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04 Febbraio, 2024

Il più bel secolo della mia vita, un film necessario

Evidenti i limiti di una legge anacronistica che l'Italia da tempo è chiamata a modificare.
Giuseppina Facchi
Psicologa, psicodiagnosta, psicoterapeuta. Già responsabile del Servizio di Psicologia Clinica dell’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale di Crema, ha lavorato nell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

L’articolo non è da intendersi come la recensione del film “Il più bel secolo della mia vita”, ma il risultato di un recente incontro di formazione dei volontari di ItaliaAdozioni.

La legge dei cent’anni

Il più bel secolo della mia vita,  nelle sale da luglio 2023, con la regia di Alessandro Bardani, nasce da uno spettacolo teatrale di successo del 2015. Protagonisti due figli nati da madre segreta: il centenario, Gustavo Diotallevi, e il  giovane trentenne, Giovanni Andreasi. Non riconosciuti alla nascita, una volta sarebbero stati registrati come figli di NN.

Un film necessario.  A distanza di oltre 10 anni dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo (CEDU, Seconda Sezione, Godelli c. Italia, ricorso n. 33783/09, sentenza del 25 settembre 2012), l’Italia non ha ancora modificato la normativa che impedisce di fatto ai figli nati da parto anonimo di conoscere le proprie origini. La legge lo permette, ma dopo il compimento dei cent’anni. Trascorso un secolo di vita, il figlio, se lo desidera, può chiedere di conoscere dove, quando e da chi è venuto al mondo.

La pellicola si snoda lungo  il viaggio che Gustavo e Giovanni  percorrono da Bassano del Grappa  verso Roma, per partecipare ad un incontro organizzato dall’Associazione Figli Adottati e Genitori Naturali con il Ministro. 

Obiettivo: testimoniare il diritto di conoscere le proprie origini e consegnare a Gustavo – nel rispetto della legge in vigore – il fascicolo personale contenente le informazioni e i dati relativi alla sua nascita. 

I due protagonisti, accomunati dalla stessa condizione di figli nati da parto anonimo e subito dopo abbandonati, ma cresciuti in ambienti completamente diversi, si confrontano sul tema delle origini. 

Tramite le loro storie lo spettatore attraversa due epoche, due mondi culturali, passando dal dopoguerra ai giorni nostri. Allo stesso tempo il film mette a nudo la loro identità costruita sulla base della consapevolezza o meno della propria condizione di vita.  

Il primo, ha vissuto fino all’età di 16 anni in un istituto di suore, a Roma, e poi, a causa del suo carattere impetuoso e sfidante, da solo, ha sfruttato nella vita l’arte di arrangiarsi, andando da ragazzo anche a dormire nelle celle vuote del carcere minorile.

Il secondo, un ragazzo perbene, a modo, preciso fino all’ossessione, adottato poco dopo la nascita, ha sempre vissuto con i genitori, che non hanno mai affrontato con lui la condizione adottiva e deciso di svelarne il segreto, solo dopo che il padre si è ammalato di tumore e, a distanza di un anno,  è morto.

Il confronto generazionale diventa utile ad entrambi i personaggi. 

Gustavo perde la scorza costruita negli anni e attraverso il sostegno di Giovanni, accede al tema delle origini,  anche dopo un secolo di vita, lasciandosi trasportare infine dai sentimenti e dal desiderio di dare un nome e un volto alla donna dalla quale è nato. 

Giovanni, in aperto conflitto con la madre adottiva a causa del segreto, con la mediazione di Gustavo, fa i conti con la propria storia e attraverso i suggerimenti del compagno di viaggio, accetta la possibilità che le persone che amano, possano  sbagliare  e di assumere la prospettiva che per costruire la propria identità, sia necessario tener conto di ciò che ognuno fa, ridimensionando il tema della conoscenza delle origini.

Conflitto di interessi 

Un film necessario. Ma che succede in Italia in attesa di  un provvedimento legislativo che modifichi la normativa in vigore  e risolva il conflitto tra il diritto della madre di rimanere anonima e il diritto del figlio adottato di conoscere le proprie origini al compimento del 25° anno di età?

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo indica che il figlio può chiedere al giudice del Tribunale che ha effettuato l’adozione, di interpellare la madre biologica ai fini della revoca della dichiarazione di anonimato fatta a suo tempo, assicurando la massima riservatezza. 

A sostegno di questa sentenza,  nel 2021 la Corte di Cassazione ha emesso un’ordinanza (n. 22497 del 9 agosto 2021) in tema di diritto della persona nata da parto anonimo ad acquisire informazioni relative alle proprie origini. Ha ribadito che il diritto a conoscere l’identità della madre deve essere contemperato con la volontà di questa di rimanere anonima ed esercitato secondo modalità che ne proteggano la dignità, tenendo conto della salute della donna e della sua condizione personale e familiare.

Sono i 29 Tribunali per i Minorenni esistenti sul territorio nazionale, ognuno con una propria modalità, ad occuparsi della questione, cioè ad accogliere la richiesta del figlio, a interpellare la madre e, una volta ottenuta la revoca, a consegnare il fascicolo personale. Durante la nostra audizione in Senato, invitati dalla Commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’adolescenza, abbiamo portato tra le altre, anche la richiesta di uniformità dei procedimenti per l’interpello nei TM: occorre una legge per definire con esattezza modi e tempi uguali per tutta Italia.

Ad oggi contattare la donna per chiederle se vuole rimuovere l’anonimato o meno, varia purtroppo dal singolo Tribunale e, nel caso affermativo, come i documenti con la storia del richiedente vengono consegnati in alcuni TM dipende addirittura dalla buona volontà dei singoli funzionari.

È questo un percorso dove le carte sono la base, ma comportano un forte coinvolgimento di sentimenti e di ferite che contrassegnano le storie dei protagonisti e tutto ciò esige  che gli operatori preposti abbiano competenza e soprattutto umanità. Per chi desidera sapere, poter conoscere la verità è importante, a volte necessario, ma per intraprendere questa strada  servono professionisti e mezzi adeguati. E chi  garantisce  tutto questo?  

Un film necessario. Una modifica dell’art. 28 della legge 184/83 indispensabile.

Giuseppina Facchi

psicologa psicoterapeuta

1 commento

  1. Luisa Di Fiore

    Stiamo presentando una proposta di modifica dell’ art 28. Necessaria una normativa, non possiamo rimanere senza una legge.
    Luisa Di Fiore
    Faegn

    Rispondi

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