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19 Dicembre, 2021

Giocattoli e consapevolezza sull’adozione

L’adozione può essere ridotta ad un gioco d'acquisto personalizzato? I bambini, in cerca di famiglia, possono essere paragonati a delle bambole in esposizione?
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Avete mai sentito parlare di bambole date in adozione? Io non credevo fosse possibile adottare una bambola, finché non mi sono imbattuta, qualche giorno fa, in un negozio di giocattoli, all’interno del quale, numerose bambole bebè, estremamente realistiche, occupavano un’intera area del negozio.

Alcune di queste bambole erano esposte su diversi scaffali, ricoprendo totalmente la superficie di una parete; mentre altre erano distese in una piccola culla, posta al centro dello spazio dedicato a questo marchio. Al di sopra della culla un cartello con scritto “Adoption Center”, di fianco al quale, su un altro cartello, venivano riportati i passaggi per poter adottare la bambola desiderata. “Scegli il bebè che ti piace di più” poi “fissa un colloquio con il nostro staff” e infine “fai un check-up al tuo bebè”.

Ma una bambola può essere adottata?

Le bambole, in un negozio di giocattoli si acquistano. I bambini, nelle case-famiglia, invece, si adottano, non vengono né scelti, né acquistati. Le coppie di aspiranti genitori non possono scegliere il sesso del bambino, né il colore della sua pelle o dei suoi occhi; non possono decidere il taglio dei suoi capelli, né la sua statura, come se stessero acquistando una bambola, appunto.

L’iter adottivo è lungo ed estenuante, non passa certo per un “colloquio con lo staff” ma attraverso una serie di scrupolosi esami posti dai servizi sociali e una volta giunti alla fine di questo percorso, i neogenitori non passano in cassa il figlio, ma è la sentenza di un Tribunale che sigla la loro unione per sempre.

Le parole “adozione” e “acquisto” non dovrebbero mai trovarsi nella stessa frase.

Campagna di sensibilizzazione o disinformazione?

L’adozione può essere ridotta ad un semplice gioco? I bambini, in cerca di famiglia, possono essere paragonati a delle bambole in esposizione?

Tutto questo come dovrebbe essere percepito da una ragazza che l’adozione, quella vera, l’ha vissuta sulla sua pelle? L’azienda americana che si occupa di produrre le bambole in questione, sicuramente non si è posta il problema, infischiandosene della sensibilità altrui.

Questo gioco racchiude alcuni degli stereotipi che circondano, suo malgrado, il mondo dell’adozione, contribuendo a diffondere un’idea sbagliata della stessa. Lungi dall’essere una campagna di sensibilizzazione, infatti, l’azienda produttrice di queste bambole, gioca sul tema dell’adozione con lo scopo ultimo di ammaliare, intenerire gli acquirenti e aumentare le vendite, senza, però, tenere conto della possibile reazione delle famiglie adottive di fronte a uno stand simile. Il mondo dell’adozione, vittima di una strategia di marketing, ancora una volta si trova a dover fare i conti con la sua strumentalizzazione e mercificazione, da parte di chi vede in esso una mera possibilità di profitto.

La campagna pubblicitaria di questo prodotto, infatti, si appropria dei termini “adozione” e “adottare” senza minimamente conoscere la realtà multiforme che caratterizza il mondo dell’adozione, arrivando così a banalizzarla. Non è un dato facilmente trascurabile, tanto più considerando che il prodotto in questione è indirizzato ai bambini, adottati compresi. Alcuni di loro potrebbero accogliere positivamente il gioco, mentre altri potrebbero rimanerne offesi, rievocando in loro vissuti dolorosi e traumatici.

Come correggere il tiro?

Questo prodotto, se diversamente pensato, potrebbe essere un’ottima proposta di gioco per avvicinare i più piccoli al mondo dell’adozione.

Innanzitutto, una buona idea potrebbe essere quella di inserire le bambole all’interno di contenitori colorati, così che il bambino non possa guardare ciò che vi è al suo interno. In questo modo, il bambino non sceglierà la bambola che più rispecchia i suoi gusti estetici, ma sarà il caso a farli incontrare. Non è forse così che funziona l’adozione nel mondo reale? A scatola chiusa!

Spostando l’attenzione dalla scelta della bambola perfetta all’importanza del prendersi cura di quest’ultima, il bambino impara a responsabilizzarsi, proiettando nel gioco il proprio vissuto e la propria quotidianità. In questo senso, infatti, il gioco diventa educativo e formativo, rappresentando un’opportunità per i piccoli adottati di guardare alla propria storia da una prospettiva ludica, condividendola con i propri pari non adottati, in un clima di gioco e spensieratezza.

Felicita De Luca

3 Commenti

  1. Delfina

    Sei speciale Felicita del mio.cuore

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  2. Francesca

    Sono oienamente daccordo, la casa produttrice delle bambole non ha minimamente compreso il grande travaglio interiore che c’è nel termine adozione, le sfere psicologiche che investono la famiglia ADO.
    Occorre impostare un sistema di sensibilizzazione adeguato nel rispetto di un così nobile percorso delle famiglie adottanti e dei bambini in primis.

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  3. Sara

    Bellissimo articolo. D’accordo ad ogni minima parola.

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