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20 Marzo, 2022

Il funzionamento familiare e la comunicazione sull’adozione

I risultati della ricerca condotta mostrano una correlazione significativa e positiva tra il funzionamento familiare e l’apertura comunicativa sull’adozione.
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“Il destino unì improvvisamente e sposò con l’irresistibile sua potenza quelle due esistenze sradicate, differenti per età, simili per lutto. L’una, infatti, completava l’altra. L’istinto di Cosette cercava un padre come l’istinto di Jean Valjean cercava un figlio. Incontrarsi, fu trovarsi. Nel momento misterioso in cui le loro due mani si toccarono, si congiunsero. Quando quelle due anime si scorsero, si riconobbero come se l’una fosse ciò che necessitava all’altro, e si abbracciarono strettamente” (Victor Hugo, 1862)

Persona come “essere in relazione”

Fin dai primi anni di università mi ha sempre affascinato l’idea di persona come “essere in relazione” e il suo esserci entro matrici familiari e sociali.

Come sostiene Andolfi (2015), “non esistono soggetti che possano essere definiti indipendentemente dal mondo, le persone sono costituite dai loro affetti, i loro legami e le loro relazioni”. Questo interesse mi ha portato ad approfondire con la professoressa Ondina Greco e, in seguito, con la professoressa Rosa Rosnati il mondo delle adozioni. Ritengo l’adozione un istituto fondamentale al fine di ridurre lo stato di vulnerabilità fisico, psichico e sociale di alcuni bambini, creando dei legami con la famiglia, con la scuola, con la comunità, con il mondo, in un’ottica di complessità delle relazioni umane.

Ciò che mi ha colpito è stato il tema della perdita e della mancanza, temi che sicuramente attraversano la vita di ciascuno, ma che nelle famiglie adottive assumono una più intensa rilevanza, in quanto modifica nei soggetti la rappresentazione dei confini familiari, provocando una ristrutturazione del campo relazionale, etico e affettivo. Inoltre, sono state motivo di riflessione le tematiche riguardanti l’accoglienza, l’integrazione e la diversità, intesa come ricchezza e, di conseguenza, capacità di abbracciare una visione del mondo più ampia e colorata.

L’adozione è un tema delicato e complesso che coinvolge il mondo dei rapporti e delle relazioni tra genitori e figli. È una pratica antica che ha subito una continua evoluzione sulla base dei cambiamenti culturali e sociali, che ne hanno influenzato la rappresentazione collettiva: inizialmente era applicata per assicurare una discendenza alla famiglia; ad oggi, invece, è andata affermandosi la funzione di riparazione affettiva, ovvero la necessità di assicurare affetto e calore a un minore che è privo di un contesto familiare adeguato. Possiamo dunque intendere l’adozione come un’acquisizione del tutto particolare di un membro della famiglia in quanto stabilisce una relazione genitoriale in assenza di un legame di consanguineità. In virtù di tale definizione, l’adozione è una forma di genitorialità radicale in quanto le famiglie adottive sono caratterizzate da una doppia ferita: la mancanza della realizzazione della maternità/paternità per la coppia e la mancanza di una famiglia per il bambino. In aggiunta, vi è la presenza di una differenza genetica cui si associa, in alcune realtà, anche la differenza etnica, spesso di lingua e di cultura. Ne consegue che l’adozione implichi un reciproco riconoscersi nella costruzione di una comune appartenenza familiare, a partire dalla valorizzazione delle differenze. In questo modo si viene a creare un incastro singolare e irripetibile dei bisogni, delle aspettative e della storia di cui sono portatori il figlio, la coppia genitoriale e le famiglie di origine della coppia. Nello specifico, dal punto di vista dei genitori adottivi, l’adozione è una scelta. Tuttavia, di fronte al figlio concreto, sempre differente dal bambino atteso e immaginato, la coppia adottiva è chiamata nuovamente a legittimare se stessa come genitori a pieno titolo di quel figlio, nel riconoscimento della sua storia e della differenza di origine.

