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28 Novembre, 2021

Fratelli adottivi a confronto

Due storie che si somigliano, due bambini adottati da neonati dagli stessi genitori. Ciascuno vive l'adozione in modo differente.
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Due storie che si somigliano, due adozioni nazionali, due bambini adottati da neonati dagli stessi genitori a tre anni di distanza, la coincidenza di essere nati casualmente nello stesso ospedale, ma nonostante ciò, sono tante le differenze tra questi due fratelli.

Ciascuno di noi ha vissuto l’esperienza dell’adozione in maniera differente, i nostri pensieri sono discordanti e spesso le nostre emozioni non combaciano, e per questo motivo ci confrontiamo spesso su questa tematica. Abbiamo già raccontato parte della nostra storia e ci siamo soffermati sul rapporto di fratellanza che ci unisce, oggi, invece, raccontiamo i nostri punti di vista differenti. È molto importante sapere che ogni bambino o ragazzo adottato vive l’esperienza dell’adozione in maniera soggettiva e anche tra fratelli adottati dagli stessi genitori si possono notare molte differenze per quanto riguarda l’elaborazione dell’adozione.

Come avete vissuto l’adozione?

Daniele: Io dico sempre che non mi sento adottato perché i miei genitori adottivi li vedo e li sento come i miei unici genitori. Per me l’adozione non è stata difficile da accettare, anzi l’ho sempre ritenuta un gesto bellissimo, non ho mai avuto problemi su questo argomento, ma le uniche domande che mi ponevo erano sulle differenze fisiche evidenti tra me, i miei genitori e mia sorella. In generale, però, non mi pongo molte domande, sono contento della mia famiglia, sono contento di essere stato adottato e vivo il presente per quello che è, accetto la mia storia e sono felice.

Francesca: Quando i miei genitori mi hanno detto che ero stata adottata non l’ho presa molto bene. Mi è stato detto a tre anni e a quell’età, un concetto grande come quello dell’adozione, non è facile da comprendere. Non riuscivo a capire come fosse possibile che avessi due mamme. Crescendo ho imparato ad elaborare l’adozione e solo durante l’adolescenza ci ho fatto davvero i conti. Mi sono fatta e mi faccio molte domande ogni giorno perché ho molti punti interrogativi irrisolti che purtroppo non possono avere una risposta, soprattutto il mio passato prima dell’adozione è un grande punto interrogativo e avere tante domande senza risposte mi fa stare abbastanza male.

Avete mai pensato alla donna che vi ha messo al mondo? Cosa provate nei suoi confronti?

Daniele: Io ho un forte senso di gratitudine verso la donna che mi ha messo al mondo e sono contento che lo abbia fatto, ogni tanto penso a lei. Se me la ritrovassi davanti le farei delle domande, ma niente di più, a me vanno bene i genitori che ho.

Francesca: Io provo un amore viscerale nei confronti della mamma biologica, l’ho immaginata e idealizzata. La ringrazio tutti i giorni per avermi messo al mondo, le ho dedicato poesie, canzoni e lettere. L’ho cercata morbosamente per tanti anni, ma adesso sono arrivata alla conclusione che non la cercherò più per rispetto nei suoi confronti dato che quando sono nata ha deciso di non riconoscermi e di partorire in anonimato, e così rispetto la sua scelta.

Che rapporto avete con le vostre radici e con il vostro Paese d’origine?

Daniele: Io sono italiano, sono nato in Italia e la cultura del mio Paese d’origine la sento molto distante da me e dal mio modo di essere e di pensare. Approcciarmi a quella cultura sarebbe come conoscere una qualsiasi cultura a me sconosciuta perché la cultura africana non la sento affatto mia. Prima o poi, probabilmente, visiterò il mio paese d’origine, ma sempre da turista perché non sento un forte coinvolgimento emotivo e non mi sento per niente di appartenere o essere vicino a quella cultura.

Francesca: Senza alcun dubbio anche io sono italiana, la mia cultura è quella italiana, però al contrario di mio fratello, io sento dentro di me anche la cultura del mio Paese d’origine, quello sarà per sempre il mio paese del cuore. Dentro di me sento due mondi, quello italiano e quello laotiano, ma queste due parti riescono sempre a trovare un equilibrio. Sono molto legata al mio paese d’origine, conosco la sua storia, la sua cultura, mi affascina tanto e non vedo l’ora di andarci. Sarà una forte emozione vivere il mio Paese d’origine, conoscere quella cultura, vedere tante persone simili a me e respirare un po’ del mio passato che non conosco.

Come avete elaborato l’adozione crescendo?

Daniele: L’adozione l’ho sempre accettata, certo ci sono delle cose sull’adozione che hanno influenzato la mia personalità e la costruzione della mia identità come ad esempio la paura dell’abbandono che mi limita spesso nelle relazioni sia con una partner che in amicizia, perché a causa del trauma dell’abbandono ho sempre paura di essere lasciato e di rimanere solo. Però tutto sommato, l’adozione l’ho elaborata a modo mio e la accetto senza farmi troppi problemi. Parlo tranquillamente dell’adozione e non ho alcun problema a rispondere alle domande su questo argomento perché non lo ritengo doloroso.

Francesca: Ho fatto un lungo percorso interiore che penso continuerò a fare per tutta la vita perché spuntano sempre nuovi dubbi e punti interrogativi. Ho affrontato il discorso dell’adozione anche in psicoterapia e mi è servito confrontarmi con la mia psicologa per capire meglio alcune cose. Ho scritto anche un libro sull’adozione in cui ho concluso una parte della mia elaborazione, ovvero quella legata all’assenza delle informazioni della nascita che tutti i bambini hanno, ma che io non ho e ho capito che non mi servono quei documenti per rendermi conto che anche io sono nata ed esisto a tutti gli effetti. Tutto il resto sarà ancora un lungo viaggio interiore.

Francesca Motta e Daniele Motta

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