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29 Giugno, 2025

I minori adottabili oggi con l’adozione internazionale

Chi sono i minori adottabili, quali sfide affrontano le famiglie e come migliorare il sistema? Vincenzo Starita, Vicepresidente della CAI - Commissione per le Adozioni Internazionali - chiarisce questi nodi cruciali
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Come cambiano i minori nell’adozione internazionale?

Con questo articolo iniziamo a condividere i contributi dei relatori all’evento formativo di ItaliaAdozioni e del GNLBM sul tema L’adozione oggi: la necessità di una rete competente ed efficace. Quello che segue è il resoconto dell’intervento del dottor Vincenzo Starita, Vicepresidente della CAI – Commissione per le Adozioni Internazionali

Genitorialità adottiva modello di solidarietà sociale

Ciò che la genitorialità adottiva ha in comune con le altre forme di genitorialità è quella di essere espressione del principio di autodeterminazione, che rientra nell’ambito del cosiddetto diritto alla vita privata, sancito dall’art. 8 della CEDU: il diritto a sviluppare delle relazioni umane e quindi a sviluppare la propria persona. Tra queste relazioni ha un ruolo molto rilevante la relazione genitoriale; la specificità della genitorialità adottiva sta nel fatto che non è una genitorialità autoreferenziale, a differenza delle altre che hanno comunque una percentuale più o meno ampia di autoreferenzialità. La genitorialità adottiva si colora di particolari finalità, tra cui la solidarietà sociale: chi adotta lo fa per realizzare come obiettivo primario un aiuto e per garantire il diritto fondamentale che hanno i minori (nel caso dell’adozione internazionale, anche i minori così distanti da noi) a vivere all’interno di una famiglia. 

La genitorialità adottiva è chiamata anche a realizzare il superiore interesse del minore, cioè a realizzare in concreto i bisogni del minore che viene adottato. Il nostro legislatore coglie perfettamente questa caratteristica della genitorialità adottiva quando nella legge fondamentale sulle adozioni, che risale al 1983, identifica la richiesta di adozione come una dichiarazione di disponibilità, perché è esclusivamente un’offerta di disponibilità, non esiste infatti alcuna forma di diritto ad adottare: questo nei percorsi formativi è la prima cosa che si insegna agli aspiranti genitori adottivi. 

Trend delle adozioni internazionali 

Le adozioni internazionali dopo aver avuto un picco storico negli anni del 2010-2011 in cui si arrivò a quasi 4.000 all’anno, hanno attraversato un periodo di progressiva crisi. Dall’anno orribile del Covid (dal 2020 in poi) c’è stata una progressiva riduzione di questo numero, tanto che oggi ci assestiamo mediamente intorno alle 500 adozioni l’anno. Dobbiamo interrogarci sul perché di questa crisi. È evidente che le ragioni sono molteplici. Uno dei motivi principali della crisi è il principio di sussidiarietà, uno dei pilastri della Convenzione dell’Aja del ’93, che prescrive che bisogna garantire il diritto al minore a trovare forme di accoglienza familiare innanzitutto nel Paese d’origine. Questo principio purtroppo è stato malamente, o anche intenzionalmente mal interpretato da molti Paesi. Alcuni hanno ritenuto che all’adozione internazionale debbano essere destinati esclusivamente i minori special needs, che hanno un maggior costo in termini di welfare.

Un’altra grande difficoltà che oggi abbiamo, attiene alle procedure che sono state svolte nell’anno del Covid e nel periodo antecedente il Covid. Sempre di più oggi i genitori adottivi stanno adeguando la loro domanda a quella che è effettivamente l’offerta qualitativa e questo fa sì che tutti i procedimenti successivi al periodo del Covid attengono a coppie pronte ad adottare bambini che hanno delle caratteristiche particolari, mentre quelli precedenti non sempre lo sono.

Il primo dato importante attiene all’età dei minori adottati. Il 74% dei minori adottati in Italia nel 2024 ha un’età superiore a 5 anni. I neonati, da 0 a 1 anno, sono una percentuale bassissima (intorno all’1%) dei bambini che vengono adottati dall’estero.

Un’altra circostanza che oggi ha una rilevanza fondamentale è quella dell’età media delle coppie che adottano, riferita al momento dell’accettazione dell’abbinamento: negli ultimi 3 anni questa età si va assestando sempre di più intorno ai 43 anni per le donne e ai 45 per gli uomini. 

Minori special needs

La stragrande maggioranza dei minori, che entrano nel nostro Paese, rientrano nella categoria dei cosiddetti special needs che, in base alle indicazioni provenienti dall’Aja, sono:

  • minori che hanno un’età superiore a 7 anni;
  • minori che sono appartenenti a fratrie, intendendosi come fratrie i gruppi da tre minori in su; 
  • minori con gravi problemi comportamentali o che hanno subito dei gravi traumi come maltrattamenti e abusi;
  • minori portatori di gravi patologie fisiche o psichiche. 

