
La costruzione dell’identità è un viaggio che riguarda ogni essere umano, ma per chi è stato adottato assume un significato particolare: quello della ricerca delle origini. Capire da dove si viene aiuta a dare senso al proprio presente e a costruire un futuro più consapevole.
Di questo si è parlato in un laboratorio di lettura alla Biblioteca Andrea Porta di Mezzane di Sotto (VR), ispirato al libro Dove non mi hai portata di Maria Grazia Calandrone, un testo che intreccia memoria, verità e perdono, toccando corde profonde in chi vive o accompagna un’esperienza adottiva.
Cercare o non cercare: un bisogno che nasce dentro
Molti figli adottivi, raggiunta l’età adulta, sentono il bisogno di intraprendere la ricerca delle proprie radici. Secondo uno studio dell’Università Cattolica di Milano (Rosnati e Iafrate, Psicologia dell’adozione e dell’affido familiare, 2023), il 40-50% degli adottati internazionali e il 32% dei nazionali compiono un passo attivo verso la ricerca.
Le motivazioni sono diverse: curiosità, desiderio di conoscere la propria cultura di nascita, necessità di completare informazioni mediche o familiari, bisogno di dare un volto a un’assenza, etc.
Altri, invece, scelgono di non cercare. Non per disinteresse, ma perché si sentono già in pace con la propria storia o non si sentono di riaprire ferite. Come emerso dall’incontro, non esiste un momento giusto per tutti: la ricerca richiede equilibrio emotivo e un contesto affettivo stabile.
Il valore dell’accompagnamento familiare
La ricerca non è sempre un percorso solitario. Quando è condivisa con la famiglia, può trasformarsi in un’esperienza di crescita comune.
Lo dimostra la stessa Calandrone, che ha affrontato la sua indagine con il sostegno dei figli. E la storia di S., adottato a 10 anni, lo conferma: il suo primo viaggio in Cile, affrontato con rabbia e senza guida, si concluse male; il secondo, accompagnato dal padre adottivo, fu invece il momento della riconciliazione. Come racconta il papà: “essere scelti dai propri figli per condividere questo viaggio è un atto di fiducia reciproca”.
Comprendere prima di giudicare
Uno dei temi più delicati è il giudizio verso la madre biologica. Spesso l’abbandono viene percepito come un rifiuto, ma conoscere il contesto aiuta a riscrivere la narrazione.
Nel caso di Calandrone, la ricerca ha rivelato che i suoi genitori biologici, Lucia e Giuseppe, non l’hanno abbandonata per mancanza d’amore, ma per salvarla da una vita di miseria e stigma nell’Italia degli anni ’60. La memoria, dice l’autrice, “può archiviare in modo sbagliato”. Solo ricontestualizzando si può passare dal giudizio alla comprensione.
Rabbia, delusione e aspettative
La ricerca delle origini può suscitare emozioni intense e contrastanti.
C’è chi, come D., dopo aver incontrato i genitori biologici, ha sperimentato rifiuto e disillusione; e chi, come A., ancora lotta con la rabbia, ma sente che scoprire la verità sarà un passo necessario.
Un papà adottivo ha offerto una riflessione utile: “A volte proiettiamo aspettative troppo alte, immaginando una famiglia che non esiste. Quando la realtà non le conferma, il dolore può aumentare”.
Eppure, anche nei casi più difficili, la ricerca resta un’occasione di crescita e consapevolezza.
Il perdono come chiave di libertà
Dai racconti condivisi nel laboratorio, un messaggio emerge con forza: il perdono è la via per ritrovare se stessi.
Perdonare non significa dimenticare, ma accettare ciò che è stato. J. ha raccontato che il ritrovamento dei familiari lo ha “rappacificato dentro”. R., adottato da piccolo, ha detto: “I nostri genitori, biologici o adottivi, hanno fatto quello che hanno potuto. Solo accettando si guarisce”.
Per Calandrone, la sua ricerca è culminata proprio nel perdono: ha trasformato l’abbandono in un atto d’amore, riconoscendo nei genitori la volontà, pur disperata, di salvarla.
Vivere il presente, custodendo le radici
Alla fine, la ricerca delle origini non è un ritorno al passato, ma un passo verso il futuro.
Accettare, comprendere e perdonare: tre tappe che aiutano a costruire una identità adottiva integra e serena.
Come ricorda Maria Grazia Calandrone, “diventando adulti si capisce che i genitori sono esseri umani, con i loro errori e il loro dolore”.
Ogni storia è unica, ma tutte parlano di un bisogno universale: ritrovare se stessi anche attraverso le proprie radici e vivere il presente con autenticità.
Roberta Cellore
Mamma adottiva, curatrice di Cara Adozione e Cara Adozione 2




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