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17 Dicembre, 2023

Il rischio giuridico nelle vite degli adulti di domani

Si parla sempre di bambini, adolescenti, minori ma ci si dimentica che la vita scorre e si diventa adulti in fretta, con ricordi e ferite spesso da sanare.
ItaliaAdozioni
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L’ “adozione a rischio giuridico” è quel procedimento in cui interviene un affidamento a scopo di eventuale adozione di minori, per  i quali si sta accertando lo stato di adottabilità.

Sussiste il rischio connesso all’esito dei ricorsi pendenti in Corte d’Appello e in Cassazione della famiglia d’origine e l’adottabilità del minore può venire giuridicamente meno.

Finché sussiste il  rischio giuridico, non  si può quindi parlare di adozione, ma di affidamento pre-adottivo, che, nell’attesa della definizione del giudizio, può durare mesi o addirittura anni. Può capitare che i tempi si allunghino anche per diverse altre ragioni: tribunali oberati, mancanza di personale nei servizi, incomunicabilità tra i diversi tribunali, etc. 

In tutto questo tempo, la vita scorre veloce, i sentimenti pure. Qui si vuole invitare a una riflessione mettendosi nei panni dei minori, che oggi sono bambini, ma domani potrebbero essere adulti in cerca di risposte.

Viviamo in uno Stato che garantisce dei diritti

Quando si entra nel mondo delle famiglie “non tradizionali” si deve fare il grande sforzo di lasciare da parte l’emotività e restare lucidi. Si deve ricordare che viviamo in uno Stato dove esistono leggi da rispettare; nel caso dell’adozione la macchina statale deve sempre accertarsi che il minore sia in un effettivo e reale stato di abbandono.

Questo deve essere alla base di tutto l’intero processo di adozione, perché non è possibile costruire senza delle fondamenta solide. La storia è piena di casi di adozioni illegittime, famiglie a cui sono stati sottratti i figli con l’inganno o senza che questi fossero pienamente consapevoli di ciò che stava accadendo. Leggere queste storie può aiutare a capire meglio perché il rispetto delle leggi e delle procedure è indispensabile. 

Qual è il supremo interesse del minore? 

Senz’altro quello di vivere una vita serena, vicino agli affetti più cari. Un sistema giuridico funzionante dovrebbe garantire questo al minore: pieno rispetto di tutte le procedure, rapidità nell’emissione delle sentenze, personale formato che comunichi con le parti coinvolte utilizzando parole adeguate, operatori in grado di gestire e mediare situazioni complesse.

Questo perché la vita di tutti scorre e i ricordi si accumulano uno dopo l’altro.  

   

Quando quei bambini saranno adulti, quali saranno le conseguenze?

Quando tutto quello detto sopra manca, è un disastro annunciato. Il tempo scorre e i ricordi, le emozioni, le ansie e i traumi mettono radici. L’incertezza spesso (ma non sempre) genera mostri nelle vite dei minori.

Una volta cresciuti si pagano sulla propria pelle le conseguenze di un sistema che non funziona. Se per operatori, giornalisti, politici può essere solo lavoro o consenso, per i minori coinvolti è vita che non viene restituita: è vita che lascia i segni e a volte può generare adolescenti inquieti, adulti feriti. 

Rischio giuridico e ricerca delle origini

Quando il rischio giuridico si concretizza la situazione diventa complessa e può sfociare in una guerra tra famiglie. Ogni famiglia cerca di far valere le proprie ragioni per il bene del minore, ma spesso ci si dimentica che questo crescerà. 

Molti adulti che hanno vissuto l’esperienza dell’adozione a un certo punto della propria vita sentono il bisogno di cercare le proprie origini, di sapere da dove vengono, di chi sono figli. È un fatto estremamente personale e intimo, che ha a che fare con la propria identità. 

Purtroppo, chi adotta si sente a volte minacciato da questa possibilità e non fa lo sforzo di comprendere davvero perché per alcuni è così importante, nonostante tutto. Per capire occorre ascoltare le esperienze dei figli adottivi e le motivazioni che li hanno mossi verso la ricerca, sempre diverse in base al proprio vissuto. 

Occorre che i genitori facciano il grande sforzo di mettere da parte se stessi e i loro bisogni e mettano al centro la persona che stanno adottando o hanno adottato. Parlare sempre e solo di “bambini” svia l’attenzione dal fatto che presto saranno adulti, che potrebbero cercare risposte per capire meglio la loro condizione. 

La ricerca delle origini può portare anche a un ricongiungimento con la propria famiglia biologica, a volte anche a un riappacificamento dei legami. Cosa proverebbe questa persona scoprendo di non essere mai stata davvero abbandonata? E anzi apprendere di essere stata cercata a lungo o essere stata oggetto di lotta giuridica? 

Oppure, cosa proverebbe scoprendo che un membro della famiglia biologica tanto cercata ha tentato di fargli del male? 

Sarebbe in grado di reggere tutto questo?

Di certo, occorrerebbe una grande forza d’animo. 

La famiglia deve preparare in maniera adeguata LA storia, senza manipolazioni e pregiudizi, soppesando ogni parola. Il momento può essere delicato, per questo è necessario proteggere e tutelare l’intera storia, fin dall’inizio perché un giorno ci si potrebbe trovare a dover dare delle risposte e a dover rendere conto delle azioni intraprese.  

Viviamo in un’epoca con poco rispetto per i minori, che vengono addirittura utilizzati a scopi commerciali, senza rispetto della loro immagine e della loro privacy. Nel caso di chi nasce con una storia di vita particolare alle spalle è opportuno tutelarla, perché un domani possa scoprirla con calma, alle sue condizioni, oppure perché possa non scoprirla: perché se per alcuni è un’esigenza, per altri non lo è. E chi non vuole sapere della sua origine biologica ha tutto il diritto di non saperne niente, né dalla famiglia né dai media. Anche evitare che un nome sia collegato subito a spiacevoli episodi di cronaca, che hanno alimentato la peggior specie di commenti, è tutelare LA storia, la persona.

Rispettare e tutelare le storie dei figli: è possibile? 

Oggi più che mai deve esserci la consapevolezza che l’adozione non è una favola o un’opera di bene, ma un rimedio a una situazione di un minore in stato di abbandono. Deve esserci un abbandono e deve esistere un’autorità che accerti che il minore debba essere ricollocato in un’altra famiglia per il suo bene, dopo aver certificato l’incapacità dei genitori di nascita di prendersene cura. Senza questo non dovrebbe esserci adozione. 


Quando i tempi si allungano e si impugnano le sentenze, quando si alza l’emotività del caso il sistema ha fallito, tutte le parti coinvolte hanno fallito. 

Quando i protagonisti della vicenda cresceranno, se domanderanno: “Il dialogo era possibile? Esisteva un’altra strada, più conciliante?” , cosa si risponderà?

Articolo a cura di Silvia Svanera con il contributo della dott.ssa Giuseppina Facchi, psicologa.

Contenuto nato dalle riflessioni dei volontari di ItaliaAdozioni.

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