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18 Gennaio, 2026

Genitore Adottivo, i superpoteri che ancora non sai di aver sviluppato

Un vademecum di sopravvivenza per navigare l’attesa e lo tsunami emotivo del "dopo giudice", trasformando le sfide più dure negli strumenti chiave della tua nuova genitorialità.
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Parliamoci chiaro, se stai leggendo queste righe è perché anche tu, come me, sei finito, più o meno consapevolmente, nella rete dell’adozione.

Eh già, perché magari non lo hai ancora realizzato, ma sei appena entrato – oppure ci stai navigando da tempo – in una giungla irta di pericoli, insidie e ampie possibilità di perdersi.

Ma io ce l’ho fatta!

E dato che sono uscito da questo dedalo di liane e sabbie mobili ho deciso di condividere con te una breve guida utile a superare ogni minaccia.

Ti proporrò spunti utili per affrontare la via del navigante adottivo a partire da dopo il colloquio con il giudice – non perché fino a quel momento la tua strada è stata semplice e spianata, ma perché, per ragioni di spazio (l’articolo) e tempo (il tuo) voglio concentrarmi solo su ciò che ti attende “dal giudice in poi”.

Il metodo è semplice: ti racconto le 3 sfide che ho vissuto come le più impegnative (per me) e ti suggerisco il super potere che ti conviene sviluppare per uscirne vivo.

Sfida n°1 – La scelta

Dopo il colloquio col giudice – andato bene perché ti sei preparato per settimane in notti insonni vegliate all’ombra dell’entusiasmo – sei pronto a fare la tua scelta: l’ente che ti accompagnerà all’adozione.

Qui il superpotere che ti consiglio di sviluppare immediatamente è l’orientamento. Eh già, perché tra amici, i cui conoscenti ci sono già passati, e meeting call fiume con enti dotati di arte oratoria di platonica memoria, ti troverai di fronte a un moltiplicarsi di bivi imbarazzanti.

Qui il tuo superpotere può aiutarti a scegliere il percorso giusto; ti dico il mio come ha funzionato (la seconda volta, perché al primo giro ha fatto cilecca e mi ha fatto imboccare una strada senza uscita, ma questa è un’altra storia…):

  • Preferisci i numeri alle parole: se un ente ti promette tempi di adozioni non coerenti col numero delle adozioni finalizzate in un anno, qualcosa non torna.
  • Scegli il Paese prima dell’ente: se un Paese è chiuso, rimane tale. Non esiste un ente in grado di scardinare un cambio di situazione esistente; perciò, usa il tuo ente per conoscere davvero il Paese che vorresti scegliere.
  • Prediligi le persone alle strutture: a volte, una telefonata – anche solo per dirti che stanno lavorando per te e che tu ci sei nei loro pensieri – serve molto di più di un’organizzazione blasonata dove gli incontri con i tuoi referenti si prendono previo appuntamento. Il tempo fiacca le gambe anche ai migliori enduristi.

Sfida n°2 – L’attesa infinita.

Se parliamo di sport di endurance – e io ne so qualcosa, credimi – l’attesa dell’abbinamento (l’attesa della telefonata dall’ente) è probabilmente la disciplina più estrema che tu possa immaginare. I giorni che diventano settimane, che diventano mesi e… e poi speriamo che sia sufficiente così!

Il tuo superpotere qui è: la distrazione.

Proprio come in una maratona, dove se guardi ogni minuto il tuo orologio per capire quanta strada hai percorso e quanta te ne manca non arrivi più, così è l’attesa dell’abbinamento.

Vivi! Goditi la tua coppia! Fai viaggi, segui le tue passioni, colleziona esperienze. (Anche perché dopo, di tempo, ne avrai molto meno per voi due). Tutto, pur di non rimanere (emotivamente) impantanati davanti al telefono.

Il telefono squillerà, ma tu non sai quando, quindi goditi questa fase perché anch’essa ti permetterà di diventare il genitore che tuo figlio merita.

Sfida n°3 – Il primo incontro

Inutile girarci intorno, non sarai mai preparato. Ma nemmeno lontanamente!

Prepara il tuo superpotere allo tsunami di emozioni (non tutte, necessariamente, positive) che ti travolgerà.

Ah, il superpotere: la dissimulazione. Non puoi mica esplodere in una tempesta emotiva, con pianti e convulsioni di fronte a tuo figlio… In quel momento lui si sta facendo una prima impressione di te (ricordi il detto “non vi è una seconda occasione per fare una prima buona impressione”? …).

Quindi lui – il pargolo – può permettersi di esternare tutte le sue emozioni, ma tu devi essere pronto ad affrontare un orso polare guardandolo dritto negli occhi.

Conclusione

Sei arrivato alla fine di questo piccolo vademecum. Se hai superato indenne (o quasi) le sfide della scelta, dell’attesa e del primo incontro, significa che hai già sviluppato poteri che non immaginavi di possedere. La buona notizia è che il tuo addestramento non è finito.

Ora inizia la prossima avventura. La giungla vera. Quella della vita insieme, fatta di notti insonni ma per motivi diversi, di discussioni sui compiti, di calzini sparsi ovunque e di “mamma, papà, mi annoio!”. È una giungla ricca di pericoli (mortali, te lo assicuro!) e di sfide quotidiane, che io e mia moglie abbiamo appena iniziato ad affrontare con i nostri due esploratori.

Ma prima di tuffarti a capofitto in questa nuova, meravigliosa follia, datti una bella pacca sulla spalla. Guardati allo specchio e dì: “Bravo/a!“. Perché sì, hai affrontato (o stai per affrontare) tutto questo e stai diventando il genitore di cui tuo figlio avrà bisogno, ogni singolo giorno.

E fidati, le risate, anche qui, non mancheranno!

Marco Fabbretti

Papà adottivo e autore del libro “Manuale Semi-Serio di Sopravvivenza per il Genitore Adottivo” Ed. Bookabook

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