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13 Marzo, 2022

La mia adozione e la “mia” voce interiore

La condivisione di una faticosissima conquista interiore perché sia d'aiuto e sostegno per ogni figlio
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insieme a favore di una migliore cultura dell'Adozione e dell'Affido

                                                  

Sono una figlia adottiva, nata a Cap Haitien nell’isola di Haiti.

Sono arrivata in Italia in tenerissima età.

Ho passato anni e anni ad interiorizzare, capire ed amare la parola Adozione.

Oggi, scrivo  per condividere cosa ha significato per me essere figlia adottiva.

Racconterò di una faticosissima conquista interiore, che mi ha permesso di scrivere tale articolo.

Mi auguro che queste righe, possano essere uno spunto positivo per bambini adottati come me.

La mia famiglia

Da quando ho memoria, ho sempre parlato della mia adozione.

Non potevo  “ometterla” come informazione, era abbastanza evidente, agli occhi miei e degli altri.

I miei genitori sono di un colore diverso dal mio. Loro di pelle chiara, io di pelle scura.

A volte parlar di adozione mi veniva con estrema facilità e gioia, mentre altre volte invece, avvertivo molta timidezza, imbarazzo e persino malinconia.

Tutto variava dai miei sbalzi d’umore.

In casa se ne parlava ogni tanto.

C’erano brevi momenti di condivisione, in cui i miei genitori ci spiegavano delle loro “avventure”.

Ci raccontavano di quelle “peripezie” che han dovuto affrontare per venire a prendere inizialmente me e successivamente mio fratello.

Inoltre, ci raccontavano delle caratteristiche della nostra “isola madre” che, nonostante l’estrema bellezza di vegetazione, bellezza del mare, bellezza del clima, non ci potesse garantire un buon futuro. Ho in mente bellissimi ricordi di quei momenti.

A casa ho sempre sentito uno scudo di protezione e di calore, in cui i miei dubbi e le mie paure erano custodite. Mi sono sempre sentita al sicuro. Mi sentivo sopravvissuta e difesa dal calore dei miei genitori e dai  momenti di gioco insieme a mio fratello ed i nostri animali. Nulla mi poteva sconfiggere!

LA VOCE ed il suo incontro.

Ero in 4 elementare e mi ricorderò SEMPRE quel momento in cui incontrai la VOCE.

Ero in mensa insieme ai miei compagni e stavo parlando dei miei genitori, apparentemente fiera.

In quel momento arrivò lui, un bambino di un’altra classe.

Non ricordo il nome, ma il viso si. Come scordarlo.

Si divertiva a darmi fastidio, tante volte.

Mi disse: “ Loro, NON sono i tuoi genitori, la tua famiglia è Taroccata”

Quando usavamo questo termine da piccoli, con i mie compagni, che sia stato per un oggetto o una determinata situazione, volevamo intendere “Finta, non reale”.

Mi aveva distrutto. Sapevo che l’aveva detto per farmi del male.

Da quel momento capii che una frase, una semplice VOCE, può far crollare parte del tuo mondo, le tue sicurezze e perfino i tuoi sentimenti.

La “mia” VOCE interiore.

Da quel giorno quella VOCE non mi aveva più lasciata.

Da quel momento era inizia in me quella lotta interiore sull’amare o rifiutare la mia famiglia.

Mi domandavo se quegli abbracci e tenere carezze fossero veramente destinate a me.

Mi dicevo: “Non amarli troppo, non sono i tuoi veri genitori, lo sai” “I tuoi genitori non ci son più..” ed il più delle volte il mio sguardo era rivolto  al cielo.

Quando dicevo “mamma” / “papà” quelle parole assumevano un suono così strano in me.

Eppure in quelle attenzioni, coccole mi ci trovavo benissimo! Ne ero innamorata.

Quando eravamo tutti insieme, anche con altri parenti, ecco che usciva LEI:  “La tua famiglia è finta. E’ una famiglia ricucita da più sofferenze. Come può essere vera?”

Mi stavo rendendo conto che quella VOCE era diventata MIA e purtroppo lo è stata per parecchi anni.

Non riuscivo a capacitarmi, come potessi sentire questa voce cattiva e giudicante in me, se da fuori mi arrivava solo bene. Mi sentivo sbagliata. Non riconoscente nei confronti dei miei genitori.

Non potevo parlarne con loro, per due motivi : il primo, avrei rischiato di fargli troppo male e il secondo sapevo che se ne avessi parlato, davo veramente “voce” alla VOCE che mi stava torturando dall’interno.

La divisione

Arrivò quel giorno in cui la voce aveva avuto la sua “conferma”: la divisone della mia famiglia.

Il divorzio dei miei genitori aveva dato un motivo in più alla mia voce interiore di parlare: “Hai visto che avevo ragione? Siete stati una famiglia finta”

“Allora è vero, siamo una famiglia finta, perché le vere famiglie non si dividono..” pensai.

Non riuscivo a realizzare che avrei dovuto lasciare la “casa rifugio” in cui ero cresciuta e che amavo tanto. Ho molti flash ancora nitidi nella mia mente, ricordi maliconici, che ORA ricordo con molto piacere.

Lasciai tutto e accettai il fatto che mi trasferissi sola con mia mamma in un’altra città.

Ripartii da zero: nuova vita, nuova città, nuovi amici.

In quel momento di forte transizione della mia vita, periodo che partiva dalle medie a metà delle superiori, smisi di parlare della mia famiglia e della mia adozione.

Cercavo di evitare e talvolta cambiavo discorso quando mi chiedevano.

Verso la fine dell’adolescenza razionalizzai il tutto.

Riuscii ad arrivare ad una conclusione, magari scontata, ma per un bambino adottato, a mio parere non lo è.

La mia famiglia è vera e reale quanto le altre, anche se è stata divisa dal divorzio dei miei.

Nella mia famiglia ho vissuto amore, accoglienza, comprensione,attenzione,premura, valori forti  per poter costruire la mia vita, la mia identità.

Ho vissuto anche sofferenza, paura, momenti di solitudine e tanto altro, come succede in altre famiglie allo stesso identico modo.

Conclusione

Le famiglie adottive non sono un “ripiego”, sono famiglie a tutti gli effetti e come tali hanno momenti di difficoltà, debolezza ma anche momenti di estrema forza ed unione, alla pari di qualsiasi altra famiglia.

Dopo essere arrivata a tale conclusione, ho salutato la mia voce interiore, come una vecchia amica. Un’amica che mi ha accompagnato in un lungo tragitto di crescita. Nonostante la sofferenza , mi ha permesso di elaborare e di comprendere aspetti importanti della mia vita.

Fortunatamente la VOCE non la sentii più.

Francesca Satragno


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