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11 Aprile, 2021

Non abbiamo avuto l’idoneità

Quali sono le motivazioni per ritenere una coppia inidonea all’adozione? Che cosa deve fare la coppia se non ha avuto l’idoneità? Consigli legali e pratici per muoversi nell’iter burocratico.
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Idoneità negata

Terminato il percorso con i servizi sociali, l’iter istituzionale per poter diventare genitori adottivi, generalmente, si conclude con un colloquio con un giudice onorario del Tribunale dei Minori.

Sia la relazione sulla coppia dei servizi sia quella del giudice vengono poi discusse in Camera di Consiglio. La Camera è composta da giudici togati ed onorari e ha il compito di emettere il Decreto di idoneità all’adozione internazionale

Ottenuto il Decreto, la coppia ha tempo un anno  per scegliere l’ente autorizzato a cui conferire il mandato, a cui cioè demandare l’abbinamento con il proprio figlio nel mondo.

Capita a volte però che la coppia non venga ritenuta idonea e questo diniego nel poter continuare nel percorso adottivo nella maggioranza dei casi getta i futuri genitori nello sconforto.

Che cosa fare se non si ottiene l’idoneità

Dopo i primi momenti di delusione, rabbia, stanchezza, demotivazione, etc. la coppia si trova di fronte a tre strade tra cui scegliere:

  • Fare ricorso
  • Ripartire
  • Lasciar perdere

In questo articolo affronteremo il primo punto, cioè quando la coppia, con l’ausilio di un avvocato, decide di proporre reclamo avanti alla Corte d’Appello territorialmente competente.

Come funziona il ricorso alla Corte d’Appello

Per capire meglio come funziona il ricorso abbiamo intervistato la Dott.ssa Susanna Raimondi, psicologa, psicoterapeuta, mediatrice familiare, giudice onorario in Corte d’Appello – sezione famiglia e minori  del Tribunale di Milano.

Dott.ssa Raimondi può spiegarci qual è l’iter di una coppia che fa ricorso per la mancata idoneità?

Una volta ricevuta la notifica si hanno a disposizione 10 giorni per depositare il ricorso. In massimo 6/9 mesi viene fissata la data della prima udienza, a seguito della quale può essere disposto un approfondimento, attraverso un colloquio con due  giudici onorari, un uomo e una donna.

Successivamente i giudici onorari relazionano ai giudici togati in Camera di Consiglio. (A volte si può decidere per ulteriori colloqui di approfondimento e di conseguenza ci si riunisce nuovamente in Camera di Consiglio). A seguire c’è l’udienza con la sentenza a conferma del I grado o in riforma, la coppia cioè viene dichiarata idonea all’adozione internazionale.

Quali sono le ragioni principali per cui si ritiene una coppia inidonea?

Le motivazioni che leggiamo sui decreti di inidoneità si possono raggruppare in tre aspetti fondamentali, che sottendono segnali di rischio per la buona riuscita dell’adozione per ciascun componente della futura famiglia:

  1. Mancato approfondimento delle fatiche personali
  2. Scarsa consapevolezza delle difficoltà e delle complessità del percorso adottivo
  3. Scarsa problematizzazione e relative risorse riparative

Delle coppie ricorrenti quante ottengono la riforma dell’idoneità?

Direi che più della metà delle coppie ricorrenti concludono il ricorso con l’idoneità all’adozione internazionale. Questo perché la mancata idoneità segnala una condizione nel momento dell’istruttoria del Tribunale dei Minori, contestuale alla relazione dei Servizi Sociali e al successivo Decreto del Tribunale dei Minori. Il tempo che intercorre tra la sentenza del Tribunale dei Minori e il ricorso in Corte d’Appello è un tempo prezioso per i futuri genitori per lavorare sia individualmente che in coppia e i risultati del cammino compiuto arrivano nei nostri colloqui.

Possiamo chiederle, per finire, un consiglio per le coppie che non hanno avuto l’idoneità?

Innanzitutto la non idoneità non deve essere letta come un “MAI” ma come un “NON ANCORA”, cioè alla coppia viene chiesto di lavorare sugli aspetti che la relazione ostativa evidenzia. Dipende poi dalla coppia stessa se e come decidere di andare avanti. Chi si mette in discussione, riconosce l’importanza e l’utilità dei cambiamenti richiesti in vista dell’adozione.

Secondariamente vorrei che si smettesse di pensare nella logica di chi vince e di chi perde nei ricorsi, perché la verità è che vinciamo e, soprattutto, perdiamo tutti: perde la coppia che non diventerà famiglia adottiva, perdiamo noi operatori che non siamo riusciti ad accompagnarla nel modo giusto e infine, – più importante di tutti -, un minore perde la possibilità di avere una mamma e un papà.

3 Commenti

  1. Marco

    Sarebbe molto interessante vedere anche l’aspetto relativo al non essere ritenuti idonei non dal tribunale ma ancor prima dagli assistenti sociali.
    Sappiamo che come assistenti sociali non possono bloccare la coppia ma hanno un potere enorme nelle loro mani di poter effettivamente produrre una relazione a volte oggettiva ma il più delle volte soggettiva sulla base di preconcetti o il concetto della famiglia perfetta su cui costruiscono il percorso che renderà l’adozione molto difficile se non impossibile.
    Porto la nostra esperienza personale dopo esserci imbattuti in una assistente sociale che per bias personali, rigidità mentale ecc ci ha praticamente obbligati a rinunciare al percorso di adozione e quindi al tribunale non siamo arrivati.
    In questo caso difendersi è ancora più difficile perché purtroppo è la parola e la soggettività degli assistenti sociali a precludere le porte dell’adozione.
    Farsi aiutare già in questa fase da un professionista (avvocato o altro)?
    Nella nostra esperienza abbiamo trovato da parte degli assistenti sociali un muro difficilmente valicabile, in un contesto quello delle AUSL che garantisce a queste persone di giocare con la vita non tanto delle coppie ma quanto con quella dei bambini.
    Grazie,
    Marco

    Rispondi
    • Maya

      Ciao Marco
      La tua esperienza è identica alla nostra. Anche noi siamo stati praticamente obbligati alla rinuncia, ma non l’abbiamo mai ufficializzata perché noi non vogliamo rinunciare. Ci siamo rivolti ad un legale e ora attendiamo.

      Rispondi
  2. ItaliaAdozioni

    Buongiorno Marco,
    occorre ricordare che è sempre possibile farsi consigliare da un legale, anche nella prima fase conoscitiva.

    Nel momento in cui si incontrano difficoltà, è altrettanto possibile chiedere di essere seguiti da altra équipe. E’ un diritto della coppia domandarlo e un dovere dei servizi proporre un’alternativa (circostanza che si pone anche quando ci sono incompatibilità, es. l’assistente sociale e/o la/lo psicologo/a hanno relazioni amicali/familiari con una coppia sulla quale effettuare l’indagine richiesta dal Tribunale).

    Rispondi

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