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14 Giugno, 2026

Il post-adozione, come gestire questo delicato periodo

L’adozione nazionale non finisce con l’arrivo a casa: scopri come affrontare il "post adozione", tra sfide burocratiche, il ruolo della scuola e l’importanza di costruire una rete di supporto.
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La telefonata tanto attesa è arrivata. Sono stati attraversati momenti di assoluto sconvolgimento: un primo incontro, tante informazioni, l’avvicinamento, il così tanto immaginato arrivo a casa.


E adesso?


È molto comune e comprensibile non chiedersi come sarà il… dopo. Si è così presi dall’attesa e dalla paura che questo sogno possa non concretizzarsi mai, che al dopo non ci si vuole nemmeno pensare.

Ma ecco che quel dopo arriva, come uno tsunami.


Partiamo dai termini


Il post adozione, nell’adozione nazionale, è un tema delicatissimo, per molti motivi.
La prima ragione è che spesso, se non sempre, è improprio definirlo post adozione. A differenza dell’adozione internazionale, infatti, nella quale con l’ingresso in famiglia il bambino o bambina è da subito legalmente figlio dei suoi genitori, l’adozione nazionale è caratterizzata da una vera e propria giungla burocratica.


Diversissimi possono essere i decreti, emanati dal Tribunale, con i quali si dispone l’ingresso di un minore in una famiglia.
Può essere un affido preadottivo, oppure un affido temporaneo o di emergenza, o come in altre occasioni viene chiamato, un collocamento provvisorio. In tutti questi casi, mamma e papà lo si è solo nel linguaggio familiare che si cerca di costruire, di sicuro non di fronte alla Legge.
Bisogna imparare a muoversi nel territorio legale e burocratico dei decreti e interfacciarsi con un tutore, che mantiene la potestà genitoriale.
Anche il potere decisionale che il tutore riconosce alla famiglia è variabile: si parte da deleghe molto ampie, che coprono la totalità delle decisioni quotidiane, fino a quelle estremamente restrittive, che richiedono un continuo interagire, in una vita che sembra come in prestito.
Ci sono poi, è giusto sottolinearlo, quei genitori che vivono anche il difficilissimo compito di accompagnare i propri figli in un percorso di incontri con la famiglia biologica, percorso che richiede enormi risorse: emotive, relazionali, materiali e organizzative.
E accanto a tutto questo, c’è lui. Il figlio o figlia, catapultato dentro una nuova realtà con questi due adulti adoranti.


È una banalità, ma fa bene ripeterla: l’età del piccolo non c’entra. Anche i bimbi più piccoli hanno una storia, fatta da una serie di eventi e circostanze che lo hanno portato a diventare figlio con l’adozione, e questa storia ha un suo peso e un suo spazio indipendente dalla sua lunghezza.


Strumenti e risorse


Come affrontare questo periodo così delicato?
La prima risorsa sono le équipes adozioni. Le diverse regioni prevedono protocolli e modalità differenti per il monitoraggio dell’inserimento. Attraversiamo un periodo storico complesso, e non sempre le risorse sono sufficienti a rispondere alle esigenze, impegnative e diversificate, delle neonate famiglie adottive.
Resta però importante che il monitoraggio sia un momento in cui anche le famiglie si sentano protagoniste e parte attiva. Anche le famiglie possono – e in un certo senso devono – proporre incontri, dare aggiornamenti, chiedere supporto o indicazioni. È un canale da tenere aperto, senza cadere nella convinzione che si debba chiamare o intervenire solo se “qualcosa non va”.

Uno degli aspetti di fragilità forse meno intuitivi, ma più importanti da considerare del periodo post adozione, è che il bimbo è uno “sconosciuto” per tutti. Mamma e papà, ma anche la famiglia allargata, devono conoscere il loro figlio o nipote, e perché questo accada, serve tempo. L’avvicinamento, avvenuto nella casa famiglia o nella famiglia affidataria, è prezioso, e permette di avere molti elementi utili, ma il cambio di ambiente e l’immergersi in una nuova quotidianità porta inevitabilmente all’emergere di aspetti prima invisibili.
Ecco quindi che un nuovo punto di vista, uno sguardo professionale e diverso sui bambini diventa prezioso. La socialità con i coetanei, l’intervento di insegnanti ed educatori, non è solo veicolo di esperienze positive e di una routine stabile, così importante per i bambini, ma rappresenta anche la possibilità di avere una nuova prospettiva.


Nella quotidianità, un ruolo fondamentale è quello della scuola, di qualunque grado. In un bambino che inizia la sua nuova vita da figlio, la scuola rappresenta un ambiente sicuro, in cui è fatto oggetto di attenzioni e di osservazione, in cui mostrare altri lati di sé, e in cui forse far emergere vissuti e caratteristiche non ancora visibili.


Un altro aspetto molto importante è la salute dei bambini. L’adozione nazionale permette un accesso spesso più semplice alla documentazione medica dei bambini rispetto all’adozione internazionale. Questo però non toglie che sia essenziale una presa in carico attenta, informando i pediatri di libera scelta di quanto si sa del bimbo. La presenza o assenza di informazione rispetto alla famiglia di origine è una variabile molto importante, in merito ad esempio all’eventualità di fare indagini genetiche per conoscere e intercettare in tempo eventuali problemi di salute ereditari. Il pediatra è una figura indispensabile per aiutare i genitori a non tralasciare segnali che invece dovrebbero essere valorizzati.


La rete


L’altro importante aiuto nel post adozione è quella che viene spesso definita rete.
Rete è quell’insieme di relazioni, contatti, conoscenze, che si costruisce nel tempo; siamo abituati a pensare a una realtà del genere come a un paracadute in caso di necessità (una rete di sicurezza, appunto), ma può funzionare solo se è stata intessuta col tempo in fasi non problematiche, diventando una parte costitutiva della quotidianità.


Di questa fanno parte ad esempio le attività extrascolastiche, oppure le varie proposte di formazioni per i genitori, anche quelle all’apparenza meno coinvolgenti, come l’incontro con la nutrizionista sullo svezzamento.
Una parola a parte va spesa per le associazioni di genitori. Molte associazioni, sparse sui territori, organizzano gruppi di ascolto e condivisione e e si tratta di occasioni preziosissime di confronto, di supporto, di creazione di legami profondi che possano poi fornire ai bambini, nel tempo, un luogo privilegiato dove vivere la propria esperienza.
A questa rete, naturalmente, non può che affiancarsi la rete informale, costituita dai rapporti di amicizia precedenti all’ingresso del bambino in famiglia, alle frequentazioni con altre famiglie con bambini di età analoga, alle famiglie incontrate in contesti che si frequentano quotidianamente e con le quali possono crearsi rapporti di confidenza e amicizia.

Mai soli


Il filo rosso che collega tutti questi supporti è il contrasto alla solitudine e all’isolamento.
Niente minaccia più una famiglia adottiva che l’essere sola. Nel caso dell’adozione nazionale questo è un rischio forse ancora più insidioso, perché non ci sono Enti e compagni di viaggio da cui partire; è qualcosa da costruire completamente da zero. E come ogni cosa da costruire, necessita di progettazione e di pianificazione, sfruttando quel tempo dell’attesa, che da momento morto, può e deve trasformarsi in un momento di
scoperta, conoscenza e preparazione.

Arianna Seminara, mamma adottiva e operatrice sociale

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