
Sabato 22 marzo, presso il Museo dello Smalto di Ponte San Pietro (Bg), si è svolto un DIBATTITO SULL’ADOZIONE INTERNAZIONALE, organizzato da Giò Manzoni, artista e amico di ItaliaAdozioni.
L’incontro è stato brevemente introdotto dall’avvocato boliviano Omar Averanga, esperto di Diritto internazionale e impegnato anche sul fronte antimafia. “Quando si adotta – ci ha ricordato – non si fa un salvataggio, termine da demonizzare, ma si crea un’opportunità, una possibilità, mettendo sempre al centro il bene del bambino“. Tra il pubblico erano presenti diversi amici di Giò, boliviani, e altre persone incuriosite dalla tematica o coinvolte in quanto ‘addette ai lavori’.
L’ADOZIONE AL PASSO COI TEMPI
Ha poi preso la parola Heidi Barbara Heilegger, avvocata che si occupa di diritto di famiglia e madre adottiva di un ragazzo indiano, ora adolescente.
Viene innanzitutto chiarito come il panorama dell’adozione si stia modificando nel tempo. La visione salvifica degli anni ’80 è ormai alle spalle, così come vedere l’adozione in termini di una seconda nascita, tentando erroneamente di creare una netta cesura col passato del bambino; un passato fondamentale, tanto che poter conoscere le proprie origini, per chi lo desidera, è un diritto considerato inviolabile.
ADOZIONI INTERNAZIONALI IN CALO
Il cuore dell’intervento è stato trovare le possibili cause del drastico calo che le adozioni internazionali hanno subito negli ultimi tempi. La prima ragione sta nel fatto che molti Paesi vivono una grande instabilità economica, soprattutto a causa delle guerre. È bene ribadire che durante i conflitti le procedure e i controlli sono inesistenti o destinati a saltare, quindi non è possibile adottare.
Inoltre, molti Paesi, come in alcune zone dell’India, stanno godendo di una rinascita economica, per cui le adozioni ci sono ancora, ma avvengono per lo più all’interno del Paese.
Un altro deterrente all’adozione internazionale è la tipologia di minori, sempre più grandi, con importanti special needs, sia di carattere sanitario che psicologico, per non parlare dei costi che gravano sulle famiglie, a differenza dell’adozione nazionale che è gratuita. Anche questo è un elemento non da poco nelle valutazioni dei potenziali genitori adottivi.
Un’altra preoccupazione è la paura che sia ormai fin troppo facile, tramite i social media, accedere alle origini in modo non corretto e rischioso, non essendo affatto semplice, in questo caso, attuare una procedura di ricerca secondo i criteri lunghi ma rigorosi dei tribunali italiani. E, a proposito di leggi, è stata ricordata anche la complessa e lunga burocrazia che implica adottare un bambino all’estero, come pure i molti Paesi che pongono ostacoli insormontabili, bloccando tutto sul più bello o facendo attendere tempi snervanti, anche dopo che una coppia è ritenuta idonea (o anche dopo l’abbinamento).
Manca inoltre un valido supporto post adozione sia per chi adotta con adozione nazionale che internazionale.
VALORIZZARE LE ORIGINI
Molte coppie temono che la differenza somatica tra loro e il futuro figlio possa costituire un problema personale e sociale: qui entrano in gioco fattori delicati, che molto hanno a che fare con dinamiche spesso taciute o irrisolte nella coppia o in uno dei partner. Se si desidera accedere all’adozione internazionale, bisogna avere molto chiaro che il figlio o la figlia ha e avrà sempre tratti distintivi e unici, non solo a livello fisico, ma anche di tradizioni, appartenenza culturale etc.
Chi, dunque, intraprende questo cammino non dovrà tentare un’omologazione, ma vivere la relazione senza pensare di cancellare, o semplicemente dimenticare, ciò che è e resterà sempre positivamente diverso. Per questo è fondamentale aprirsi alla contaminazione, nel senso positivo del termine, senza mai svilire, ma valorizzando le origini. Questo processo non è semplice e serve un percorso preadottivo saldo e maturo; il rischio è fare un salto nel buio, alimentando modalità disfunzionali, magari già presenti, e che potrebbero ledere la crescita e la serenità di tutte le parti coinvolte. Non ci si deve mettere in testa di “dover essere genitori a tutti i costi”, senza valutare bene a che cosa si va incontro.
LA NOVITA’ DI QUESTI GIORNI
Anche le persone single potranno adottare minori stranieri in situazione di abbandono. Questo è ciò che si legge nella sentenza n. 33 del 21 marzo 2025 della Corte Costituzionale. Nella stessa si chiarisce anche che l’intento è proprio quello di aumentare gli scarsi numeri delle attuali adozioni internazionali. A tal proposito l’avvocata ha specificato che vi è il dubbio di incostituzionalità, in quanto la sentenza esclude la possibilità di adozione italiana. Inoltre, non tutti i Paesi sono ancora aperti legalmente all’adozione da parte di single e quindi questo porrà senza dubbio ulteriori ostacoli.
IL FIGLIO AL CENTRO
La ricchezza del dibattito, nel quale vi sono stati anche contributi preziosi del pubblico presente, sta nell’aver messo in luce che, in tutti i casi, il figlio e la propria storia pregressa hanno un ruolo centrale nel percorso adottivo: la sua serenità e appartenenza ad una nuova famiglia, passa inevitabilmente dal ricordare sempre che esiste un prima. Non è quindi un caso se, all’interno di ItaliaAdozioni, un gruppo di lavoro stia approfondendo il tema dell’attesa attraverso i ricordi di persone adulte, che sono state adottate. Non vediamo l’ora di conoscere quanto verrà alla luce e leggere le commoventi, dure, empatiche storie dei partecipanti alla ricerca.
Marisa Maiuri




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