
Introduzione
La tutela dei minori è diventato sempre più oggetto del dibattito pubblico, spesso a seguito di casi giudiziari che hanno ricevuto una forte attenzione da parte dei media. Questa esposizione ha contribuito a generare un clima emotivo intenso, in cui opinioni, semplificazioni, giudizi sommari e immediati rischiano di sovrapporsi alla reale complessità degli interventi dei servizi sociali e del servizio sociale professionale.
In questo scenario, la figura dell’assistente sociale viene talvolta raccontata attraverso narrazioni polarizzate, che oscillano tra sfiducia e aspettative eccessive: da un lato, si tende a mettere in discussione l’operato dei professionisti, dall’altro si attribuiscono loro responsabilità che vanno ben oltre il ruolo effettivo. E’ proprio in questo contesto che risulta necessario recuperare uno spazio di riflessione che restituisca profondità e senso al lavoro quotidiano svolto a tutela dei minori.
Comprendere davvero questo ambito significa riconoscere la complessità delle situazioni affrontate, il peso delle decisioni assunte e la responsabilità che accompagna ogni intervento.
La bussola della professione: il quadro dei valori e delle norme
L’intervento dell’assistente sociale si fonda su un solido impianto di valori, norme giuridiche e deontologiche e conoscenze professionali che guidano gli interventi.
Non si tratta semplicemente di applicare procedure o seguire indicazioni formali, ma di esercitare una competenza che richiede capacità di ascolto, analisi e valutazione delle situazioni, spesso complesse e in continua evoluzione. Il mandato professionale implica infatti una lettura attenta dei bisogni delle persone, in particolare dei minori, e una valutazione approfondita dei contesti familiari e sociali in cui questi crescono. Ogni decisione è il risultato di un percorso che tiene insieme aspetti giuridici, deontologici e relazionali e che richiede una costante assunzione di responsabilità.
Le decisioni in ambito di tutela minorile non sono mai il frutto di un’azione isolata, ma si collocano all’interno di un sistema articolato e multidisciplinare che coinvolge servizi sociali, sociosanitari e sanitari, scuola, terzo settore, forze dell’ordine e, quando necessario, l’Autorità Giudiziaria. In questo contesto, l’assistente sociale opera in équipe, contribuendo con la propria specifica competenza a costruire valutazioni condivise, orientate a criteri di equilibrio, proporzionalità e pieno rispetto dei diritti fondamentali.
Questa dimensione complessa sfugge spesso alla narrazione mediatica, che tende a ricondurre situazioni articolate a schemi semplificati. Eppure è proprio nella capacità di governare le complessità che si misura la qualità della professionalità. Mantenere coerenza con i propri valori e riferimenti etici e deontologici, anche di fronte a pressioni esterne o critiche, non è solo una responsabilità professionale: è una scelta che tutela i diritti dei minori e rafforza la credibilità delle istituzioni.
L’equilibrio della tutela
Uno degli aspetti più delicati dell’intervento di tutela riguarda la ricerca di un equilibrio tra la necessità di proteggere il minore e il valore dei legami familiari. Ogni decisione che incide sulla vita di un bambino o di un adolescente richiede una valutazione attenta e multidimensionale.
In questo quadro, l’assistente sociale è chiamato a definire con rigore i percorsi di aiuto, in particolare quando si rende necessaria una separazione del minore dal nucleo familiare, garantendo sempre ascolto costante, relazione empatica, accessibilità, disponibilità, trasparenza1.
La famiglia rappresenta, nella maggior parte dei casi, il primo e fondamentale contesto di crescita. Tuttavia, quando emergono situazioni di rischio o pregiudizio, diventa necessario attivare misure di protezione che possono includere sia interventi di sostegno, affiancamento o, nei casi più complessi, un allontanamento. Si tratta di scelte che non sono mai automatiche né punitive, ma che derivano da un processo articolato, fondato su un’attenta valutazione delle risorse e delle criticità presenti.
In questa prospettiva, la letteratura del servizio sociale richiama da tempo l’importanza di una lettura ecologica delle situazioni familiari, nella quale lo sviluppo della persona di minore età è influenzato da una pluralità di sistemi interconnessi – famiglia, scuola, comunità – che devono essere considerati nel loro insieme per orientare interventi realmente efficaci.
Allo stesso modo, gli studi sul lavoro sociale con le famiglie sottolineano la centralità del sostegno alle competenze genitoriali, anche nei contesti di fragilità, attraverso interventi fondati sulla comprensione delle dinamiche familiari e sulla costruzione di relazioni di fiducia.
