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05 Maggio, 2024

La Signorina, mamma oppure?

In quanti differenti modi ci si riferisce alla mamma di nascita? E' giusto che la famiglia decida utilizzando tanti e differenti appellativi?
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In quanti differenti modi ci si riferisce alla mamma di nascita? E’ giusto che la famiglia decida utilizzando tanti e differenti appellativi? Mamma, donna, madre, signora, signorina, mammina e vari nomignoli inventati, mamma biologica, mamma della pancia, mamma del Perù, della Cina, della Russia, etc., mamita, mama, mamà, etc. nella lingua d’origine, mamma più il nome vero se se ne è a conoscenza: mamma Ines, mamma Veronica, mamma Svetlana, etc. Che pensieri e che emozioni stanno dietro le differenti scelte operate dalle famiglie? Esiste una “scala” per valutare il grado di esattezza e veridicità? C’è IL modo corretto rispetto a tutti gli altri? Pubblichiamo la scelta fatta da una coppia di genitori, che, diventata adulta, la figlia condivide e motiva.

Come chiamare chi mi ha partorita?

La Signorina“. E’ sempre stato questo il modo con cui mi sono rivolta alla donna che mi ha dato la vita. Chiamarla “mamma”, “vera mamma” o semplicemente “mamma biologica”, non mi convinceva. I miei genitori hanno simpaticamente inventato questo nomignolo e io l’ho subito trovato perfetto: un mix di distacco e cortesia, allusione e concretezza.

Tante volte succede che ci si imbarazzi, quando si cerca di parlare di questa figura un “po’ strana”; ci avete mai fatto caso? Che siate figli adottivi (che brutta etichetta, siamo solo figli, punto), genitori, dei parenti o degli amici, quando si deve tirar fuori questo argomento, si scatena un tornado di emozioni: rabbia, tristezza, riconoscenza, amore o persino odio…

Credo, dunque, che sia essenziale, soprattutto in famiglia, concordare su come chiamare questa donna e, ancor più importante, capire come mi sento io, da figlia, all’idea di parlarne.

L’adozione, un universo ricco e complesso

L’adozione, secondo me, costituisce un universo incredibilmente complesso, in cui numerosi percorsi, provenienti da luoghi anche molto lontani, improvvisamente convergono, dando vita a un sentiero unico: più stabile, più ricco, più colorato. Sebbene possa presentare qualche volta una superficie irregolare, e alcune buchette sparse qua e là, questo sentiero è unico nel suo genere. In ognuno di questi sentieri, che ora si intrecciano in uno solo più grande, si celano storie avvolte da un velo di delicatezza.

Non penso sia giusto “appesantire” il discorso parlando della tristezza di ciò che è accaduto prima che questi sentieri si unissero, prima quindi che la famiglia adottiva prendesse forma, ma piuttosto trovo giusto sottolineare la delicata tessitura dei legami che l’ha plasmata. Parlo della delicatezza di un bambino che, trovandosi ora in una nuova famiglia, porta con sé il peso di un passato tumultuoso e della delicatezza di una coppia innamorata che magari un giorno, si è trovata di fronte a una diagnosi ineluttabile: “Non potrete avere figli, mi dispiace” e del loro desiderio di offrire amore a un bambino che, nel mondo, non ha ancora conosciuto l’amore.

Chiamare le cose con il loro vero nome

Un brivido di gelo e bruciore mi scorre  sempre lungo la spina dorsale ogni volta che il vero nome della Signorina viene pronunciato; un brivido che raccoglie una miriade di emozioni, come un’evidenza sempre più concreta dell’identità di tale figura. Chiamare le cose con il loro vero nome può aumentare a volte la paura associata ad esse, così come qualsiasi altra emozione correlata. È per questo che ho sempre trovato questo appellativo, “la Signorina”, incredibilmente bello: delicato e professionale. Tuttavia, queste sono sensazioni personali, ciò che conta davvero è rispettare le emozioni di ognuno e trovare il modo che meglio si adatta a noi stessi per nominare queste ombre più o meno lontane del nostro passato.

L’adozione è un percorso che richiede grande sensibilità in tanti aspetti che lo riguardano; così è importante scegliere con cura il nome o l’appellativo delle figure fondamentali che hanno fatto parte di questo significativo viaggio.

Queste figure includono le donne e gli uomini che ci hanno dato alla luce, ma che sono rimasti indietro, in qualche modo, nelle pagine precedenti della nostra storia di vita.

Valeria Affaba

Valeria Affaba, Anna e il diario giallo con i pois bianchi“, ed. Albatros, 2024

Tempo fa abbiamo affrontato la stessa tematica a partire da una lettera arrivata in redazione per il dott. Augusto Bonato, Psicologo-psicoterapeuta, già giudice onorario al Tribunale per i Minorenni di Milano.

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