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22 Giugno, 2025

Desideri e realtà dell’abbinamento

Dalla Colombia alla nuova vita in Italia. Il racconto autentico di una coppia italiana che ha scelto l’adozione di un bambino di origine straniera. Questa storia di adozione, poi, racconta molto dei desideri e delle realtà dell'abbinamento nell'adozione.
Layla Perroni

Ogni adozione è un viaggio, che si snoda tra desideri e realtà dell’abbinamento. Il viaggio che viene intrapreso non è solo fisico, ma emotivo, profondo e trasformativo. Si parte – genitori e figli – con idee, paure, desideri e dubbi. Le aspettative delle coppie circa l’abbinamento, a volte possono essere disattese…… Cosa fare? Una coppia ci racconta che la scelta di “fidarsi e affidarsi”, la rifarebbero mille volte!

L’incontro

Fidarsi ed affidarsi non è stata una decisione semplice per Maria e suo marito, coppia italiana. Volevano fortemente allargare la loro famiglia e da qui la decisione, dopo aver intrapreso altre strade che si son rivelate fallimentari, di procede con l’adozione internazionale. È stato in quel momento che la coppia ha iniziato un lungo viaggio, dall’Italia alla Colombia, sulle strade di Medellín e Bogotá, che li ha portati ancor di più dentro sé stessi. Si sono “incontrati” con i loro desideri – come quello di poter accogliere nella loro famiglia un bambino piccolo tra i 3 ed i 6 anni -, con le loro paure, le scelte difficili ed infine con il piccolo Daniel, loro figlio.

“Sapevamo solo che, da qualche parte, c’era un bambino che ci stava aspettando”, racconta Maria. “Avevamo chiesto un bambino piccolo, come fanno in tanti. Pensavamo che un bambino molto piccolo potesse “ricominciare da zero” con noi. Ma poi ci siamo trovati davanti Daniel, un bambino di otto anni e mezzo. Ci ha guardati negli occhi e ci ha chiamati “mamma” e “papà” dal primo istante”.

L’emozione provata di fronte a quelle parole è stata forte e Maria la ricorda come se non fosse passato nemmeno un giorno: “Era come se con quella parola, Daniel ci avesse consegnato il suo cuore, senza condizioni. E in quel momento abbiamo capito che non contavano affatto gli anni avuti dal bambino. L’unica cosa che aveva importanza era l’amore reciproco, che eravamo pronti a donarci”.

Le riflessioni su quell’incontro tanto importante continuano, Maria infatti ricorda di essersi domandata: “È affetto autentico o un bisogno profondo di legame?” Poi, giorno dopo giorno, è stato il piccolo a rispondere, con i gesti, con le parole e con gli abbracci. È come se Daniel avesse “sete” di creare una relazione autentica ed allo stesso tempo era anche prontissimo ad amare.

I primi giorni nella masia

Maria racconta che la permanenza iniziale presso la masia, la casa-famiglia situata a Medellìn, che accoglieva il piccolo Daniel. Nonostante le emozioni così intense e la consapevolezza della sfida che l’adozione comportava, Maria e il marito ricordano di una serenità inaspettata. “I giorni trascorrevano tra giochi, confidenze, cartoni animati visti tutti stretti sotto una coperta. Rispetto ad altre famiglie adottive incontrate, ci sembrava tutto “troppo facile”. Ma ogni storia ha le sue difficoltà, e le nostre sono arrivate poco dopo”.

Ferite che affiorano

Dopo alcuni giorni Maria, Daniel e suo marito si sono trasferiti a Bogotá, per completare le procedure dell’adozione, come vuole la legge sulle adozioni internazionali. E stato quello il momento più duro vissuto dal minore e di conseguenza dai suoi genitori adottivi. Daniel, infatti, ha dovuto salutare un altro bambino della masia, che chiamava “mi hermano”. Ci son stati pianti, lunghi silenzi e rabbia provata. “È stato uno strappo profondo. In quel momento abbiamo compreso che l’adozione non è solo una nuova partenza, ma anche una perdita“, conclude Maria emozionata.

Anche il cambiamento del cognome è stato difficile. “Quando gli abbiamo presentato i documenti ufficiali ha detto che non voleva cambiare il suo cognome, allora abbiamo rispettato il suo sentimento. Gli abbiamo spiegato, con delicatezza, che la legge italiana prevede il cognome dei genitori adottivi. E’ stato necessario del tempo, ma alla fine è stato in grado di accettarlo”.

L’arrivo in Italia e l’incontro con i parenti

Una volta tornati in Italia, l’accoglienza è stata commovente. A casa erano riuniti tutti: nonni, zii e cuginetti, tutti pronti ad abbracciarlo. All’inizio era timido, anche sopraffatto da quell’ondata di calore così improvvisa. Il bambino era in un nuovo ambiente ed aveva intorno dei nuovi affetti, doveva abituarsi.

“Poi ha visto la sua cameretta”, aggiunge Maria. “Ci ha fatto un grande sorriso, ha toccato ogni gioco, ha iniziato a giocare e a chiamarci con entusiasmo: “Mira, mira!”, ci diceva con gli occhi grandi. Non sapeva l’italiano, ma ci parlava con gli occhi, con le mani e con il cuore“.

La scuola, un cammino sorprendente

L’inserimento scolastico era uno step che molto preoccupava Maria e suo marito, sia per le differenze linguistiche che per quelle culturali. Invece, ancora una volta Daniel li ha stupiti. “Lui ha assorbito la lingua italiana con assoluta naturalezza. E devo confessare che abbiamo avuto anche una grande fortuna con il corpo docenti. In classe, infatti, ha trovato insegnanti sensibili e preparate, che lo hanno accolto con entusiasmo. Dopo poche settimane, già leggeva e scriveva”.

Maria racconta un altro episodio della vita scolastica di Daniel. Un giorno, infatti, una maestra ha fatto un’affermazione he ci ha reso molto orgogliosi di lui: “Daniel quando spiega, lo fa con tale entusiasmo che incanta tutta la classe.”

“La scuola per lui è diventata un luogo di crescita, di scoperta, di appartenenza”, conclude la mamma, “e per noi, una gioia immensa”.

Il valore del supporto psicologico

Maria riconosce la fortuna di aver avuto un supporto psicologico nel pre e nel post adozione. “In questo percorso non siamo stati soli. La nostra psicologa, Alessia, ci ha accompagnati con empatia, competenza e rispetto. Ci ha insegnato a osservare senza giudicare ed a interpretare senza sovraccaricare. Noi abbiamo seguito i suoi consigli con autenticità e ce ne siamo ricordati, anche nei momenti difficili”.

Una nuova famiglia

“La nostra famiglia oggi non è perfetta, ma è vera. Ogni giorno noi impariamo cosa significa essere genitori e Daniel cosa vuol dire essere figlio. Quando ci chiama “mamma” e “papà”, lo fa con una luce negli occhi che parla da sé, che dimostra una consapevolezza di una scelta e di una fiducia rinnovata. Se potessimo tornare indietro, rifaremmo tutto, anche i momenti difficili, sia perché grazie Daniel oggi ci conosciamo meglio e sia perché l’adozione, come ci ha detto una volta nostro figlio, è come “una seconda nascita per tutti e tre insieme.”

“Io non sapevo che si potesse esprimere un desiderio quando si vede una stella cadente, altrimenti l’avrei fatto prima: avrei chiesto una mamma ed un papà.”
– Daniel, 8 anni e mezzo

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