L’obiettivo resta sempre, ove possibile, il recupero delle capacità genitoriali e il mantenimento o il ripristino del legame familiare, in una prospettiva che tenga conto del benessere complessivo del minore.
In questo quadro, l’allontanamento rappresenta una misura estrema e temporanea, inserita all’interno di un progetto più ampio e articolato.
Ridurre tale complessità a una contrapposizione tra “allontanamento” e “mantenimento in famiglia” non solo semplifica impropriamente il lavoro dei servizi non cogliendone la natura evolutiva e progettuale fondata sul continuo bilanciamento tra protezione, cura e promozione delle risorse familiari, ma rischia di alimentare narrazioni distorte che indeboliscono la fiducia nelle istituzioni e compromettono la capacità del sistema pubblico di garantire una tutela efficace dei diritti dei minori.
Autonomia e responsabilità
In tali contesti diventa fondamentale ribadire un principio cardine della professione: “L’assistente sociale afferma e difende la propria autonomia di giudizio tecnica ed intellettuale da pressioni e condizionamenti di qualunque natura in tutte le proprie azioni e interventi professionali”2.
Nell’ambito della tutela minorile, questa autonomia assume un valore ancora più rilevante, perché le decisioni incidono direttamente sui diritti fondamentali dei bambini e degli adolescenti. L’autonomia professionale non è quindi una prerogativa individuale o solo una garanzia per il professionista, ma una condizione essenziale per assicurare valutazioni fondate, responsabili e orientate al preminente interesse del minore, al riparo da semplificazioni, pressioni esterne o narrazioni distorte. Per operare in modo efficace, le e gli assistenti sociali necessitano di un contesto lavorativo che garantisca autonomia, serenità e riconoscimento del proprio ruolo.
Promuovere un clima di fiducia istituzionale significa riconoscere e valorizzare le competenze professionali e sostenere gli operatori nella complessità delle funzioni loro attribuite. In questa prospettiva, è necessario continuare a investire in formazione, supervisione e lavoro di équipe, strumenti essenziali per qualificare l’azione dei servizi e per affrontare in modo appropriato situazioni sempre più articolate e in continua evoluzione, assicurando una risposta pubblica all’altezza dei diritti delle persone.
Conclusioni: una prospettiva per il futuro del sistema di tutela in Italia
La tutela dei minori rappresenta una delle espressioni più alte della responsabilità pubblica e democratica di un Paese e richiede un impegno costante, capace di coniugare competenza professionale, responsabilità istituzionale e visione di lungo periodo.
Guardare al futuro del sistema di tutela in Italia significa assumere scelte chiare: valorizzare il lavoro delle e degli assistenti sociali, investire in modo strutturale nei servizi territoriali e promuovere una cultura condivisa della tutela che riconosca la complessità delle situazioni e sostenga risposte appropriate, fondate e responsabili, con al centro i diritti e il benessere dei minori.
In un contesto segnato da rapide trasformazioni sociali e da una crescente esposizione mediatica, diventa imprescindibile rafforzare il dialogo tra istituzioni, professionisti e cittadini. Solo attraverso una comunicazione rigorosa, rispettosa e consapevole sarà possibile contrastare semplificazioni e diffidenze e restituire piena legittimazione a un sistema che è chiamato, ogni giorno, a garantire diritti fondamentali.
Valentina Prisciandaro, assistente sociale, Consigliera nazionale Ordine Assistenti sociali, componente Gruppo di lavoro CNOAS minori, famiglie e diritti
Barbara Rosina, assistente sociale specialista, PhD, Presidente Consiglio nazionale Ordine Assistenti sociali
1 Consiglio nazionale Ordine Assistenti Sociali (CNOAS), (2021), Indicazioni e criteri operativi per gli assistenti sociali nelle azioni di protezione, tutela e cura delle relazioni in età evolutiva, scheda di sintesi della ricerca nazionale
2 Consiglio nazionale Ordine Assistenti Sociali (CNOAS), (2023), Codice deontologico dell’assistente sociale, Titolo III




Ciao Valentina e Barbara , il vostro articolo è chiaro ed immediato. , comprensibile anche da i non addetti ai lavori. Avete pensato di farne un comunicato stampa o comunque un post per i social? La nostra professione ha bisogno di essere ascoltata e di partecipare al dibattito sociale anche dando il “la”. Se siete d’accordo lo pubblicherei sul mio sito internet della Aps con sede a Reggio Emilia di cui sono Tesoriere. Attendo feed back .Grazie
Gentile Rosita,
certamente può condividere il nostro articolo.
Abbiamo provveduto ad avvisare anche l’Ufficio Comunicazione del Cnoas.
Un cordiale saluto