
Come si dice ai propri genitori adottivi che si ha intenzione di fare la ricerca delle origini? Questa รจ una domanda complessa per cui neanche Google riesce a suggerire risposte utili.
Esistono risposte inutili dunque? Non le definirei cosรฌ, ma sicuramente esistono risposte e consigli che non sono per tutti.
Ogni famiglia, adottiva o non, ha un proprio linguaggio, una sua comunicazione e dinamiche che la rendono unica.
Nellโuniverso dellโadozione, che รจ ricco di storie differenti, emozioni che spesso possono essere in conflitto, gioie e sfide di ogni portata, due cose sono fondamentali: lโascolto e la sospensione del giudizio.
Ecco dunque che coloro che lavorano con le famiglie adottive, con le coppie che scelgono di intraprendere lโiter o direttamente le stesse persone coinvolte, siano queste genitori o figli, dovrebbero avere cura per le parole e modulare la comunicazione in base allโinterlocutore.
Vale per lโadozione ma รจ un invito applicabile a molti altri contesti di relazione.
Cosa significa ascolto in una famiglia adottiva?
Lโatto di ascoltare innanzitutto prevede piรน protagonisti: qualcuno che parla, scrive, disegna e si esprime nella forma che sente piรน sua, e dallโaltra parte qualcuno, uno o piรน, che, appunto ascolta.
Ascolta, accoglie, accetta e, dopo aver rielaborato, restituisce una risposta.
Lโapertura al dialogo e al confronto sono importanti in ogni relazione, ma quando si tratta di ascolto, รจ ancor piรน doveroso in una famiglia adottiva liberarsi di preconcetti e giudizi.
I motivi per cui si lascia un figlio, una figlia o piรน figli sono tanti, drammatici, legati ad un contesto difficile e in una societร che puรฒ non riuscire ad aiutare in varie situazioni.
Queste ragioni molto spesso sono sconosciute e allora รจ facile volare con la fantasia, per dare un senso ad un distacco difficile da elaborare.
Ci sono le storie che si raccontano i figli e quelle che scelgono i genitori adottivi, che purtroppo in alcune famiglie influenzano le prime.
La mamma biologica non รจ quella vera, di cuore, senza cuore, lโaltra o la madre cattiva.
Chissร perchรฉ dei padri si parla sempre cosรฌ poco. Con la madre esiste un discorso di reciprocitร certo, ma anche la figura paterna non puรฒ e non deve essere tralasciata.
Essere genitori รจ una scoperta continua, a prescindere dalla condivisione o meno dei geni, ma nella vita di ciascuno di noi possono esserci piรน persone che rappresentano figure genitoriali.
I genitori adottivi non devono sentirsi in competizione con la famiglia biologica, non esiste concorrenza.
Alimentare questa paura, usando i termini sopracitati o riferendosi ai genitori biologici dei propri figli con parole e storie che hanno rimandi ad unโaccezione chiaramente negativa, anche se velata, rischia di avere come conseguenza una chiusura.
Come poter limitare una chiusura comunicativa?
Solitudine, rabbia, sfiducia, rancore, ricerca di altri con cui potersi confrontare sono potenziali conseguenze di una chiusura comunicativa.
Spesso i genitori adottivi evitano di parlare con il figlio/a e/o figli dei genitori biologici, oppure corrono il rischio di parlarne facendo trasparire loro idee poco lusinghiere su queste figure.
Come scritto in precedenza, non sussiste e non va alimentata la concorrenza tra famiglia adottiva e quella biologica.
Al contrario, per andare verso unโapertura e alimentare la fiducia, si dovrebbe parlare della famiglia di origine, rispettando i tempi e le fasi che attraversa la persona adottata.
La soluzione per eliminare, non voler vedere o fare i paragoni non รจ fingere che non esista una storia che precede lโincontro con il proprio figlio/a, ma riconoscerla.
Riconoscere, raccontare, anche valorizzare, la madre ed il padre biologici รจ importante, per tutti i soggetti della triade adottiva.
In casi di adozione internazionale รจ fondamentale anche cercare, per quanto possibile, coltivare lโamore per le radici ed il paese natale della persona.
Da persona adottata, il mio invito
In chiusura, il mio invito รจ a prestare attenzione alle parole che scegliete di usare, alla rappresentazione della famiglia di origine che trasmettete.
Il modo in cui vivete la genitorialitร adottiva puรฒ dire molto piรน di voi che dei vostri figli, ma ha un impatto anche su di loro.
Sono stata adottata quando avevo quasi tre anni.
Sono Italiana, ma le mie origini non le ho dimenticate anche grazie alla mia famiglia, che ha trovato il modo per coltivare in casa lโinteresse per lโIndia.
I miei genitori mi hanno ascoltata, sempre, e hanno saputo accompagnarmi durante la crescita, le fasi alterne, accettando ogni mia emozione e quando ho comunicato loro il mio desiderio di fare la ricerca delle origini, non si sono spaventati e non si sono sentiti messi in discussione.
Lโadozione nel mio libro
La ricerca delle origini puรฒ avvenire e non tradursi esclusivamente in un viaggio, in una ricerca di una o piรน persone.
Ci sono tante e svariate forme per avvicinarsi allโinizio della propria storia.
Del momento in cui ho raccontato ai miei genitori che lโavrei intrapresa, della loro reazione e di come ci sente, a volte, ad avere una nazionalitร che non rispecchia i propri tratti somatici, ne parlo nel mio libro Lโagrodolce ricordo dei colori.
Ho scelto di scrivere parte della mia storia, perchรฉ credo sia importante arricchire la cultura dellโadozione con le voci di chi lโadozione lโha vissuta in prima persona.
Dei genitori si dice molto, emergono poco le voci dei figli. Il mio augurio รจ che nel dialogo su questo tema possa esserci spazio anche per noi.
Sachita Corvi
Attualmente Lโagrodolce ricordo dei colori รจ in campagna crowdfunding sul sito della casa editrice Bookabook ed รจ disponibile per i preordini (cartaceo e/o ebook).
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