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16 Novembre, 2025

Violenza assistita

L’articolo analizza la violenza assistita, una forma di maltrattamento che coinvolge i minori esposti alla violenza domestica. Dalla definizione alla normativa italiana, fino agli effetti psicologici e alle strategie di intervento precoce per tutelare i bambini.
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La violenza sulle donne, detta anche violenza di genere, è un fenomeno strutturale, sistemico e rappresenta un’emergenza sociale da sempre. La violenza di genere è figlia di una cultura patriarcale, che permea gli strati e gli ambienti della società.
Quando la violenza sulle donne avviene all’interno delle mura domestiche o del nucleo familiare, si parla di violenza domestica. Nel caso in cui a subire un danno non sono solo le donne, ma anche i figli e/o le figlie, che vivono in casa con il soggetto maltrattante, si tratta di violenza assistita.


Cosa dice la normativa italiana
La violenza assistita è stata definita dal CISMAI (Coordinamento Italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso dell’infanzia) come qualsiasi forma di maltrattamento o abuso, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre affettivamente significative di adulti o minori.
Nel 2019 con l’entrata in vigore del Codice Rosso (legge n.69 del 19 luglio 2019) – attraverso il quale vengono introdotte nuove fattispecie di reato per contrastare e continuare a debellare il fenomeno mondiale della violenza sulle donne – la violenza assistita viene considerata un’aggravante del reato di maltrattamenti in famiglia. Questa nuova aggravante dimostra come sia importante fare formazione ed istruire le donne. Nello specifico cercare di fornire maggiori strumenti per conoscerla, riconoscerla e sapere che se avviene in presenza di minori si tratta di violenza assistita, prevista come aggravante dalla legge.


Quali sono gli effetti


La violenza assistita indiretta è di difficile rilevazione, rispetto a quella diretta, perché la maggior parte delle volte a differenza di quest’ultima non lascia segni fisici, tangibili ed evidenti sul minore. Tuttavia, in entrambi i casi, gli effetti sono devastanti, traumatizzanti e duraturi.

La violenza assistita, sia indiretta che diretta, è riconducibile a forme di abuso e maltrattamento da un punto di vista fisico, cognitivo e comportamentale, che molte volte incide anche sulla socializzazione. In particolare, l’impatto sullo sviluppo fisico si può verificare attraverso la manifestazione di un deficit nella crescita staturo-ponderale, di un ritardo nello sviluppo psicomotorio e anche di deficit visivi.
Invece, rispetto all’ambito cognitivo, può incidere sull’autostima, sulla capacità di empatia, sulle competenze intellettuali, può anche causare una riduzione delle capacità cognitive e favorire lo sviluppo della sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività. Infine, l’impatto sul comportamento può determinare sentimenti ed emozioni più accentuati rispetto alla normalità, tra le quali la paura costante, il senso di colpa, la rabbia, la frustrazione, gli attacchi di panico, l’ansia e l’alienazione.


Se si interviene il prima possibile, attraverso la terapia e un aiuto costante, gli effetti possono ridursi fino a scomparire del tutto. Senza un intervento repentino, si rischia che sul lungo periodo si possano sviluppare effetti ancora più devastanti, tra i quali emergono le fughe da casa, i disturbi del sonno e quelli alimentari, la depressione, il rischio suicidiario, l’abuso di alcool e droghe, la delinquenza minorile e la criminalità adulta.


La violenza assistita può portare allo sviluppo del disturbo post-traumatico da stress (PTSD, Post Traumatic Stress Disorder definito e studiato negli Stati Uniti a partire dalla guerra del Vietnam e dei suoi effetti sui veterani), in quanto il minore vittima di violenza assistita ha subito un trauma come i soldati in guerra. Infatti, il PTSD è una forma di disturbo mentale che si crea in seguito ad esperienze traumatiche e può derivare da un’esposizione ripetuta e continua a episodi di violenza e degrado, come nel caso della violenza assistita.
I soggetti affetti da PTSD possono manifestare difficoltà del controllo delle emozioni, irritabilità, rabbia improvvisa o confusione emotiva, depressione, ansia, insonnia e sensi di colpa. Mentre, da un punto di vista prettamente fisico alcuni sintomi sono dolore al torace, capogiri, problemi gastrointestinali, emicranie e indebolimento del sistema immunitario.


Riflessioni conclusive


Gli effetti della violenza assistita, se non vengono affrontanti subito o nel breve periodo, possano essere devastanti e avere conseguenze profonde nella vita dei minori e degli adulti che diverranno. Quindi è importante che tutti e tutte coloro che si interfacciano ed entrano in contatto con i minori vittima di violenza assistita sviluppino la consapevolezza di ciò che essa significa. Inoltre, lo Stato e le Istituzioni devono intervenire affinché ci sia una presa di coscienza collettiva ed universale del fenomeno della violenza assistita, perché, in quanto fenomeno latente e poco riconosciuto, ha bisogno di essere affrontato in maniera trasversale attraverso la collaborazione e la costruzione di sinergie tra tutte le parti coinvolte con un approccio di rete e di dialogo.

Igomite Loretta Maffezzoni Awoh

Criminologa

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