Per quanto riguarda l’adottato, possiamo ipotizzare come l’incontro con i genitori adottivi sia, nella maggior parte dei casi, denso di emozioni e sentimenti contrastanti, perché coincide con l’abbandono di un ambiente noto, a cui è legato un margine di sicurezza. Pertanto, soprattutto durante l’adolescenza, anche i figli adottivi possono operare una scelta e decidere di essere figli di “quei genitori”, appartenente alla ed erede della storia familiare di quella specifica famiglia. L’adolescenza è generalmente considerata una transizione familiare che implica una situazione di vulnerabilità sia per i genitori che per i loro figli: da una parte c’è il figlio, il quale attraversa molteplici e profondi mutamenti fisici, sessuali, cognitivi e relazionali; dall’altra ci sono i genitori, i quali attraversano una fase di disorientamento, in seguito ai cambiamenti e al progressivo bisogno di indipendenza del figlio. In effetti, questa fase richiede un processo di differenziazione reciproca tra genitori e figli e un equilibrio tra vicinanza e distanza per sostenere l’individuazione dell’adolescente dal contesto familiare. Oltre a queste criticità, il processo adolescenziale risulta essere ancora più complesso per i ragazzi adottati e i loro genitori adottivi. I cambiamenti corporei e l’entrata in gioco della sessualità possono riattivare interrogativi e fantasie riguardanti la propria nascita e il tema della differenza d’origine. Ne consegue che, gli adolescenti adottati, oltre ai compiti evolutivi tipici dell’adolescenza, devono misurarsi anche con la sfida aggiuntiva di conferire un significato alle loro origini. Questa storia, o narrazione, aiuta l’adottato ad attribuire un senso al passato, a comprendere se stesso nel presente e a proiettarsi nel futuro, al fine di definire una propria identità adottiva. Infatti, è in questa fase dello sviluppo che la famiglia adottiva è maggiormente impegnata nel grande e, a volte, faticoso compito che comporta la rielaborazione della propria storia di famiglia adottiva.

Dunque, il compito fondamentale della famiglia adottiva è quello di far diventare familiare un’origine diversa e lontana. Solo a partire dall’accettazione della differenza è possibile che l’evento adozione sia incluso nella storia di ogni componente della famiglia diventando parte dei racconti e dei significati condivisi che la caratterizzano.

La mia tesi basata sul funzionamento familiare e la comunicazione sull’adozione

Il presente lavoro di tesi, realizzato in collaborazione con il Centro d’Ateneo Studi e Ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano, si colloca in linea con i nuovi sviluppi delle ricerche sull’adozione, il cui focus sono i fattori protettivi e le risorse delle famiglie adottive, al fin di mettere in luce i processi e i fattori fondamentali che consentono alla famiglia di far fronte alle sfide poste dall’adozione. In particolare, ha tratteggiato un quadro della famiglia adottiva con figli adolescenti in Italia, prendendo in esame alcune dimensioni specifiche a livello individuale e relazionale, il tutto mediante una prospettiva familiare che consideri la visione dei diversi attori che compongono l’esperienza adottiva.

La ricerca ha messo in evidenza il ruolo fondamentale della coesione, dell’adattabilità e dell’apertura comunicativa sull’adozione nel funzionamento familiare delle famiglie adottive. Grazie a queste informazioni, le famiglie adottive e gli operatori dei servizi per le adozioni potranno comprendere ulteriormente alcuni aspetti di questa realtà familiare e le sfide a cui è possibile incorrere. Inoltre, i risultati emersi potranno fungere da spunti di riflessione, utili a livello di intervento e formazione con le famiglie adottive, in quanto possono essere usati al fine di implementare obiettivi e contenuti per gli incontri di preparazione all’adozione e i percorsi di accompagnamento post-adottivi, finalizzati a promuovere le risorse e a consentire il confronto e lo sviluppo di una rete di sostegno.

