Logo ItaliaAdozioni
M
Condividi
23 Gennaio, 2022

L’adottato adulto e il mondo degli affetti

I genitori adottivi forniscono al figlio delle basi solide, dalle quali partire per costruire il proprio cammino nel mondo
ItaliaAdozioni
insieme a favore di una migliore cultura dell'Adozione e dell'Affido

Quando parliamo di adozione, dobbiamo considerare un aspetto molto importante: il bambino che abbiamo adottato, prima o poi, diventerà un adulto con proprie consapevolezze, sogni e desideri. Infatti l’adozione è un percorso di crescita e sviluppo in continua evoluzione. Non finisce mai.

La famiglia adottiva ha un alfabeto delle emozioni ?

La famiglia adottiva si dovrebbe presentare come un porto sicuro per l’adottato, in grado di accogliere la sua storia e le sue fragilità, permettendogli di parlare liberamente – con i suoi tempi e le sue modalità – del suo passato, e in generale della sua adozione.

Spesso si consiglia ai genitori di creare un cosidetto alfabeto delle emozioni[1]. Si tratta di un linguaggio specifico, proprio della famiglia adottiva, che questa dovrà costruire nel tempo insieme al figlio.

Attraverso questo nuovo linguaggio il bambino si sentirà libero di parlare della sua adozione e di porre delle domande..alle quali i genitori adottivi dovranno sapere rispondere.

Si crea, quindi, uno spazio familiare, accogliente e tranquillo, in cui è possibile esprimere anche le emozioni, positive e negative, riguardanti l’adozione, sia da parte del minore che da parte dei genitori. Questo è fondamentale per la crescita dell’adottato.

Attraverso questo linguaggio il bambino, diventato adolescente, imparerà a relazionarsi con gli altri (gli amici e i primi partner affettivi) autonomamente.

Infatti, attraverso il gruppo dei pari, il ragazzo adottato imparerà a gestire la propria storia, ma anche ad elaborarla e a decidere quale importanza attribuire al proprio vissuto spesso traumatico.

Deciderà cosa vuole raccontare di sé e della propria esperienza adottiva.

Costruire questo alfabeto delle emozioni servirà per distaccarsi dalla famiglia adottiva, che rappresenta un contesto di relazioni protetto e sicuro, e creare legami solidi con i coetanei, esplorando per la prima volta il mondo esterno e quello affettivo.

L’adottato e il mondo degli affetti

Una sfera molto importante della vita dell’adottato, che diventa un adulto, riguarda il mondo degli affetti.

L’adulto, nel corso della propria vita, potrà costruirsi delle rappresentazioni che influiscono o sono dettate dalla propria storia: la narrazione che si costruisce potrà essere modificata grazie all’incontro con il proprio partner.

Questi può diventare, al fianco dell’adottato, protagonista attivo della sua storia: l’incontro con il partner potrà attivare pensieri, ricordi, emozioni e aprire porte o attivare riflessioni che prima non si erano mai fatte.

Chiaramente, le relazioni nella vita dell’adottato (es. le amicizie durante l’adolescenza o l’ingresso di un nuovo partner in famiglia) coinvolgeranno, indirettamente, anche i genitori adottivi: saranno occasioni per condividere alcuni aspetti della storia adottiva del proprio figlio.

Tuttavia, attraverso questa condivisione di esperienze, occorre rispettare i tempi del figlio adottivo e del partner, evitando che i genitori raccontino elementi della sua storia che lo stesso non vuole condividere.

Il protagonista della storia adottiva resta il figlio e non i genitori, che in questa situazione dovranno cercare di fare un passo indietro.

Ad ogni modo, risulta fondamentale che la famiglia adottiva sia di supporto all’adottato, rispettando i suoi spazi, ma entrambi dovranno abituarsi ad un reciproco ascolto, attento e costante[2].

Risulta essenziale ascoltare il proprio figlio e le sue esigenze, rispettare le domande che pone o i dubbi che presenta.

A questo proposito, aprirsi al proprio partner e raccontare il proprio vissuto adottivo è sinonimo di grande fiducia verso l’altro, perciò è necessaria una particolare sensibilità ad accogliere questa narrazione.

Adozione: esiste un solo attaccamento ?

Con l’adozione si crea un particolare attaccamento tra adottato e genitori adottivi, che difficilmente si affievolisce nella crescita.
Infatti i genitori non smettono di essere un punto di riferimento per il figlio, ma questa relazione muterà: l’adottato è adulto e ha esigenze diverse.

Questo particolare legame non vieta la presenza di un altro attaccamento per l’adottato, diverso ma comunque importante, ovvero quello con il proprio partner.

Il passaggio, da un attaccamento protetto ad uno del tutto nuovo, non è semplice e indolore per l’adottato, che spesso incontra una notevole difficoltà a gestirlo.

Di solito l’adottato tende a mantenere un legame più stretto con i genitori adottivi, piuttosto che con il partner o il coniuge.

Per queste ragioni, è importante che nell’adozione l’attaccamento con il figlio sia costruito nell’ottica di un futuro distacco dalla famiglia, anche in senso emotivo.

Questo faciliterà la costruzione di una base sicura, che consentirà all’adottato di aprirsi anche all’esterno della famiglia, nei confronti degli altri.

L’esperienza dell’adozione non si conclude con la crescita dell’adottato, ormai adulto, ma continua a svilupparsi generazione dopo generazione, arricchendosi di nuove relazioni e punti di vista.

Quando diventano nonni, i genitori adottivi sono i testimoni principali dell’adozione del proprio figlio.[3] Costruiscono un ponte tra ciò che è stato prima e dopo l’adozione, con nuovi significati, nuovi alfabeti e nuove emozioni.

Conclusioni

I genitori adottivi forniscono al figlio delle basi solide, dalle quali partire per costruire il proprio cammino nel mondo.
In particolare, l’adottato saprà se parlare di adozione sia qualcosa di abituale in famiglia, a seconda del contesto in cui è cresciuto, o se invece era normale accettare i silenzi alle sue domande.

Perciò, l’aria che si respira nella famiglia, così come la difficoltà o la libertà a parlare della propria adozione (è un tabù? se ne può parlare senza filtri?), aiuterà l’adottato a capire se, quando e come chiedere aiuto durante la sua crescita (es. un sostegno psicologico o di altro genere).

Dott. Edoardo Scianò


[1] Riflessioni in seguito al webinar “Le relazioni adottive – Dall’adolescenza all’età adulta”, organizzato da Legàmi Adottivi

[2] A differenza dell’adottato adolescente, che non avrà sempre il desiderio di racontare i propri vissuti, i genitori saranno pronti a farlo perché hanno svolto un lungo lavoro su loro stessi e sulla propria genitorialità. Conosceranno ogni minimo dettaglio del percorso adottivo.

[3] Solitamente i nipoti, incuriositi per la storia della propria famiglia, chiedono anche ai nonni di raccontare l’esperienza adottiva del genitore, perché l’adozione è parte anche del loro vissuto.

1 commento

  1. Yammy

    L’analisi rispecchia una procedura pressoché simile alla crescita di un figlio che non arriva tramite adozione.
    Credo spetti solo all’adottato parlare della sua storia.
    Conosco uomini padri che alla loro bambina non parlano della propria adozione, poiché temono delle domande da parte dei figli, di cui loro stessi ancora non hanno risposta (perché ti hanno abbandonato, perché…. etc)

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ultimi articoli