
L’Italia, sempre meno figli
Come già sostenuto dal dottor Starita nel suo intervento sull’adozione internazionale, anche nell’ambito dell’adozione nazionale assistiamo ad una continua evoluzione a cui gli operatori devono adeguarsi in assenza di una normativa precisa, che rispecchi il cambiamento in atto – basti pensare che l’ultimo intervento di modifica dell’Istituto dell’adozione risale al 2001.
Una considerazione generale: nell’Italia che fa meno figli, diminuisce anche il desiderio di essere territorio adottivo. Come Paese registriamo il record negativo delle nascite che nel 2024 si è fermato a 370.000 bambini, quello dell’indice di natalità è di circa 1,21 figli per donna. Perché dunque dovrebbe essere diverso il fenomeno per la genitorialità adottiva?
Questi dati bastano già per farci un quadro di insieme dal quale partire con la nostra riflessione.
Chi sono le coppie disponibili ad adottare in ambito nazionale?
Registriamo nell’adozione un trend di flessione costante e progressivo che non si ricollega alle problematiche specifiche dell’adozione internazionale. Per quanto riguarda il tribunale per i minori di Milano nel 2024 state 419 le domande rispetto alle 472 del 2023 e alle 553 del 2022. Se poi confrontiamo questo dato con le disponibilità all’adozione del 2001, sempre con riferimento al tribunale dei minori di Milano che è il più grande in Italia, constatiamo come le domande nel 2001 erano ben 1232: questo dato ci indica che siamo di fronte a una riduzione delle adozioni che supera i due terzi delle domande degli ultimi 20 anni.
Senz’altro su questo crollo incidono il periodo di crisi, la situazione di incertezza e la mancanza di stabilità che stiamo vivendo con le guerre, che purtroppo contraddistinguono gli ultimi tre anni, ma anche fattori come il ricorso alla tecnica della fecondazione assistita, anche eterologa, con esiti positivi e l’entrata in vigore nel 2001 del diritto del figlio adottato di conoscere le proprie origini. Questo sicuramente ha cambiato il panorama e la visione complessiva di coloro che approcciano la scelta di adottare e questi aspetti accomunano le adozioni nazionali e quelle internazionali; c’è un ulteriore elemento che aggrava la situazione, cioè una mancanza di investimenti a favore di politiche in aiuto alle coppie genitoriali di qualunque natura siano.
Diminuiscono le disponibilità, ma non il numero dei minori adottabili
Abbiamo detto che sono diminuite le domande di disponibilità, ma non sono diminuiti in misura così consistente i minori dichiarati adottabili, perché la diminuzione la registriamo solo con particolare riferimento ai minori che non vengono riconosciuti alla nascita. Questi ultimi sono indubbiamente diminuiti, infatti vediamo che a livello nazionale i bambini, figli di genitori ignoti che erano 327 nel 2001, a livello nazionale sono diventati 173 nel 2021. A Milano erano 62 nel 2001 e sono divenuti 26 nel 2024, mentre i bambini dichiarati adottabili con genitori noti, cioè bambini di cui almeno conosciamo il nome della mamma che nel 2001 in Italia risultavano 769, nel 2021 sono diventati 899.
Quindi il numero di bambini dichiarati adottabili non è poi così basso mentre si sono ridotte in misura consistente le domande. A Milano, riguardo alla situazione con genitori noti, siamo passati dalle 85 dichiarazioni di adottabilità del 2001 alle 52 dell’anno scorso che quindi abbiamo detto sono 52 + 26 figli di ignoti per un numero complessivo di bambini dichiarati nell’anno 2024 di 78. Inoltre, un quarto del totale nazionale con genitori ignoti nasce in Lombardia. Questo dato apre la strada a interrogativi estremamente preoccupanti riguardo a cosa si verifichi nelle altre regioni, soprattutto quelle del Mezzogiorno, dove la scelta di partorire in garanzia per la salute della donna e per quella del neonato non è la scelta più percorsa.
Le donne ricorrono meno al parto in anonimato
La previsione del parto in anonimato riguarda infatti la protezione sia del figlio che forse ancora di più quella della madre, la quale si può trovare in uno stato di grave difficoltà. È naturale quindi che la scelta finale sia lasciata alla valutazione e alla coscienza della madre, che tuttavia deve essere sempre rassicurata e supportata nella struttura dove sta partorendo e prima ancora nei consultori, che devono offrire una completa informazione su quanto la legislazione italiana e il suo sistema sanitario assicurano a madre e figlio, anche alle mamme straniere, indipendentemente dalla loro condizione legale. E questo è un invito che rivolgo naturalmente agli operatori socio-sanitari.
Questo sistema del parto anonimo ha una lunga tradizione in Italia, ma anche in Paesi come Francia e Lussemburgo. L’Italia non lo ha modificato neanche in occasione della grande riforma del 1975 e di quelle successive; la Corte Costituzionale è intervenuta su questo tema invitando il legislatore a disciplinare l’interpello visto che è stato riconosciuto il diritto del figlio a formulare questa istanza. Il tribunale in questo momento effettua la ricerca per interrogare la donna in merito alla sua volontà, o meno, di revocare l’anonimato. Ci confrontiamo con diritti contrapposti che vanno contemporaneamente bilanciati senza dare la prevalenza all’uno rispetto all’altro: da una parte il diritto della madre al segreto, dall’altra il diritto del figlio a superarlo. Questa modifica ha prodotto i suoi effetti vista la riduzione del numero delle mamme che non si sono avvalse del parto in anonimato e certamente pone degli interrogativi sul perché ciò sia avvenuto che non dipende solo dalla riduzione del nascite.
