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21 Gennaio, 2024

L’adozione aperta: uno strumento in più

L'adozione aperta può essere uno strumento utile in alcuni casi residuali ma non può diventare paradigma dell'adozione.
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Che cosa si intende per adozione aperta

Che cosa si intende per open adoption? La sentenza della corte costituzionale del luglio 2023  apre la possibilità di ricorrere a questa forma di adozione che, in estrema sintesi, implica il trasferimento  completo della responsabilità  di quel minore alla famiglia adottiva,  in quanto il figlio entra a far parte della famiglia adottiva e diventa figlio a tutti gli effetti (assumendone il cognome), pur mantenendo al tempo stesso dei contatti con uno o più membri della famiglia di origine, espressamente indicati dal giudice. Si tratta di una sentenza che ha sicuramente una portata innovativa ma che ha anche destato alcune perplessità.  Vediamole più nel dettaglio

 Uno strumento in più nella “cassetta degli attrezzi”

Possiamo dire che, se per molto tempo, affido e adozione sono stati considerati a ‘compartimenti stagni’ in quanto correvano su binari paralleli e anche i servizi stessi erano focalizzati o su uno o sull’altro,  l’open adoption (insieme ad altre leggi precedenti come la Legge sulla continuità degli affetti del 2015 e ancora prima il ricorso alla cosiddetta adozione mite) ha modulato questa dicotomia, mettendo a disposizione del giudice più strumenti per poter scegliere tra questi quello che meglio si adatta a rispondere a bisogni specifici di quel singolo minore con la sua storia e le sue peculiarità. Possiamo dire che il giudice avrà uno strumento in più nella cassetta degli attrezzi: certo non l’unico e non va a sostituire quelli già presenti. Potrà dunque,  in alcuni casi del tutto eccezionali, ricorrere all’open adoption se con attenzione e lungimiranza individua in questa soluzione quella che meglio corrisponde al best interest di quel minore. 

L’open adoption infatti risponde al bisogno di stabilità garantita dalla appartenenza alla famiglia adottiva (bisogno fondamentale per ogni essere umano) e al bisogno di continuità nei legami con alcuni specifici membri della famiglia di origine (ad esempio, una nonna o uno zio), legami che nel tempo si sono dimostrati affidabili e proficui, ma non tali da poter svolgere una funzione vicariante dei genitori di nascita ed evitare di conseguenza la dichiarazione di abbandono. Ho usato il termine “ lungimiranza”, perché la decisione  del giudice, come è ovvio,  non può riferirsi solo all’oggi, ma è chiamata ad abbracciare una prospettiva temporale ampia che consideri la traiettoria di crescita di quel minore. 

Quali sono limiti all’open adoption?

Questa forma di adozione può essere uno strumento potenzialmente utile in alcuni casi residuali, ma non è scevro da rischi e non può certo diventare il paradigma dominante di adozione.  Infatti, il contatto con un membro della famiglia di origine non può essere ritenuto per sua natura positivo e non corrisponde in modo automatico al miglior interesse del minore, ma dovrà essere attentamente valutato. Inoltre, teniamo presente che i contatti oggi possono essere positivi, ma domani potrebbero cambiare. Chi monitora questo andamento nel tempo?   Una cosa è certa questo compito non può gravare sulle spalle dei genitori adottivi!  È necessario che i servizi intervengano a svolgere questo ruolo di mediazione e di monitoraggio: sono pronti e disponibili ad assumersi questo ulteriore compito? Nel caso sarà necessaria una formazione ad hoc e risorse appositamente dedicate a questo.

Uno sguardo alle ricerche

Le ricerche condotte per lo più in ambito statunitense, in un contesto giuridico molto diverso dal nostro, dove l’adozione aperta risulta essere il modello dominante di adozione,  evidenziano in modo molto chiaro che è l’apertura comunicativa tra genitori adottivi e figli (ovvero la capacità di parlare apertamente, di condividere i  significati e gli aspetti emotivi e in particolare quelli dolorosi che costellano la vita di questi bambini) ad  influenzare  l’adattamento e il benessere dei figli più che l’eventuale contatto con la famiglia di nascita. Infatti, ciò di cui ha bisogno ciascun figlio è di essere accompagnato nel non sempre facile compito di ricostruzione della propria storia: trovare il filo rosso questo sì è imprescindibile per tutte le famiglie adottive, perché risponde al bisogno profondo di collegare i diversi capitoli della propria storia e di conferire un senso di continuità alla propria identità nel fluire del tempo.  Questo è stato evidenziato in modo molto chiaro anche dalle nostre ricerche. 

Teniamo inoltre presente che nell’adozione, la famiglia adottiva è una famiglia consecutiva, non sostitutiva: infatti non sostituisce la famiglia di nascita (per sua natura insostituibile), ma viene dopo, garantendo altresì l’appartenenza familiare nell’orizzonte temporale del “per sempre”.  

Di che cosa c’è bisogno oggi in questo settore?

Tutto ciò non può che innestarsi in un significativo rilancio sia dell’adozione sia dell’affido: i numeri delle adozioni internazionali sappiamo sono calati in modo drammatico e l’affido non decolla. Questo rientra nella necessità di investire oggi sulle famiglie per porre le fondamenta della società di domani! Temi caldi in Italia un contesto segnato come sappiamo da una contrazione assai significativa del numero di nascite e di difficoltà sempre più marcate nel fare quel passo deciso che è il diventare genitori: il ripiegamento su di sé, l’incertezza del futuro, le insicurezze e paure minano alla radice qualsiasi slancio generativo  e ciò ovviamente investe  a maggior ragione l’accoglienza familiare in tutte le sue forme.  

C’è ancora molto da fare in questo settore!

Rosa Rosnati

Professore ordinario di Psicologia sociale, Università Cattolica del Sacro Cuore

Presso l’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano parleremo di adozione aperta nella mattinata di venerdì 2 febbraio 2024: “Quali aperture per l’adozione nazionale?seminario promosso dal Master “Affido, adozione e nuove sfide dell’accoglienza familiare: aspetti clinici, sociali e giuridici”. 

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