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27 Novembre, 2022

“I giovani e la speranza nel futuro” alcune riflessioni

Un convegno che ha visto i ragazzi come relatori: esperienze positive e d'esempio per i coetanei che si trovano in un momento di fragilità.
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Ieri a Milano si è svolto il convegno “I giovani e la speranza nel futuro”. Dopo i saluti iniziali, sono stati riportati i risultati di un questionario anonimo distribuito da ItaliaAdozioni a fine maggio nelle scuole superiori di Milano e provincia. I dati  indicano un malessere generalizzato – tra le principali cause spicca la scuola – e al contempo una discreta fiducia nel futuro, anche se una buona percentuale lo vede come un qualcosa di oscuro e difficile da vivere, soprattutto in Italia.

Il convegno è stato occasione di  un’interessante e stimolante confronto fra i giovani partecipanti, ma anche fra generazioni, fra i giovani e gli adulti.

I relatori erano ragazzi venuti da tutta Italia a raccontare le loro esperienze, che hanno dato un’indicazione su come è possibile affrontare il problema del disagio: con una valutazione sincera dei propri limiti, potenzialità, interessi, partecipando assieme ad altri, creando una comunità e un confronto continui. Dall’accettazione delle diversità e dalla consapevolezza che non ci si salva da soli, con l’espressione di se stessi, utilizzando la musica, la danza, le tecnologie come la radio, impegnandosi in prima persona e non stando da soli, è possibile uscire da un tunnel dove l’individuo singolarmente crolla. Questo è stato possibile soprattutto dove  i ragazzi hanno trovato un aiuto economico,  spazi e sostegno da parte delle istituzioni e quindi sono riusciti a dare concretezza al loro progetto.

Il convegno è stato positivo per il confronto che è avvenuto al suo interno, purtroppo però il numero dei ragazzi presenti non era elevato come speravamo, nonostante la pubblicità inviata a tutte le scuole superiori di Milano e provincia. Perché?  I ragazzi non si sono sentiti coinvolti? Le scuole superiori non sono sensibili al tema? Una risposta potrebbe essere data dalla considerazione fatta dal rappresentante dell’Unione degli studenti Lombardia: la scuola dà solo delle nozioni per preparare persone che possano entrare nel mondo del lavoro e non punta alla crescita della personalità dei ragazzi. I tagli alla scuola non permettono di sviluppare tutta una serie di iniziative parallele per far crescere i ragazzi, per  permettere loro di capire chi sono e che cosa vogliono fare della loro vita, non solo lavorativamente, ma come persone.

Il problema è antico: il disagio giovanile e lo scontro fra generazioni c’è sempre stato. La differenza attuale è che nelle generazioni passate, oltre alla difficoltà del vivere, c’era la speranza nel futuro, i giovani di oggi non ce l’hanno; vedono che la società, la politica e l’economia sono finalizzate allo sfruttamento dell’uomo e allo sfruttamento delle materie prime della terra. Di fronte a questo vuoto di esempi positivi da parte degli adulti, per i ragazzi è difficile immaginarsi un futuro che possa dare una vita degna. È vero però che questa situazione non può dare ai giovani una giustificazione di rinuncia, come evidenziato dal professor Albizzati, se non sono loro le colpe, da loro ci si aspetta una responsabilità di impegno. Impegno però che dovrebbe essere dimostrato anche dagli adulti e soprattutto dalle Istituzioni.

Bruno, volontario di ItaliaAdozioni

Il convegno ha sollevato diverse problematiche, suscitando in me dubbi e quesiti. I ragazzi intervenuti hanno raccontato le loro esperienze da diversi punti di vista, dimostrando speranza e positività, entrambe emozioni degne di nota. Si sono succeduti sul palco il rappresentante dell’Unione degli studenti Lombardia, un gruppo di adolescenti impegnati nella web radio Controluce di Ancona, rappresentanti del Liceo Coreutico Tito Livio di Milano con i progetti della scuola contro il bullismo, due ragazzi adottati arrivati da Reggio Emilia ed Ascoli Piceno e i ragazzi dell’associazione Tutto Annodato di Moncalieri (TO) creata in seguito al suicidio di un loro compagno di classe.

Nonostante i ragazzi intervenuti ieri abbiano dimostrato di essere maturi, propositivi e motivati nel voler aiutare i loro coetanei, stimolandoli a superare momenti difficili, sentendo parlare lo psichiatra Albizzati e guardando i dati emersi dai questionari, c’è la chiara evidenza che in questo momento gli adolescenti hanno un fortissimo disagio, che li porta alla depressione, all’autolesionismo ed addirittura al suicidio. Molto allarmante, a mio parere, è che il loro agire con atti di bullismo, nei confronti dei compagni che ritengono “diversi”, va ad accentuare i vari disagi già esistenti. Tutto ciò merita una grande attenzione da parte degli adulti e da parte delle istituzioni educative.

Tullia, una mamma

Ho partecipato ieri al convegno organizzato da ItaliaAdozioni e avendo 24 anni mi sono sentita molto coinvolta.   Ho ascoltato con attenzione gli interventi dei giovani, che hanno principalmente trattato il disagio riferito alle diversità. L’argomento mi coinvolge in modo particolare per esperienze personali, tra cui avere un’amica che soffre di un disturbo del comportamento alimentare, per il quale inevitabilmente viene considerata come “diversa”, il che accentua ancor di più il suo disagio. Noi giovani spesso ci sentiamo influenzati da stereotipi imposti dai social media e dalla società e a volte il vero problema è quello di non riuscire a rimanere noi stessi, senza essere condizionati. Trovo edificante l’esperienza dei giovani relatori che, con i mezzi a loro disposizione, trasmettono messaggi positivi e cercano di rendere “normale” quello che sino ad ora viene definito diversità e spero che queste esperienze si moltiplichino in modo da poter essere di aiuto agli adolescenti.   

Michela

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