I risultati dello studio restituiscono un’immagine prevalentemente positiva e funzionale della famiglia adottiva. D’altra parte questo risultato è poco generalizzabile e potrebbe essere legato ad una autoselezione da parte dei partecipanti, così sono le famiglie che stanno meglio quelle che trovano spazio e decidono di prendere parte alla ricerca. Potrebbe essere interessante condurre un successivo studio che metta a confronto le famiglie adottive che non hanno chiesto interventi psicoterapeutici di sostegno post-adottivo con famiglie che hanno chiesto un intervento terapeutico per il figlio. Questa prospettiva di ricerca potrebbe permettere di valutare se esistano differenza nella modalità di funzionamento familiare e nella comunicazione sull’adozione e di analizzare i fattori di rischio determinanti del malessere e disadattamento degli adolescenti. Inoltre, le tematiche trattate dipendono notevolmente dal contesto in cui sono indagate e, quindi, potrebbero essere riconsiderate analizzando altri contesti o confrontando contesti differenti. Infatti, come sostiene Olson (2000), la valutazione delle famiglie deve tener conto anche delle variabili culturali, etniche e religiose. Particolari contesti, specifiche etnie, determinati gruppi religiosi posseggono valori propri che, inseriti nel proprio contesto di appartenenza, non comportano un funzionamento problematico. Pertanto, ogni specifica considerazione deve essere inserita in una specifica finestra di sviluppo e in un definito contesto socio-culturale.

Il tirocinio post laurea presso un ente per le adozioni internazionali

Il progetto di tesi si è rivelato un’esperienza che mi ha permesso di continuare a coltivare l’interesse per il mondo delle adozioni, a tal punto da decidere di intraprendere il tirocinio post laurea presso un ente per le adozioni internazionali, il Centro Italiano Aiuti all’Infanzia (CIAI), al fine di comprendere quale fosse il ruolo dello psicologo all’interno di questa grande e complessa impresa dell’adozione internazionale. Di questa esperienza formativa, mi ha colpito l’idea di adozione internazionale intesa come concreto riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i bambini e del fondamentale diritto alla famiglia intesa come ambiente insostituibile in cui si realizzano le condizioni necessarie per l’equilibrato sviluppo del minore. Inoltre, ho colto un’autentica disponibilità ad accogliere un bambino, senza discriminazioni o preclusioni circa il suo Paese di provenienza.

In generale, l’adozione viene intesa come mezzo per creare dei legami forti con la famiglia, la scuola, la comunità e il mondo. Ricreare legami forti e duraturi, compito degli operatori che si occupano dell’adozione, richiede grande professionalità. Il tema dell’abbandono, del trauma, l’immagine di un’infanzia offesa, attivano sentimenti profondi, che non elaborati, possono portare a rigidi arroccamenti valutativi oppure a banalizzazioni che vedono nell’atto adottivo, un atto di amore in grado, di per sé, di garantire la salvezza. Sarebbe auspicabile a mio parere, invece, che gli operatori siano capaci di porsi, in maniera aperta e spoglia da pregiudizi, in un ascolto dinamico di se stessi e degli altri. Inoltre, fondamentale, in questo ambito, è anche il meticciamento delle diverse ottiche professionali.

L’interesse per il mondo dell’adozione mi ha portato a continuare la collaborazione con il Centro Ateneo Studi e Ricerche sulla famiglia, apportando il mio contributo in progetti riguardanti l’adozione. Inoltre, attraverso seminari e la lettura di libri e articoli, continuo ad aggiornarmi riguardo le tematiche adottive, in particolare i cambiamenti e le difficoltà che hanno dovuto affrontare e stanno affrontando le famiglie adottive a causa della pandemia: tempi di attesa dilatati, partenze straordinarie, richiesta di una maggiore permanenza all’estero etc

Ora più che mai le famiglie adottive di ritorno dai Paesi di provenienza dei figli adottivi o in attesa della partenza necessitano di un sostegno specifico e continuativo da parte di operatori esperti nel settore.

Cristina Ferreri

Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Corso di Laurea Magistrale in psicologia clinica e promozione della salute: persona, relazioni familiari e di comunità

Anno accademico 2019/2020

Tesi di Laurea: Il funzionamento familiare e la comunicazione sull’adozione: una ricerca empirica.

Relatore: Chiar.ma Prof.ssa Rosa Rosnati

Approfondisci leggendo l’abstract della tesi

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