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25 Febbraio, 2024

Il ritorno alle mie radici indiane

Riflessioni ed emozioni del viaggio di Lorella nel suo Paese d'origine, l'India.
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Il legame con le mie radici

Mi chiamo Lorella, ho ventotto anni, e vi racconto l’esperienza del mio ritorno, qualche anno fa, al luogo in cui sono stata adottata.

Sono nata e ho vissuto i primi tre anni della mia vita in un orfanotrofio nel Karnataka, una zona del Sud ovest dell’India. So che mi chiamavo Lolita, un nome che non mi piace, ma che fortunatamente i miei genitori adottivi hanno trasformato in Lorella. Dopo l’adozione ho vissuto insieme alla mia famiglia adottiva in una cittadina, sulle colline vicino a Firenze, mantenendo sempre un legame inconscio con l’India. Già dall’adolescenza ho iniziato ad avvertire il bisogno di conoscere le mie radici, ma ancora non mi sentivo pronta per addentrarmi in questo passato a me così sconosciuto. Finalmente, nel Natale 2019, quando avevo ventiquattro anni, abbiamo deciso con la mia famiglia di fare un itinerario nel mio Paese natale e di tornare a rivedere i luoghi dei miei primi anni di vita. Il viaggio è stato lungo e faticoso, ma sapevo che ne valeva la pena e che con il supporto dei miei genitori e di mia sorella (adottata prima di me) avrei vissuto in modo positivo questa tappa necessaria per fare i conti con il mio passato.

Il nostro viaggio

La prima cosa che ti colpisce arrivando in India è di trovarsi in un altro mondo, diversissimo da tutto ciò a cui siamo abituati. Ci si trova catapultati in un caos di rumori, colori, odori molto intensi e insoliti per noi, ma il suo fascino ti rapisce: la visione mozzafiato del Taj Mahal al tramonto, gli animali che vagano liberi per strada, le spezie colorate e dai sapori forti, che ravvivano occhi e palato. Tante sono state in quei giorni le esperienze che mi hanno fatto sentire vicina a questa cultura: indossare un tipico sari rosa intenso, camminare scalza per le vie, scoprire il fascino delle storie delle divinità indiane, visitare la casa museo di Gandhi, una figura fondamentale per la storia di indipendenza dell’India che tutti ricordano. È stato bellissimo festeggiare il capodanno in India, a New Delhi, immergerci nell’atmosfera dei balli e delle melodie della musica tipica indiana.

L’orfanotrofio

Nel trasferimento verso i “miei” luoghi, a Sud, i paesaggi che si susseguivano davanti ai miei occhi mi catturavano e la vista dei colori dell’oceano arabico davanti a Ullal, la città dove sono nata, apre il cuore. Arrivati in zona, il nostro driver non trovava il posto che stavamo cercando e io stessa avevo iniziato a perdere le speranze di ritrovarlo, quando ci siamo trovati di fronte a un cancello aperto con sopra il nome dell’orfanotrofio. Siamo entrati con il batticuore. Le grandi palme erano ancora lì, dopo tanti anni, vive e flessuose, anche i giochi nel giardino dell’orfanotrofio, pieno di alberi di banano e di altre splendide piante esotiche, erano dove li avevo lasciati. Avevo ben impressa questa zona dei giochi all’aperto attraverso le foto dell’album che avevo a casa, e so che ci avevo passato molto tempo con gli altri bambini. Durante il nostro giro negli esterni ho ritrovato quel tabernacolo con la Madonnina della foto che abbiamo a casa, in cui sono insieme ai miei genitori adottivi e a mia sorella. Abbiamo rifatto la stessa foto, vent’anni dopo, per fissare quel momento.