Negli ultimi 5 anni i procedimenti aperti su segnalazione sono aumentati: la Procura per i minorenni con ricorso chiede l’apertura della dichiarazione di adottabilità per quel bambino per il quale presume ci sia un rischio di abbandono morale e materiale. Quindi nascono meno figli, ma si aprono più procedimenti per le dichiarazioni di adottabilità: nel 2024 ne sono stati aperti 165, nel 2023 176, nel 2022 179 rispetto ai 120-140 che era lo standard degli anni precedenti. Tale incremento indubbiamente non è positivo, essendo indicativo di una sofferenza sociale che non può non preoccupare, essendo collegata a situazioni di conclamato abbandono di minori nel distretto milanese da parte dei genitori e della famiglia di origine.
L’insieme di queste cifre dietro le quali ci sono vite, sentimenti, attese, dimostra però che oggi è relativamente più facile adottare in Italia rispetto che adottare nel mondo. In ogni caso per l’individuazione della coppia più idonea all’adozione dei singoli minori in attesa di una famiglia si seguono delle procedure di comparazione che sono trasparenti, sollecite, ponderate da parte di un collegio giudicante che si avvale di un’equipe di giudici onorari esperti nella materia.
Anche l’aspetto delle informazioni e delle valutazioni sanitarie rende privilegiata l’adozione nazionale rispetto a quella internazionale. I genitori aspiranti adottivi vengono messi di fronte a quella che è la situazione nota al momento dell’abbinamento, per cui la multidisciplinarietà delle competenze che entra oggi in campo è estremamente importante. Quando abbiniamo il bambino alla coppia abbiamo davanti tutte le caratteristiche della coppia (che si hanno anche nell’adozione internazionali) ma conosciamo bene anche il bambino: andiamo a visitarlo nella comunità o nella famiglia affidataria dove vive, sappiamo le problematiche sanitarie e quelle relative alla storia familiare di cui naturalmente il bambino è portatore.
Vivere il tempo di attesa all’adozione come una preparazione
Quindi quale messaggio passare? Quello che è possibile adottare bambini in Italia, che i tempi di attesa ci sono, perché prima c’è la fase di valutazione e poi di abbinamento, ma anche che questi tempi di attesa non vanno vissuti come una sofferenza, devono essere piuttosto utilizzati come una preparazione. D’altra parte, anche nella genitorialità biologica non è che nel momento stesso in cui si decide di volere il figlio, il figlio arriva. C’è tutto un percorso di attesa, precedente quello dei 9 mesi. Dunque anche quello dell’adozione è un percorso e deve essere di formazione e consapevolezza, perché le difficoltà ci sono come in ogni tipo di genitorialità.
Nel 2024 abbiamo avviato nel tribunale di Milano 93 procedimenti di abbinamento tra bambini e coppie adottive: 85 di questi bambini avevano un’età compresa tra 0 e 6 anni, 8 superavano i 6 anni. Abbiamo fatto un’analisi dei primi 4 mesi del 2025. Attualmente abbiamo in corso 23 procedimenti di abbinamento, 19 sono bambini da 0 a 6 anni, 4 superano i 6 anni. Anche nell’ adozione nazionale abbiamo bambini con bisogni speciali (che presentano disabilità più o meno gravi oppure quelli che sono più grandicelli, sono spesso vittima di abuso e di maltrattamento), per i quali, nonostante il numero di disponibilità all’adozione, è necessario ricorrere a ricerche molto complesse, compiute con dedizione e competenza da equipe per i minorenni.
La chiave di volta per trovare una famiglia anche a questi bambini è stata la decisione di inserire sul sito istituzionale del Tribunale per i minorenni di Milano le situazioni più complesse, naturalmente mascherandone il nome e cercando di non descrivere tanto la patologia, quanto identificando le conseguenze che questa patologia determinava. Questo ha portato a dei risultati estremamente importanti, perché tutti i bambini hanno trovato la loro famiglia, anche durante il lockdown. Dunque la società civile risponde a queste chiamate con un sentimento emotivamente coinvolgente, che si percepisce in ognuno di questi incontri bambino-famiglia.
L’importanza di intercettare il malessere
In conclusione servono politiche per favorire la natalità, che devono essere accompagnate da politiche attente ai bisogni dei bambini e degli adolescenti. Occorre investire su un’adeguata formazione degli operatori e degli educatori, svolgere un’attenta azione di prevenzione e di tempestiva intercettazione del disagio, assicurando risorse necessarie per interventi assistenziali e di sostegno, anche di natura psicologica. E’ importante intercettare il malessere anche nell’ambito dell’adozione.
Qualora non riuscissimo a cogliere precocemente situazioni di pregiudizio, di violenza, di disagio psichico, di tossicodipendenza, etc. in bambini, ragazzi o nei loro genitori, predisponendo adeguati progetti di sostegno e recupero in loro favore, dovremo escludere per il futuro situazioni di benessere sociale con tutti gli annessi e pesanti costi, anche di natura economica, che questo comporterà.
Claudia Rusconi




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