidiano, così che parlarne è diventato un nuovo modo di comunicare qualcosa di speciale che mi è capitato.
Ora mio figlio mi ascolta e vede i miei occhi brillare, sa che l’adozione è un modo come un altro per essere famiglia.
Ogni tanto si sorprende, mi chiede: “Mamma, ma non sei stufa di parlarne?”. E io sorrido, perché sono stata zitta per 40 anni, quel tabù degli anni ’80 non c’è più e mi sento libera di raccontare la mia esperienza.
Rosa Clara Litta




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