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03 Marzo, 2024

La diversità ci viene fatta pesare

La diversità rimarcata da procedure, richieste, intoppi che solo alcuni vivono. L'essere diversi perché adottati riguarda anche i Tribunali.
ItaliaAdozioni
insieme a favore di una migliore cultura dell'Adozione e dell'Affido

Mi chiamo Maria, sono stata adottata dalla Russia quando avevo 7 anni. Sono una studentessa di Psicologia al secondo anno di magistrale, quindi sto per concludere i miei studi. Durante i cinque anni di università i piani di studio non hanno previsto nemmeno un esame che riguardi i temi dell’adozione e l’affido; eppure questi sono ambiti in cui è richiesta la presenza dello psicologo, cioè potranno essere futuri sbocchi lavorativi, di cui però non abbiamo studiato nulla. 

Lo psicologo e psicoanalista Erik Erikson teorizzò gli 8 stadi dello sviluppo psicosociale secondo cui ogni stadio è caratterizzato da uno specifico compito di sviluppo. Lo stadio dell’adolescenza prevede la costruzione di un senso di identità stabile, basato sulla consapevolezza della propria individualità. Se questo momento è difficile per i ragazzi, che possono trovare parti di sé nei racconti di genitori, nonni, zii e quindi costruire chi saranno dalle fondamenta del loro passato, pensate quanto sia difficile farlo per le persone adottate, che del loro passato sanno poco o nulla.

La richiesta che viene fatta ai genitori adottivi nel post adozione è quella di non essere una famiglia sostitutiva di quella originaria, ma di creare un continuum tra le esperienze del passato e quelle del presente in vista di quelle future. Ma come si può farlo se si sa poco o addirittura niente? Anche a noi che siamo stati adottati, viene chiesto di ricucire parti della nostra storia, ma a volte sembra che l’ambiente che ci circonda ci inviti a dimenticare, a rimuovere alcune parti ritenute un ostacolo o ritenute troppo dolorose.

L’adozione non è una condizione anormale, è una possibile condizione di vita. L’importante è che questa condizione non diventi un peso per la persona che la vive: i compagni di classe, i loro genitori, gli insegnanti, i parenti, i vicini di casa, chiunque può farci sentire “non normali”, non come gli altri, come se l’essere stati adottati costituisca un marchio, uno stigma o peggio qualcosa di brutto o di cui vergognarsi.

Credo invece che sia importante facilitare la costruzione di una narrazione personale, coerente e comprensiva del legame con le proprie origini

Ora ho 25 anni. In Italia alla mia età è possibile andare al Tribunale per i minorenni e richiedere le informazioni sulla propria storia. Conoscere il proprio passato è un diritto. Sapete che noi dobbiamo pagare? 27,00 euro di marca da bollo (diritto forfettario) più 98 euro di competenze (contributo unificato) per sapere cose dolorose e faticose che ci riguardano, che sono NOSTRE. In alcuni Tribunali non c’è neppure un accompagnamento alla consegna, questi documenti vengono dati come si dà in mano uno scontrino, senza nessuno che possa aiutare a capire: né un giudice, né uno psicologo, né un’assistente sociale, nessuno. 

Chiedete a noi e alle nostre famiglie di ricostruire, ma allo stesso tempo non ce lo permettete. O se ce lo permettete, ci mettete i bastoni tra le ruote, soprattutto se sei nato da madre che non vuole essere nominata.

La nostra storia nessuno può cambiarla, ma almeno potete aiutarci a conoscerla, per poterla affrontare.

Ecco questo è di nuovo un altro caso in cui siamo diversi e la diversità ci viene fatta pesare.

Maria De Palma

La testimonianza di Maria, volontaria di ItaliaAdozioni, ha aperto alle richieste che abbiamo portato in Senato, dando voce a chi è stato adottato:

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