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26 Giugno, 2022

Quando l’abbandono porta all’illegalità

É responsabilità di tutti noi, in quanto comunità, evitare che l'abbandono segni un minore per tutta la sua vita e che nei suoi occhi si spenga la speranza.
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minori stranieri non accompagnati

Il tema dei minori non accompagnati oggi è di grande attualità, certamente anche per i noti fatti della cronaca legati alla guerra in Ucraina.

Leggendo ed ascoltando “i temi” con cui si tratta l’argomento oggi, sento che è importante sottolineare che i minori non accompagnati in Italia sono da sempre tantissimi e con storie non felici, com’è facile immaginare.

Sento di dover dare una diversa prospettiva sull’argomento e rendere testimonianza su quello che spesso succede a tantissimi minori, non solo stranieri ma anche italiani, che per un motivo od un altro, si trovano a dover vivere senza famiglia, e che in una terra come la Calabria, dove vivo ed opero, finiscono nel giro dell’illegalità.

Quello che sento dire da quasi tutti i ragazzi che ho incontrato nell’istituto penale minorile di Catanzaro è che “la strada” diventa inevitabile per loro, perché nel momento di solitudine umana ed affettiva non hanno trovato accoglienza. Nessuno che si sia occupato di loro per come “ne avevano davvero bisogno”.

Ripetutamente sento testimonianze del tipo: “Lo Stato ci ha lasciati soli da bambini. Noi non avevamo nessuno; vivevamo per strada. Inizi a rubare o a fare di peggio perché hai fame!” Oppure “Lo Stato lascia solo chi ha bisogno. Interviene solo dopo che hai sbagliato”.

Così, molto velocemente i ragazzi iniziano a vedere che non ci sono alternative di vita e di lavoro “legali” ed inevitabilmente finiscono per inserirsi nel giro dello spaccio di droga, che consente loro di guadagnare tanto e subito.

I veri benefattori diventano quindi quelli che hanno dato loro un lavoro “facile” e con guadagni “veloci”, che gli consentono di avere soldi in tasca per mangiare e soprattutto per aiutare le famiglie lontane.

Molto spesso le loro riflessioni “morali” sulle attività illecite e sulle implicazioni conseguenti per le altre persone sono: “se spaccio la colpa non è mia e se qualcuno muore nemmeno…se l’è cercata… io non ho costretto nessuno…”.

E così il muro di difesa che tutti gli adolescenti sono propensi ad alzare, il muro che impedisce di condividere emozioni e sentimenti per non apparire deboli, non essere giudicati e poi vessati dagli altri, attecchisce e diventa inespugnabile.

Eppure, l’esigenza di essere ascoltati e compresi per molti è palesemente forte, e difatti, se presi con la dovuta cura, i ragazzi trovano la forza di mettersi in gioco e manifestare la propria interiorità.  

Non lasciare un minore da solo significa abbattere le fondamenta del muro che impedisce di crescere, di imparare, di cambiare, di evolvere, perché difficilmente si potrà abbattere quando interviene la fase adulta. Perché per molti ragazzi diventa legittimo dire e pensare che “le cattive azioni se fatte per un motivo giusto si devono fare e alla galera ci si abitua!”.

Più l’abbandono morale e sociale cresce, più diventa difficile e faticoso entrare in comunicazione con queste giovani anime recluse, specie con i ragazzi di etnie diverse che ad oggi prevalgono in questi contesti antisociali.

Nella mia esperienza, dunque, lo stato di abbandono diventa l’occasione per un minore per decidere di voler restare fuori dalla società “sana” anche da adulto. Questo è a mio avviso un fallimento collettivo evitabile.

Perciò la riflessione – molto sintetica- che sento di voler condividere è che si deve fare e si può fare davvero tanto, e che l’attenzione sulla problematica non può limitarsi al momento della storia mondiale in atto.

Sul che cosa si dovrebbe fare a livello istituzionale, lascio la risposta a chi ha il potere di mettere in atto azioni concrete. Ognuno di noi, invece, può dare il proprio contributo, ad esempio diventando tutore volontario di un minore non accompagnato, aiutandolo e seguendolo sino alla maggiore età. Qui le info.

Io personalmente continuerò a credere che una vera cultura dell’accoglienza del prossimo sia possibile e doverosa, perché penso che sia responsabilità di tutti noi, in quanto comunità, evitare che l’abbandono segni un minore per tutta la sua vita e che nei suoi occhi si spenga la speranza.

Marella Dattola

Consulente legale e mediatore dei conflitti

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