Purtroppo i bambini dell’orfanotrofio non ho avuto modo di incontrarli, senz’altro sarebbe stata l’esperienza più toccante. Le due suore che ci hanno accolto non erano le stesse di quando ero bambina, ma era come se ci aspettassero da tempo. Ci hanno offerto da bere e tanti assaggi tipici, mi sono sentita subito a mio agio, come se già le conoscessi. Abbiamo parlato molto, gli ho raccontato del mio nome indiano e a che età sono stata adottata e sembrava che rivedessero la mia vita scorrere attraverso il racconto dei miei occhi più che delle mie parole. Quando ero ad Ullal, cittadina dove sono nata, mi sono ritrovata a immaginare Lolita, a cosa avrei fatto se non fossi stata adottata e a come sarebbe stata difficile e dura la mia vita. Mi sono sentita una persona fortunata e grata del mio presente. 

Vi starete domandando se ho chiesto alle due sorelle chi fosse la donna che mi ha fatto nascere… no, non l’ho fatto. Forse perché c’erano i miei genitori, ma più che altro perché sapevo che i miei interrogativi profondi non avrebbero trovato risposta, le suore mi avrebbero forse potuto indicare il nome, ma non molto di più. Penso che sarebbe utile sapere se mia madre biologica ha delle patologie, tutti noi adottati dovremmo sapere a cosa si potrebbe andare incontro in merito alle malattie nell’arco degli anni. 

Quel giorno passato all’orfanotrofio mi ha fatto sentire più completa e felice, anche se non l’ho dato molto a vedere, mio padre invece si è emozionato, mia madre e mia sorella sembravano tranquille e contente e alla fine ci siamo fatti una foto allegra, tutti insieme con le suore. Io e mia sorella abbiamo voluto uno scatto di noi due, insieme, in una stanza esterna nella stessa esatta posizione di ventun anni fa. Ci saranno stati più di trenta gradi e nonostante l’abbigliamento leggero, grondavamo di sudore.

Accanto all’edificio principale le suore avevano una piccola casa a disposizione per gli ex-ospiti dell’orfanotrofio, che come me si fermavano in questa tappa della memoria e avevano proposto di ospitare anche a noi, ma avevamo già altre gite in programma, anche se in fondo al mio cuore sarei voluta rimanere. Dentro di me mi sono detta: “Sarebbe bello se saltassimo un giorno di gita e rimanessimo qua”, ma non volevo mandare all’aria il programma di viaggio della mia famiglia.

Le suore ci hanno anche portato a vedere l’ospedale dove siamo venute al mondo, molto vicino alla casa famiglia: mi ha molto impressionato vedere come gli ospedali e le maternità siano di gran lunga diversi da quelli in Europa. Infine, salutandoci, mi hanno detto: “Quando vuoi tornare, per te questa è come se fosse casa tua”.

Il rientro a casa

Questo viaggio di ritorno alle mie origini mi ha fatto conoscere il modo in cui si vive in India, un modo molto distante dal nostro, ma pieno di bellezza. Al rientro in Italia ricordo che i primi giorni, oltre a dovermi abituare ai nostri orari, ritmi e al cibo mediterraneo, percepivo un grandissimo silenzio rispetto al rumore caotico delle strade e dei luoghi dell’India, che ti entra dentro. Le immagini dell’orfanotrofio, per quanto non sia riuscita ad entrare per rivedere le camerette, le porterò sempre con me, come parte integrante della Lorella di oggi e di domani.

Spero che questo racconto vi abbia suscitato emozione. Per chi pensa di voler tornare nel suo Paese di origine, il mio consiglio è di non avere timore, anzi, di assecondare il desiderio, tutto umano, che avete di conoscere le vostre radici. 

Un ringraziamento speciale va ai miei genitori, che ancora oggi sono al mio fianco con tanto affetto e amore; grazie anche di avermi fatto vivere e crescere insieme a mia sorella, con cui ho sempre avuto un legame fortissimo.

Vi saluto con questo aforisma: “Proprio come il fiore di loto anche noi abbiamo la capacità di sollevarci dal fango, sbocciare dalle tenebre e aprirci al mondo”.

Lorella Manetti

1 commento

  1. Isa

    Bellissimo articolo! Complimenti a Lorella e ai suoi genitori che l’ hanno cresciuta così bene❤️

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