Molti sono portatori contemporaneamente di più caratteristiche, che fanno rientrare nei special needs. Come caratteristica prevalente c’è quella dell’età, cioè la stragrande maggioranza dei minori che entra nel nostro Paese è di età superiore a 7 anni °. 

Interventi che possono prevenire i fattori di rischio

Tra i fattori protettivi ha un ruolo essenziale, cruciale addirittura per il futuro del sistema di adozione internazionale, la fase della formazione degli operatori, delle coppie e del minore all’adozione. La formazione del minore all’adozione non è soltanto quella che viene svolta nei Paesi di origine, perché i minori devono essere preparati non soltanto rispetto alla disponibilità ad essere adottati, ma devono essere preparati anche rispetto all’adozione in concreto che poi dovranno accettare, nei casi in cui è previsto il consenso in maniera informata**. La formazione richiede una modifica dei protocolli attualmente esistenti e una modifica dei criteri di valutazione che vengono oggi utilizzati dai tribunali per i minorenni. Perché bisogna tener conto delle profonde modifiche che l’adozione internazionale sta vivendo negli ultimi anni: sempre di più si adottano bambini grandi, in età preadolescenziale. Questo significa andare con le coppie a valutare la disponibilità all’apertura in astratto, cioè rispetto ai legami simbolici, ma anche all’apertura strutturale. Rispondere ai bisogni di un bambino più grandicello significa rispondere al diritto che questo minore ha a mantenere un continuum rispetto agli affetti della vita ante, che non devono improvvisamente essere recisi. Questo significa disponibilità a porsi in maniera non giudicante rispetto a figure come possono essere la famiglia sostituta, la famiglia affidataria o figure di educatori o di familiari, di fratelli e sorelle biologiche, che rimangono nei Paesi di origine.

Interventi nel post-adozione

Per una rete istituzionale realmente efficace nel supporto post-adottivo sono fondamentali:

  • presa in carico integrata e tempestiva;
  • formazione continua per tutti gli operatori coinvolti;
  • considerare la famiglia al centro dell’intervento e non limitarsi al semplice monitoraggio;
  • attivazione di progetti personalizzati, con piani di intervento a lungo termine. 

Gli interventi nel post adozione hanno un ruolo cruciale. Non si può più pensare a un monitoraggio con una durata e con interventi limitati, ma dobbiamo pensare ad un post adozione che intervenga con immediatezza a sostenere il nucleo familiare fin dalla nascita del legame adottivo e che sia in grado di accompagnarlo e di percepire con immediatezza i segnali delle possibili difficoltà, perché non divengano crisi e affinché i nuclei non vengano abbandonati. È importante che le professionalità, che dovrebbero essere specializzate per intervenire sul legame adottivo e sulle relazioni adottive, intervengano quanto prima.

È importante, inoltre, tener presente che ogni adozione ha dei margini di incertezza rispetto alle informazioni sanitarie. Per svariati motivi ci sono Paesi che, per poter avere sussidi e mantenere al meglio i bambini, sono portati ad esagerare nelle diagnosi ed altri invece che tendono a nascondere queste diagnosi. A volte si tratta di Paesi che non hanno la strumentazione all’avanguardia per fare delle diagnosi precise, quindi il margine di incertezza è ineliminabile: le coppie vanno preparate ad accettare questa incertezza. Ruolo essenziale è lo svolgimento di screen rapidi, veloci ed efficaci fatti da personale competente, non appena questi minori entrano nel nostro Paese. Per questo dallo scorso anno è stato inserito un contributo straordinario per le famiglie che adottano minori special needs e dal prossimo anno si cercherà di erogare questo contributo a breve distanza dall’autorizzazione all’ingresso del minore in Italia, per aiutare le famiglie ad affrontare nell’immediatezza le piene spese e le spese sanitarie, così da poter attivare subito percorsi di cura e di recupero. 

Il dottor Starita ha concluso il suo intervento con la citazione di una parola e un concetto tratto dal greco antico, Iοίην, l’unica parola che è rimasta del famoso frammento 182 di Saffo: “Iοίην esprime la capacità di andare oltre; è un auspicio perché tutti riusciamo a guardare oltre e ad affrontare queste difficoltà. È un auspicio soprattutto per le famiglie e per i bambini che verranno adottati: noi ci siamo e faremo la nostra parte per cercare di migliorare il sistema delle adozioni internazionali”.

Anastasia Pietrini



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